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In foto l'attore Giacomo Stallone, componente del cast de La Sesta Notte.
In foto l'attore Giacomo Stallone, componente del cast de La Sesta Notte.

Molecole di sicilianità: ne “La Sesta notte”, l’identikit teatrale di Giacomo Stallone.

L’attore Giacomo Stallone, promessa della recitazione, giovane poliedrico per cultura e background, dalla Sicilia a Modena approda ad Udine per proseguire gli studi presso l’Accademia di recitazione Nico Pepe. Nella seguente intervista parla del film autoprodotto ed indipendente La Sesta Notte, frutto dell’idea registica di Paolo Pigozzi, svelando la sua interpretazione della pellicola e l’emozione di essere siciliano in scena.

Come nasce l’idea de La Sesta notte ?

“Il film tratta di un gruppo di sei ragazzi che decidono di non adoperare strumenti tecnologici per una settimana. L’elemento scomodo è il sesto amico che non rispetterà le regole del gruppo catalizzando l’energia motrice del film verso la risoluzione catartica finale.

Il canovaccio è nato grazie al regista Paolo Pigozzi, attualmente laureando presso il D.A.M.S. di Bologna. Lo conobbi casualmente a Modena, tramite il mio maestro di vita Tony Contartese.

Galeotto fu l’incontro che mi consentì di avviare le prime collaborazioni come attore per la realizzazione di alcuni videoclip musicali insieme a Paolo Pigozzi. Paolo ha sviluppato la sua abilità osservativa tramite la produzione di videoclip e cortometraggi, nel costante dialogo con la tecnologia, di cui la sua casa pullula. La cinepresa è il diaframma che gli consente analizzare criticamente la realtà: dalle discoteche, alle scuole, alle vie del contesto modenese.

La mia esperienza della tecnologia è relativa a ricerche, comunicazione interpersonale ed ascolto di musica nel tempo libero a disposizione, trascorrendo io molte ore in accademia di recitazione. Paradossalmente l’elemento scomodo della nostra società è colui che non ha un cellulare, che non ha Whatsapp, non ha Facebook e che non puoi reperire. Whatsapp è la nuova tavola rotonda delle decisioni, chi non si accomoda in questa circolarità è esautorato da un potere potenziale di integrazione.

Nel film si delinea il bifrontismo della tecnologia come progresso e crescita ma anche come sistema pervasivo ed invadente delle relazioni. Ritengo che l’abuso della tecnologia possa condurre alla dipendenza: Il braccio del 2016 non termina con le dita ma con il cellulare, che ne è diventato il prolungamento”.

I ragazzi del Cast da sx verso dx: Giovanni Ciaramitaro, Giacomo Stallone, Marco Frezza, Caterina Gambetta, Sofia Gangi, Sara Pagliani.
I membri del Cast da sinistra: Giovanni Ciaramitaro, Giacomo Stallone, Marco Frezza, Caterina Gambetta, Sofia Gangi, Sara Pagliani.

Ci descrive il Cast della produzione?

“La nostra è una produzione giovane: età media di 22 – 23 anni, tutti accomunati dal riconoscimento nella scuola del maestro Tony Contartese. Coinvolgente è stato sentire questo film: patire il freddo nelle montagne reggiane ogni volta che giravamo in tranche da due/tre giorni, distinguendo la nostra amicizia dai momenti più impegnativi dello shooting.

La gestazione del lavoro cinematografico è durata due anni causa impegni di studio e provenienza dei membri del cast da città diverse. In questi anni abbiamo avuto tanti cambiamenti e trasformazioni di cui La Sesta notte è testimonianza. Interessante notare il delinearsi di un percorso stilistico eterogeneo il cui denominatore comune è l’idea registica resa in una varietà sempre cangiante di atteggiamenti”.

 C’è un messaggio nascosto tra le inquadrature? 

“I primi 50 minuti respirano senza sentore della dimensione horror della trama. Il connubio tra macabro e dimensione morale si manifesta in riferimenti biblici alla torre di Babele e all’Eden, mediante citazioni colte al modello che Kubrik rappresenta per il regista. Nel film il colore è l’effetto speciale il cui equivalente potrebbe essere il nostro 3D: Il messaggio è che per andare avanti dobbiamo fare un passo indietro”, argomenta l’attore Giacomo Stallone.

Fonte: Pagina ufficiale Facebook de La sesta Notte.
Fonte: Pagina Facebook de La sesta Notte. Foto di Paolo Pigozzi, Photography and videomaking.

“Per fare a meno della tecnologia ti devi ricordare che ci sono delle cose che i nostri nonni facevano senza di essa. Possiamo trovare dei momenti in cui ne facciamo a meno, cercare delle alternative creative e magari ritornare a scrivere le lettere, come facevo io con le mie fidanzatine alle elementari”.

La simbologia suggerita è status symbol di un target?

La Sesta Notte mostra gradazioni, livelli paralleli e nervature concatenate celanti messaggi da decifrare ad ogni visione successiva. Vi è una comprensione Gestaltiana  vestita della nota ora ilare ora horror del film, compresenti numerosi dettagli che partecipano alla deduzione intuitivo – piramidale basata sul patrimonio esperienziale del pubblico.

Il truce è il perniciosamente morboso: è la tecnologia che ci viene a prendere e che controlla il nostro agito influenzandolo. Le colline reggiane, il nostro Eden, non ci salvano né ci allontanano dalla dipendenza che ossessiva ritorna a noi. Associo questo fenomeno al mio amico che cancella l’iscrizione da Facebook e che ritorna nella piattaforma social chiedendomi l’amicizia: si evince una dipendenza che non possiamo ignorare”.

Tra un ciak e l’altro, quali le sfide professionali affrontate?

“Questo film è concepito come un laboratorio di recitazione autogestito ed indipendente, privo di qualsiasi rapporto di sudditanza tra regista ed attori”.

Prosegue Stallone: “E’ stata la nostra prima esperienza nello shooting di un lungometraggio insieme a Paolo Pigozzi che si è cimentato in numerosi ruoli: prima sceneggiatore e regista, operatore di camera poi. Il confronto è stato fondamentale e proprio dal dialogo è nata la sceneggiatura.

Una delle sfide maggiori è stata scegliere di abbandonare l’audio in fase iniziale per ottenere una maggiore qualità sonora doppiando sé stessi al termine delle riprese. Parlare sul proprio stesso labiale è più difficile di doppiare altre persone perché implica il riascolto per una migliore resa dell’intenzione vocale. Occorre andare indietro al processo di memorizzazione gesto – movimento avvenuto in scena e scomporre l’elemento fonico per perfezionarlo.

La memoria muscolare base di quella verbale e cognitiva, diventa una associazione multisensoriale che confluisce verso il raggiungimento di un risultato globale. La cinestesia è il principio cardine della commedia dell’arte che ho sperimentato all’Accademia Nico Pepe di Udine, facendo esercitazione sul movimento: la battuta pensata sorgerà spontaneamente una volta memorizzata la spazialità delle azioni sceniche”.

Il momento dell'abbraccio tra maestro ed allievo. In Foto: gli attori Tony Contartese ed il giovane Giacomo Stallone.
Il maestro Tony Contartese ed il giovane attore Giacomo Stallone. Foto di Stefano Selmi.

Da quanto tempo Giacomo Stallone sogna di diventare attore ?

“Avevo 18 anni, quando decisi ufficialmente di diventare attore frequentando la scuola di teatro S.T.E.D. a Modena.

Il mio imprinting artistico risale all’ infanzia trascorsa in Sicilia: a distanza di anni riguardo la recita dell’Odissea organizzata alle scuole elementari e registrata in cassetta, e mi accorgo di quanto professionali fossimo già da bambini, sembrando tutti degli attori in miniatura. Da bambini si vive una fase egocentrica e quando mi accorsi che potevo divertire una intera platea, trovai il modo di sfogare sul palco questo aspetto dell’indole, fino a che non si evolse naturalmente nell’ idea del teatro come ragione di vita.

Riconobbi l’umanità dell’attorialità, in alcuni personaggi da me interpretati: dall’amore di Romeo, all’ipocrisia di Don Giovanni, ai dubbi, ai tormenti e alle paturnie di Bruto.

Ricordo ancora la battuta di Euriloco che suscitò l’ilarità del pubblico durante lo spettacolo alle scuole elementari: “Anch’ io mi butto! No… ma io non so nuotare”. Questa frase accese in me la propulsione a “buttarmi nel mare della recitazione”: volevo spiegarmi l’origine del desiderio di esplorare l’arte drammatica. Mi domandavo: “Il teatro è solo una passione o può diventare la mia ragione di vita?”.

Parallelamente si profilava la strada musicale; suonavo con una band punk rock, provavo a fare un po’ di musical mentre pensavo se non fosse il caso di trovarmi un “lavoro vero”. Poi compresi che la recitazione poteva diventare un “lavoro vero” e rinunciando a tante altre attività decisi di dedicarmi a questa vocazione”.

Nel suo DNA artistico, come traduce la sicilianità?

“Attribuisco al termine sicilianità il mio essere istintivo portando in scena il fuoco delle mie origini. In questo film non parlo mai in dialetto siciliano, tuttavia mi accendo nelle scene in cui difendo i miei valori. Passione per il siciliano non significa essere dissoluto, ma infervorarsi per degli ideali. Il regista conoscendo il mio DNA siciliano ha cucito il personaggio che avrei dovuto interpretare su me stesso, aumentando le chance di riuscita dell’ interpretazione”.

Quanto aspetteremo prima della Prima?

“Stiamo lavorando al Trailer ed il debutto avverrà nel crinale tra il 2016 ed il 2017 iniziando dalle sale modenesi. Nella nostra pagina ufficiale Facebook La sesta Notte vi terremo aggiornati sulla data della proiezione e su numerose curiosità”.

Riguardo Erika Giannusa

Erika Giannusa
Erika Giannusa è nata a Palermo, il 06/12/1993. Pianista, compositrice e soprano lirico. Si dedica al giornalismo ed alle recensioni di eventi e manifestazioni in Italia ed in Europa.

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