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In memoria di Rocco Dicillo

Questa storia, la storia di Rocco Dicillo, agente della scorta di Giovanni Falcone morto ormai 24 anni or sono, è una storia che finisce in un uliveto vicino all’A29 e che da quell’uliveto in cui fu scaraventato il corpo degli agenti della scorta comincia e ritorna sempre.

Un uliveto sotto l’autostrada come una via parallela: quella del sacrificio di una quotidianità silenziosa. Una quotidianità silenziosa incessante che viene rotta solo nella giornata di oggi, quando le cerimonie commemorative per i magistrati ricordano, forse anonimamente, anche gli “uomini della scorta”.

“Il diritto delle vittime, insieme a quello di ottenere riparazione e giustizia, è proprio di essere ricordate. Nella loro unicità e individualità. Nel loro lavoro e nei risultati ottenuti. Nella loro quotidiana umanità. E, prima ancora, nel loro nome. Ma sarebbe terribile e  ingiusto se, accanto ai nomi che determinate circostanze, in vita e in morte, hanno reso famosi, non venissero ricordati allo stesso modo quelli che, per altre e diverse circostanze, non sono altrettanto noti. Tutti coloro, nessuno escluso, che siano più o meno conosciuti, debbono essere ri-conosciuti dalle istituzioni e da tutti i cittadini come eroi civili, come vittime propri, come caduti ai quali vanno tributati ricordo e riconoscenza. Sempre, ogni giorno. Non solo negli anniversari o nelle cerimonie.” Queste parole di Don Ciotti alla prefazione del libro di Laura Anello “L’altra storia” raccontano bene il silenzio che spesso continua a colpire la memoria di Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo.23 maggio 1992

Rocco Dicillo in quel maggio del 92 aveva trent’anni. Era nato a Triggiano, in Puglia; avendo superato il concorso in Polizia, interruppe gli studi universitari e partì per Bolzano, prima sede di servizio.
Nel 1989, il destino lo unisce alla storia del giudice Giovanni Falcone. Fu assegnato, come agente scelto, al servizio “scorta” partecipò allo sventamento  dell’attentato dell’Addaura.

Quel 23 Maggio del 1992 egli viaggiava nella prima delle tre Fiat Croma, quella che fu più investita dallo scoppio. La sua ultima parola che conosciamo è “amore”.  «Ci vediamo stasera, amore» avrebbe detto alla fidanzata Alba Terrasi appena arrivato a Punta Raisi. Tutto il resto lo conosciamo: il boato. E rimane quella parola lì, nel silenzio: amore.

Riguardo Andrea Cannizzaro

Andrea Cannizzaro
Nato il 29 luglio 1994 a Palermo dove frequento il corso di studi in Giurisprudenza. La mia mail è andreacannizzaro94@gmail.com

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