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Matteo Setti

MATTEO SETTI: “LA CHIAVE DEL SUCCESSO? ESSERE SEMPRE CURIOSI!”

Matteo SettiMatteo Setti, meglio conosciuto come il poeta Gringoire, è uno degli attori-cantanti protagonisti del famosissimo musical “Notre Dame de Paris”, prodotto da David Zard ed ispirato all’omonimo romanzo di Victor Hugo. L’artista conta numerose esperienze in ambito teatrale: dalla partecipazione al musical Rent, prodotto da Luciano Pavarotti, alla parte di Amleto, Dorian Grey e Casanova. Grazie ai suoi lunghi soggiorni americani Matteo scopre la bellezza della musica swing che porterà il 20 aprile 2017 sul palco del prestigioso teatro Al Massimo di Palermo, accompagnato dalla Golden Orchestra, esibendosi con un repertorio che investe il panorama dello swing americano degli anni ‘50-‘60.

Durante l’intervista Matteo si è mostrato disponibile e pronto a soddisfare ogni curiosità, facendo emergere non solo una grande umiltà, ma anche una gran voglia di parlare di sé attraverso la sua arte e la sua voce.

Il primo personaggio che hai interpretato a teatro è stato Rent, come ti sei approcciato la prima volta al genere dei musical, quanto studio hai dovuto affrontare?

Il mio primo approccio al genere dei musical è avvenuto a New York grazie a Luciano Pavarotti con Rent, un musical rock con musica e testi di Jonathan Larson basato sull’opera La Bohème di Giacomo Puccini. Per interpretare Rent non ho dovuto studiare molto perché già mi occupavo della musica rock e facevo anche dei concerti. È stata una scommessa accettare questo incontro con Luciano Pavarotti perché era la prima volta che mi spostavo da Reggio Emilia; ho voluto fare un salto nel buio ed ho intrapreso questo nuovo percorso.

Invece col personaggio di Gringoire, hai avuto un approccio diverso? Come hai trasformato un personaggio letterario in personaggio reale?

Con il personaggio di Gringoire sì. C’è stata una selezione di sei mesi e una preparazione che è iniziata nell’agosto del 2001 sino al 14 marzo del 2002, data d’inizio della tournée. Tutti quanti abbiamo svolto un grande lavoro e studio dei brani con Riccardo Cocciante, ma anche con preparatori inglesi e francesi, lavorando per tre mesi circa 10 ore al giorno per essere preparati sia a livello attoriale sia capire come prendere questi personaggi dal romanzo e trasportarli nella realtà. Personalmente ho letto il romanzo Notre Dame de Paris due volte, ma non mi son potuto ispirare molto perché questo personaggio non emerge particolarmente, infatti il personaggio che si vede nel musical è interamente inventato.

In una delle ultime interviste che hai rilasciato hai detto che vorresti ritrasferirti in America, è questo che vedi dopo Notre Dame de Paris?

Sì. Proprio in questi ultimi giorni sto concludendo e mettendo in mirino quelle che sono le cose da fare per trasferirmi a Miami entro il 2018. Ho bisogno di un cambiamento e concentrarmi su ciò che ho curato per quattro anni, facendo debutti ad Hollywood, Las Vegas e New York con concerti di musica swing. C’è in progetto una replica del concerto al teatro Adrienne Arsht di Miami. Posso considerarla una nuova occasione per me e per la mia famiglia, sempre pronta a seguirmi nelle mie avventure.

Parlando di musica swing, quale evento ti ha fatto scoprire questo mondo?

Tutto è iniziato quattro anni fa quando ho avuto l’opportunità di andare in America con una produzione italo-americana per aprire un progetto che si chiama “Italian factor”, con il quale ho inciso un disco a Nashville. Ho anche girato tra New York e Los Angeles con una band di quindici elementi e partecipato ad un concerto ripreso a Sanbernardino per la televisione americana TDS. Lì ho scoperto lo swing! Essendo una persona molto curiosa con una gran voglia di conoscere sempre più ho intrapreso uno studio di due anni e in America mi sono avvicinato alla cantante preparatrice Sharon Radionoff di Houston, che mi ha seguito per un anno nello studio della musica swing, curando l’aspetto tecnico, respiratorio e ritmico dell’accento inglese; rimodellando la mia tecnica canora proveniente dal genere rock e dai musical. Questa è stata un’esperienza molto bella che ho dovuto interrompere poiché, ritornato in Italia, mi è stato proposto di ripartire con Notre Dame de Paris. Ma ho sempre inseguito il sogno della musica swing, ecco da dove nasce questa opportunità di portare lo swing americano al teatro Al Massimo di Palermo dove presenterò questo progetto che seguirà anche in America. Questo progetto vorrei mantenerlo tra l’Italia e l’America proprio per far conoscere il mondo dello swing e far crescere questo genere musicale che qui, nel nostro paese, è poco conosciuto. Lo swing che porterò allo spettacolo del 20 aprile non sarà quello classico, visto che il mio primo riferimento è Frank Sinatra, Tony Bennett e molti altri cantanti swing.

Con i brani che porterai sul palco del teatro Al Massimo vuoi lanciare qualche messaggio particolare a chi verrà ad ascoltarti e si approccerà per la prima volta alla musica swing?

Tutti abbiamo avuto modo di sentir passare nelle radio qualche brano di musica swing; e seppur venga considerato un genere musicale distante da noi, vorrei precisare che i primi crooner (i cantanti swing) nascono in Italia dai primi cantanti italiani degli anni Cinquanta, come per esempio Carosone. La funzione del crooner è quella di interloquire, attraverso il canto, con il pubblico creando una relazione con esso senza filtri e ulteriori strumenti comunicativi. Il cantante crooner cerca di portarti dentro questo mondo, avendo anche molto spazio per parlare, fare qualche battuta, raccontare se stesso. Inoltre un canto degli anni Quaranta- Cinquanta lo trovo molto attuale, abbastanza popolare e non credo che sia difficile trovare una via per sentirsi parte di questo mondo. Non è complicato avvicinarsi alla musica swing poiché essa non è invasiva, ma coinvolgente, ti trasporta con la sua melodia. Personalmente ho cercato di non imitare i grandi maestri della musica swing, bensì crearmi un’interpretazione non imitando nessuno, seguendo semplicemente le tracce dei grandi maestri dello swing. Il mio swing è un po’ pop, più energico e non lento, affinché possa coinvolgere tutti quanti, soprattutto chi si approccia per la prima volta a questo genere musicale. Per renderlo ancora più dinamico eseguirò i brani con la Golden Orchestra, composta da otto elementi e due coriste.

13606907_10154050520371130_5882287129197220060_nTu sei seguito molto dai giovani ed organizzi per loro alcuni workshop di canto ed interpretazione, come quello del 27 gennaio scorso tenutosi qui a Palermo. Che cosa significa per te essere definito “maestro e modello”? Che sensazione provi quando un ragazzo ti chiede un consiglio?

È sicuramente un piacere essere per qualcuno un modello da seguire o un modello di partenza. Questo mi lusinga molto e mi piace soprattutto lo scambio che avviene tra me e il futuro artista. Io ho praticato diversi lavori e la musica era un hobby, finché mi son deciso a fare il cantante di professione; ho iniziato a studiare canto da solo, non ho mai frequentato alcuna scuola, ho sempre preso spunto da alcuni cantanti che mi hanno insegnato molto. Ho cantato diversi brani dei cantanti della scena inglese e americana, ma ho approfondito lo studio di due cantanti che ho seguito molto da vicino: Freddie Mercury e Luciano Pavarotti, senza sapere che, quest’ultimo, lo avrei incontrato personalmente. Quello che cerco di portare ai giovani è la curiosità ad approfondire la conoscenza di una persona che vuoi seguire e da cui vuoi imparare. Il “maestro” deve mettersi allo stesso livello dell’allievo per cercare di insegnargli quante più cose possibili, facendo riferimento soprattutto alla propria esperienza. Bisogna essere molto sinceri con i giovani, e spronarli a guardare il futuro non tanto il passato. Io, ad esempio, sono a 795 repliche di Notre Dame de Paris, ma non è questa la cosa importante; ciò che conta è quello che viene dopo, l’obiettivo che hai. Un giovane deve avere come obiettivo: realizzare i propri sogni.

Cosa diresti ai giovani che hanno paura di mostrare il loro talento?

Direi ai giovani di non porsi troppe domande perché le opportunità nella vita sono molte se si è giovani e andranno a diminuire col passare del tempo. Bisogna provare molte cose, essere sempre molto curiosi, avere molta voglia di fare, tenendo sempre presente qual è l’obiettivo che ci si è posti.

Ti rivedremo a luglio al Teatro di Verdura di Palermo nelle vesti del poeta Gringoire… e nelle vesti di Freddie?

C’era in progetto di mettere in scena lo spettacolo “Freddie is back” a Palermo questo anno, ma per problemi organizzativi abbiamo rinviato, affinchè tutto possa essere realizzato nel migliore dei modi.

Essendo molto affezionato a Palermo, cosa ti piace della città e dei suoi abitanti? Quale parola del nostro dialetto ti ha particolarmente colpito, visto che sei una persona molto attenta ai dettagli?

Palermo è una città che non si lascia invadere a livello commerciale, e la cosa che colpisce maggiormente è la velocità con cui i palermitani riescono a relazionarsi con gli altri, assumendo un atteggiamento amichevole, quasi familiare. Nelle città più grandi ci si lascia trasportare dalla frenesia del lavoro, del denaro, a tal punto che non ci si accorge neanche di chi hai intorno; Palermo non è così, c’è sempre tempo per tutto, soprattutto per dialogare. Ciò che mi colpisce è la sincerità e la genuinità della gente che vi abita, sempre disponibile e pronta ad offrirsi per far star bene chi si trova in città. La parola che mi ha più colpito? FIGGHUI I CACATA! È stato il mio amico palermitano Andrea Falanga a farmi conoscere questo modo di dire molto particolare per indicare una persona astuta.

 

Riguardo Jessica Rizzo

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