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Maternità negata e Sicilia fascista. In scena al Biondo Il Casellante di Camilleri

Dal libro di Andrea Camilleri e con la regia di Giuseppe Dipasquale, nella serata del 7 marzo ha debuttato al Teatro Biondo di Palermo “Il casellante”. In scena, vestiti di una sicilianità dirompente, Moni Ovadia, Valeria Contadino, Mario Incudine si fanno portavoce di uno dei testi più avvincenti dell’autore agrigentino. Con Sergio Seminara, Giampaolo Romania, musiche dal vivo e musiche originali di Antonio Vasta, Antonio Putzu e Mario Incudine, con la collaborazione di Antonio Vasta, le scene curate da Giuseppe Dipasquale, i costumi Elisa Savi
e e luci Gianni Grasso.

Ambientato nella Sicilia del Fascismo, la Vigàta di Camilleri, divertente e struggente e anche stavolta metafora e trasfigurazione, narra una vicenda sospesa tra mito e storia, che disegna i tratti di una Sicilia arcaica e moderna, comica e tragica, ferocemente logica eppure paradossale.

È la storia un marito e una moglie la cui vita è scandita dal passaggio dei treni. Lui, Nino, fa il casellante lungo la linea ferroviaria che collega i paesi della costa. E la zona, alla vigilia dello sbarco alleato, si va animando di un via vai di militari e fascisti che diventano sempre più presenti nella vita sempre uguale degli abitanti.

Lei, la moglie, è Minica, una donna all’antica, di sani principi e con un unico desiderio: diventare madre. La religiosità – dei rosari sussurrati alla madonna – si unisce alle magarìe della mammana che “cura” l’infertilità, e la gravidanza agognata arriva ma viene subito dopo spezzata. Questa è la fine di Minica, la fine del sogno d’amore. Quell’amore che è il filo che unisce per l’eternità, come cantano i due sposi, amanti speranzosi.

E proprio le canzoni sono protagoniste della scena, strappano risate – amare – e fanno canticchiare i presenti. Mandolino, armonica, fisarmonica presenti sul palco come parte della scena. Ed è ancora la musica ad accompagnare fino alla tragedia di Minica, sconvolta dalle violenze tanto da “diventare” un albero, fino alla chiusura del sipario.

La Sicilia di decenni fa, oggi attuale nelle contraddizioni, nei paradossi e nelle violenze. Ma anche le negazioni e l’arresa agli eventi. Questo è ciò che Camilleri ha raccontato ne Il casellante ed è andato in scena in un debutto ricco di riflessione e sorrisi amari.

Riguardo Gaia Butticè

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