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L’Università di Palermo ospita Jacqueline Morineau, la mediatrice dell’anima

L’obiettivo primario della giustizia, è la felicità. Sfortunatamente, oggi ce ne siamo dimenticati e molto spesso la Giustizia non riesce a rispondere a questo obiettivo, oltre che per mancanza de mezzi, anche perché ha perso di vista la finalità originale della sua funzione”. Così Jacqueline Morineau, esperta di mediazione penale di fama internazionale, ha aperto il convegno sulla giustizia riparativa organizzato da Giuseppe Di Chiara, professore di diritto processuale penale dell’Università di Palermo, in collaborazione con l’associazione Spondé, nella Sala delle Capriate di Palazzo Steri. Scelta non casuale quella dell’ex sede dell’Inquisizione spagnola, per riflettere insieme su un diverso modello di giustizia, non repressiva, ma che cerca di riparare l’offesa arrecata alla vittima e favorire il reinserimento sociale del reo e la sua rieducazione, obiettivi sanciti dalla nostra Costituzione.

marineau1Strumento principale della giustizia riparativa è la mediazione penale, oggi utilizzata in diverse forme, fra cui quella umanistica, di cui Jacqueline Morineau è portabandiera. “In un’epoca attraversata da conflitti, la mediazione penale ci offre una strada alternativa da seguire”, ha spiegato Morineau, “dopo la rivoluzione francese la legge positiva è diventata la risposta al bisogno di giustizia, ma non sempre la norma giuridica contribuisce a creare ‘la giustizia’: soprattutto quando maggiore è il conflitto, le soluzioni giuridiche possono risultare insufficienti e non soddisfare in maniera adeguata le attese della gente. Non dobbiamo ignorare che l’esperienza umana è legata ad una lotta permanente degli opposti. Una bella rappresentazione della nostra anima è quella di un essere oggetto di una lotta tra un angelo e il diavolo. Nella nostra società consumistica e artificiale, attraversata da conflitti, questo equilibrio è venuto meno. La mediazione umanistica raccoglie il grido di nostra società “autodistruttiva” e restituisce all’uomo la possibilità di vivere la sua completezza. Questo è il concetto di uomo che avevano i Greci, composto da corpo, anima e spirito. Lo spirito è la parte più elevata dell’uomo, sede di valori come quello della libertà e della giustizia, ma purtroppo viene spesso ignorata. Quando nella quotidianità delle relazioni ci allontaniamo da questa dimensione ‘più alta’ ci lasciamo guidare dalle nostre emozioni e questo crea il conflitto. Ma se l’uomo riesce a recuperare la sua completezza ha la possibilità di vivere in armonia con se stesso, con gli altri e con il pianeta”.

animaJacqueline Morineau non ha una formazione giuridica. Dopo essere stata ricercatrice al British Museum di Londra, nel 1983 ebbe però la straordinaria occasione di partecipare ad un progetto, lanciato dal Ministro della giustizia francese Robert Badinter, per la creazione di una forma alternativa alla giustizia repressiva. Fino ad allora esperienze di mediazione penale erano state tentate solo in Inghilterra, negli anni ’70, e nei paesi Scandinavi. “Eravamo senza esperienza, per questo ho attinto alla mia formazione classica ed in particolare alla tragedia greca”, spiega Morineau, “quando mi sono trovata di fronte a persone che avevano agito con violenza, che nutrivano sentimenti di odio e di vendetta, mi sono trovata in un ambito conosciuto: la tragedia greca si occupa di questo caos, di questa violenza, di questa sofferenza primordiale, quindi ho provato ad offrire una forma di mediazione che ripercorre le tappe della tragedia: la teoria, la crisi e catarsi”. La teoria è lo sviluppo della storia: i confliggenti raccontano la loro storia, che è una storia completamente diversa da quella dell’altro, perché ciascun guarda la vicenda con i propri occhi e vuole dimostrare di aver ragione e che l’altro ha torto. Compito del mediatore, nella fase della crisis, è quello di agevolare un processo di comunicazione fra le parti, dando la parola alle emozioni dei configgenti. “La trappola delle emozioni è che esse non finiscono mai, per questo è necessario cambiare di livello e passare dalle emozioni ai valori che elevano l’uomo”, spiega Morineau. Valore fondamentale è quello della giustizia. Il mediatore pone alle parti una serie di domande su questi valori, attraverso l’arte della maieutica, per giungere sempre più nel profondo della loro anima: che vuol dire per te la verità? Che cosa è per te la giustizia? “Il miracolo dei valori è che sono universali e possono essere condivisi dai configgenti”, continua Jacqueline Morineau, “il passaggio al livello dei valori è essenziale per liberare e restituire la parola della verità. E questo è un momento ‘magico’, perché quando si dà parola ai valori, si arriva ad una pacificazione e il perdono diviene possibile. Nei confliggenti c’è un grande bisogno di autenticità, di giustizia, di verità… Nell’offrire ad entrambi la stessa opportunità di nominare questi valori, si costruisce un primo ponte verso il riconoscimento dell’altro come essere umano al pari di noi. E la guerra può finire”. Che la mediazione penale umanistica sia efficace è la stessa Morineau a poterlo testimoniare con la sua personale esperienza: “Attraverso la mediazione sono riuscita a comprendere la disperazione nell’uomo che ha ucciso mio figlio di 3 anni e questo ha riparato la mia anima”.

La mediazione in Italia è stata spesso utilizzata nel processo penale minorile, pur in assenza di una previsione legislativa esplicita, in combinazione con l’istituto della messa alla prova. È da auspicarsi che questa modalità possa essere estesa anche al processo degli adulti, soprattutto per i reati meno gravi con conflitti microindividuali (furto, aggressione ecc.). In questo senso si può aiutare l’autore nel percorso rieducativo e si possono dare risposte più sensate di quelle delle pene afflittive che ancora oggi conosciamo.

Riguardo Eliseo Davì

Eliseo Davì
Ho scritto un romanzo storico, "Societas", edito da BookSprint Edizioni. Sono Direttore del blog di informazione online "Il giornale di Isola" e ho collaborato con "L'ora". E nel frattempo studio, frequentando la facoltà di Giurisprudenza di Palermo.

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