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ph. Rosellina Garbo
ph. Rosellina Garbo

Lucia di Lammermoor: armonica follia al Teatro Massimo

Dopo la prova generale aperta al pubblico del 29 marzo (il cui incasso sarà devoluto a favore dell’AIL – Associazione Italiana contro le Leucemie, Linfomi e Mieloma), è andata in scena il 30 marzo al Teatro Massimo di Palermo la prima della “Lucia di Lammermoor”. Lo spettacolo continuerà ogni giorno fino al 5 aprile. 

L’opera è ambientata in Scozia allo spirare del XVI secolo. Lucia ama Edgardo con il quale ha scambiato due anelli a pegno del loro amore. Ingannata dal fratello Enrico (interpretato da Marco Caria) che le mostra una lettera in cui prova che Edgardo è convolato ad altre nozze, Lucia viene costretta a sposare Arturo, ricco signore che rinvigorirà la casata degli Asthon, caduta in cattive sorti a causa della guerra. Svolge un ruolo fondamentale nell’opera di persuasione di Lucia, Raimondo, il padre spirituale e precettore. Edgardo irrompe alle nozze e irato non esita a maledire Lucia. Durante la prima notte di nozze, Lucia, in preda alla pazzia, uccide Arturo. All’inizio del terzo atto entra in scena, con l’abito nuziale insanguinato e in preda agli spasimi di una follia che appare come liberazione dalla repressione subita. L’opera si conclude con il suicidio di Edgardo che apprende della morte di Lucia e del fatto che ella non ha cessato d’invocarlo nelle sue ultime ore.

Prodotto dal Teatro Massimo di Palermo e dal Teatro delle Muse di Ancona, il regista è Gilbert Deflo il quale ha diretto lo spettacolo già nel 2003 e nel 2011. Ha collaborato con lui nelle occasioni precedenti e nella presente William Orlandi anche curatore delle scene e dei costumi.

Malgrado l’opera venga frequentemente riproposta, questa stagione rappresenta la “Lucia di Lammermoor” dei debutti: prima volta a Palermo per il soprano Elena Mosuc; prima volta a Palermo e prima interpretazione della Lucia per il direttore Riccardo Frizza; così pure per il soprano Nadine Sierra (protagonista del secondo cast), che non ha mai interpretato in Italia l’opera donizzettiana; prima volta da “Edgardo” per il tenore Giorgio Berrugi.

L'armonica dei biccheri. ph Franco Lannino
L’armonica dei biccheri. ph Franco Lannino

Prima volta anche per la Glassharmonica al Teatro Massimo: lo strumento, tanto antico quanto straordinario (clicca qui per saper di più sullo strumento), fu utilizzato da Donizetti nella celebre scena della follia di Lucia per riprodurre l’arcana “armonia celeste” udita da Lucia. L’armonica dei bicchieri accompagna il canto della protagonista in preda alla follia e evoca la connessione tra pazzia e metafisica.

Elena Mosuc, che ha magistralmente interpretato la protagonista, aveva dichiarato “Deve essere chiaro che il teatro non è filosofia, il pubblico non deve faticare a capire, vuole piuttosto sognare”. Quest’espressione, forse discutibile, descrive di certo l’operazione artistica svolta e sintetizza il senso di un’opera puramente artistica, il cui unico scopo è quello di deliziare il pubblico con il bel canto che il Donizzetti esprime con mirabolanti virtuosismi.

Uno spettacolo che esalta musica e canto con scenografia e costumi monocromatici e con una regia statica, immobile e attonita. Tutto è pensato in virtù di Lucia, unico personaggio che con il bianco del suo vestito, poi rosso di sangue, domina la scena. Un folle bianco che brilla sul grigiore della vita. Un dinamismo vocale e fisico che sembra essere il preludio dell’ascesa al ciel, il nascere di un volo di libertà. Il volo che Edgardo canterà alla notizia della morte dell’amata: “Tu che a Dio spiegasti l’ali”.

Riguardo Andrea Cannizzaro

Andrea Cannizzaro
Nato il 29 luglio 1994 a Palermo dove frequento il corso di studi in Giurisprudenza. La mia mail è andreacannizzaro94@gmail.com

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