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Lingua e identità di genere

Il processo di socializzazione è per lo più gestito attraverso la lingua e la lingua può essere considerata come un vero atto che porta, conseguentemente, alla definizione di un comportamento che può anche essere sessista. Attraverso la lingua, infatti, diciamo e facciamo le nostre considerazioni che vanno a cambiare e a modificare gli atteggiamenti o, al contrario, vanno a definire determinati significati anche nel caso che essi non siano più validi nel sistema di significazione moderno.

Il sessismo linguistico è una discriminazione basata sul genere sessuale attuata col linguaggio. Nasce per la presunta superiorità di un genere rispetto all’altro; presunta superiorità di un sesso rispetto all’altro; manifestazioni secondo stereotipi di genere. Non si può negare il fatto che al genere associamo una serie di tratti caratterizzanti.

Ad “uomo” corrispondono i concetti di attività, ricerca, dinamismo, lotta, energia, volontà, vivacità, intelletto. A “donna” corrispondono la passività, il concepimento, la bellezza, la protezione, l’indole affettiva, l’inconsapevolezza. Nel dizionario Zingarelli a “maschio” corrisponde la definizione “che ha del forte, virile”, a “femmina” “donna solo per il sesso, donna senza alcuna elevatezza morale”, “donna di mondo, da guadagno, meretrice”, una connotazione legata alla dimensione sessuale della donna. La parola “uomo” dal latino (“humus”, terra) viene da una radice *bhu – “vivere”; “donna” dal latino “domina”, signora. La parola “maschio” dal latino “masculus” viene da una radice *man – “pensare” (colui che pensa). La parola “femmina” dal latino “femina”, viene da una radice *dha – “allattare” (colei che allatta).

La nostra cultura è in qualche modo sessista e ciò si esplicita quando ci riferiamo a un avvocato femmina e continuiamo a usare il genere maschile quando il referente è evidentemente femminile. Questo vale sia per l’ingegnere, l’architetto, il medico, il ministro…

Cecilia Robustelli si è occupata della lingua sessista sottolineando come nella semantica certi aggettivi associati all’uomo siano intesi in una maniera e se associati ad una donna vengono intesi in una maniera più maliziosa e ambigua e afferente la sfera sessuale. Egli afferma che la lingua sessista “lo è necessariamente in una società che pone differenze non solo qualitative, ma anche di livello gerarchico tra i generi, perché il linguaggio rispecchia la società, è un deposito collettivo di valori e stereotipi. La donna che, nominata direttore, preferisce non essere chiamata direttrice vive la sua promozione come individuale e implicitamente rafforza lo stereotipo che tale ruolo sia tipicamente maschile. Al contrario, presentandosi come direttrice, allude al fatto che anche le donne ormai ricoprono incarichi dirigenziali” (2012).

Alcuni esempi: uomo allegro/donna allegra; il cortigiano/la cortigiana; un professionista/una professionista; uomo serio/ donna seria; uomo perduto/donna perduta; uomo onesto/donna onesta; uomo facile/donna facile; uomo leggero/donna leggera; buon uomo/buona donna; ecc. Nella derivazione: maschiaccio/donnaccia; omino/donnina; ometto/donnetta. Si può aggiungere che è la grammatica ad essere sessista: infatti ci insegnano sin dalle elementari che il femminile si forma togliendo il suffisso maschile e mettendo la desinenza femminile. Il suffisso ESSA indica la moglie di qualcuno che esercita la funzione (principessa, duchessa, …). Questi sono alcuni esempi.

Relativamente all’espressione grammaticale del genere è interessante sottolineare alcune differenze linguistiche: in italiano, ad esempio, non esiste il neutro ma solo maschile e femminile. L’inglese è più singolare perché non presenta differenze di genere, ma un genere comune; ed esistono i casi in cui per definire un dato oggetto lo si denomina in un modo per il maschile, in un altro per il femminile. Esempi: girl/boy, brother/sister, father/mother, husband/wife, king/queen, ecc. Il danese, lo svedese, il norvegese presentano un genere comune e anche il neutro per gli oggetti e le cose inanimate.

Alma Sabatini ha trattato del sessismo nella lingua italiana e dei modi di evitare i casi sessisti. Negli anni ’80 era emersa infatti una profonda discriminazione nel modo di rappresentare la donna rispetto all’uomo attraverso l’uso della lingua, e di ciò si discuteva anche in Italia soprattutto in ambito semiotico e filosofico. Nel 1987 esce il volume Il sessismo nella lingua italiana di Alma Sabatini, pubblicato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con lo scopo di riconoscere le differenze percepite tra i generi e cercare di creare una riconciliazione tra i sessi attraverso la conoscenza approfondita della propria lingua.

Per dare una lettura al volume della Sabatini è possibile andare a questo link: http://www.funzionepubblica.gov.it/media/962032/il%20sessismo%20nella%20lingua%20italiana.pdf

Riguardo Ylenia Nasti

Ylenia Nasti
Laureata all’Università di Palermo. Amo i libri, i paesaggi e la cucina siciliana

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