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L’incontro :” tra Molo Nord ed Ellis Island”

A palazzo delle Aquile, alle ore 17 di domenica 11 ottobre, si è svolto l’incontro ” tra Molo Nord ed Ellis Island”, un dialogo tra Roberto Alajmo e Nino Vetri.

Il dialogo comincia da subito ad incamerarsi nella tematica della migrazione siciliana negli Stati Uniti, facendo riferimento alle opere “Ellis Island” e “ Molo Nord”: anche gli italiani, direttamente ed in maniera attiva, hanno vissuto il fenomeno della migrazione. Partendo dai nomi delle opere di Roberto Alajmo, Molo Nord ed Ellis Island, si può fare riferimento alle due prospettive della migrazione siciliana : “Molo nord” fa riferimento alla partenza, infatti il titolo usato dall’autore si ispira proprio al molo da cui i siciliani si imbarcavano in mare per emigrare (In” Molo Nord” si parla dell’Argentina, un paese, come diceRoberto Alajmo,” che è stato popolato dalle navi “, in cui si trasferirono la stragrande maggioranza degli immigrati siciliani), ed “Ellis Island” fa riferimento all’arrivo nel “nuovo continente”, infatti questo è l’isolotto dove tanto tempo fa attraccavano le navi trasportanti gli immigrati che arrivavano negli Stati Uniti.

Si parla della sofferenza che doveva rappresentare questo allontanamento dalla propria terra, una sofferenza vista in prima persona dal popolo siciliano:  Roberto Alajmo a questo punto ci racconta il simbolo del “gomitolo di lana”, ovvero un’ usanza che prevedeva che, durante la partenza dal molo della nave che trasportava gli emigranti ,un gomitolo fosse tenuto per un capo dalla persona che stava partendo, per l’altro invece dai parenti che rimanevano in Sicilia: questo gomitolo veniva srotolato fino a tendersi, e mentre i parenti lasciavano un capo del gomitolo, l’altro veniva ancora tenuto dalla persona in partenza, fino all’arrivo nel paese di sbarco: questo era il simbolo del profondo legame con la propria famiglia e la propria terra.

Nino Vetri invece ci parla dell’accettazione dell’intercultura, e del travalico dei pregiudizi: ci fa l’esempio della cultura Rom, e dei suoi essenziali principi dello “sperpero”, del “non accumulo” e del “furto” : dei principi che sono totalmente antitetici rispetto alla nostra idea di civiltà, ma che denotano una struttura culturale propria dei Rom (a prescindere dall’intendere il furto come un atto perseguibile dal nostro ordinamento, che piuttosto è qui da considerarsi come un forte concetto legato alla “non persistenza delle cose”) e si traducono in concetti come quelli della transitorietà e del non attaccamento al passato, che rappresentano sicuramente un’ architettura culturale a cui va data importanza al di fuori dei nostri pregiudizi.

Riguardo Alberto Ferrito

Sono uno studente di giurisprudenza che nutre la passione per, oltreché le scienze giuridiche, la letteratura classica, la prosa e la poesia; nutro un forte interesse verso le arti marziali; mi interesso di filosofia, ma di pochi filosofi; discuto volentieri di etica, ma sono un giuspositivista.

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