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Le coordinate per il successo di N46°- E13°: i cittadini alla ribalta.

Fonte: http://www.cssudine.it/
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I confini geografici del Teatro CSS di Udine si espandono fino ad assumere le dimensioni della stessa città che lo ospita: questo è avvenuto durante lo spettacolo “N46° -E13” del 5 novembre, manifesto programmatico della Stagione 2016-2017 del Teatro Contatto. Una voce fuori campo prorompe nell’incipit interrogando il pubblico su come si potrebbe spiegare ad un essere di ignota provenienza chi siamo, cosa facciamo, da dove veniamo e verso dove andiamo. Questo soggetto cosmonautico si identifica con “lo spaesato”, colui che ha perso le coordinate numeriche ma soprattutto quelle interiori ed è in cerca di un senso nella propria esistenza ed in quella del mondo che lo circonda. “Lo spaesato” è peraltro il simbolo programmatico del Teatro Contatto, che in un rimando simbolico circolare affida ai cittadini il compito di specchiarsi nella  sua visiera che è emblematicamente  un palco fatto dalle persone  per le persone.  Nel momento stesso in cui mi specchio nella visiera i miei occhi e quelli dell’astronauta si riflettono a vicenda in una sovrapposizione che conduce al reciproco riconoscimento. Questo atto di assimilazione di ognuno di noi allo spaesato è spiegato con lo sguardo di un udinese ma con l’orizzonte di un astronauta, riunificando il microcosmo relazionale di questa provincia del Friuli al macrocosmo dinamico delle relazioni sociali universali. Il concetto razionalmente univoco di città ideale del Rinascimento, realizzazione del potere politico in forme architettoniche, è investigato come impossibilità di una topografia utopica a priori, ma possibile se si modificano le relazioni sociali che ne stanno alla base. L’ impronta registica di Rita Maffei, esplicitata nella voce narrante dell’Exordium, rinuncia ad esprimere qualsiasi categoria di ordine psicologico sociale sulle vicende, adottando anticonvenzionalmente un punto di vista a focalizzazione esterna senza alcun connotato di onniscienza: ciò equivale ad una intenzionale umiltà nella collaborazione per la ricostruzione del senso del nostro momento storico.

In foto la regista Rita Maffei. immagine: http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2010/03/03/news/rita-maffei-porta-in-scena-the-syringa-tree-1.42310
In foto la regista Rita Maffei. immagine: http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2010/03/03/news/rita-maffei-porta-in-scena-the-syringa-tree-1.42310

Il regista che scende dal palco per applaudire le persone, come ha fatto Rita Maffei, è il forte messaggio dell’artista  che esce dal suo ruolo definendosi prioritariamente uomo. Il Teatro è una Agorà per parlare della democrazia dei sentimenti, senza alcun esplicita allusione a colori politici, ma cercando gli effetti del modello economico sociale attuale sull’integrazione o sull’isolamento del cosmonauta che è per definizione un visitatore come  lo può essere un richiedente asilo, colui che proviene dalla guerra e che incontra altre forme di guerra senza armi, subdolamente rivolta al progressivo annichilimento delle coscienze, per una graduale riduzione dei diritti umani in pieno rispetto delle norme costituzionali. Persona, personaggio, maschera sono confini labili perché ognuno di noi è alternativamente ognuna di queste definizioni in base al punto di vista che ci osserva. La persona che interpreta sé stessa è una scelta riuscita, sia per l’attore professionista che recita un monologo di Shakespeare che per un esperimento di arte partecipata come questo:  per esprimere un sentimento bisogna comprenderlo, e quindi averlo vissuto. Durante l’invito al pubblico e alla stampa del 2 novembre scorso presso la Sala Carmelo Bene del Teatro Palamostre di Udine, una dei 48 partecipanti all’intenso laboratorio teatrale che è durato circa due mesi, Emanuela Moro, si è espressa in questi termini: “Sono arrivata con l’idea di dovere recitare un ruolo  ma mi è stato chiesto di spogliarmi del personaggio, essere ciò che io sono. E’ molto più faticoso avere maschere che togliersele e se siamo noi stessi cadono tutte le paure. Questa cifra di lavoro mi ha messo in contatto con gli altri. Si è aperto un terzo occhio che mi ha permesso di riconoscere l’onestà intellettuale di tutto il gruppo”.

Fonte: http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2016/09/22/news/cittadini-come-attori-un-centinaio-risponde-al-progetto-del-css-1.14137540
Fonte: http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2016/09/22/news/cittadini-come-attori-un-centinaio-risponde-al-progetto-del-css-1.14137540

Se l’attore trasferisce il proprio trascorso in un essere altro, i 48 partecipanti di “N46° -E13” hanno raccontato loro stessi, portando in scena frasi, microstorie che diventano azioni e parole che diventano compresenza di tempi, ritmi, esistenze diverse e simultanee in un unico mondo. Il sovraffollamento di energie e di persone che reclamano il loro spazio vitale sul palco come in platea è la metafora di una società che ha bisogno di essere ascoltata ma in cui i diritti passano in sordina a causa di una organizzazione arrivi stico – imprenditoriale che ha elevato la prepotenza dell’accaparrarsi a discapito dell’altro a  paradigma di virtù. In scena un susseguirsi di storie che  si autofagocitano perché non c’è abbastanza per tutti, nel silenzio di una realtà nota ed ignorata. Rispetto al romanzo “I miserabili” di Victor Hugo, c’è una propulsione ad un messaggio più propositivo che fatalista, trattato però con lo stesso impatto dissacrante che suscitò le reazioni ed il duro attacco della stampa di fazione del governo di Napoleone III nell’Ottocento. L’intero spettacolo assume la forma di un collage, come in un agglomerato cubista in cui si sintetizza una visione polioculare: Il Coro popolare della Resistenza di Udine, undici coppie di ballerini di tango, un duo chitarra e voce cantautorale ha interpretato brano “Il valzer dei veleni”,e due episodi di  danza Locking e acrobazia circense costituiscono solo alcune delle componenti dell’intero lavoro teatrale. L’ostinato musicale delle prime scene come l’incedere affannoso e vorticoso delle persone, la recitazione fuori campo  nella veste di ritmo coreografato, la libertà di espressione ricercata più nelle movenze spontanee che nelle pose artefatte, costituiscono i motivi del teatro contemporaneo che il CSS ci propone. L’elemento aleatorio interagisce con la metateatralità pirandelliana creando una  poliritmia in cui le persone che scendono  disordinatamente in platea affidando al caso quale frammento collage un dato settore di pubblicò ascolterà e/o recepirà. Uno spettacolo che prosegue nelle nostre coscienze, espandendosi con le sue ramificazioni  nella memoria individuale – collettiva e mirando alla creazione di una rete positiva di relazioni fuori e dentro la realtà Teatro , luogo di integrazione  e “Contatto” tra i cittadini  e nuova sede di un possibile cambiamento auspicato per la nostra società.

Riguardo Erika Giannusa

Erika Giannusa
Erika Giannusa è nata a Palermo, il 06/12/1993. Pianista, compositrice e soprano lirico. Si dedica al giornalismo ed alle recensioni di eventi e manifestazioni in Italia ed in Europa.

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