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Fonte: National Geographic - Fotografia di Peter Essick
Fonte: National Geographic - Fotografia di Peter Essick

La “Transizione Ecologica”: un libro da leggere, una critica economica, un modello di sviluppo

A pochi giorni dall’acquisizione dei pieni poteri, con il giuramento, Donald Trump ha portato avanti, tra i tanti provvedimenti, uno di natura mediatica che occorre sperare rimanga solo tale: la cancellazione dal sito della Casa Bianca della pagina dedicata ai cambiamenti climatici. Per il quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti il detto “tertium non datur” sembra non esistere e quindi piuttosto che commentare fatti imprevedibili è bene guardare con rinnovato spirito socratico alla nostra Europa, alla nostra Italia, a noi stessi.

Un attenzione vera al tema?

Infatti, al di là delle passioni per i temi della politica globale, quello per l’ecologia rimane – spesso – solo un tema globale, quasi astratto e mai legato alla terra. L’impressione che si ha è che quello ecologico sia divenuto un interesse del dibattito pubblico generalista, solo come ultima frontiera del politicamente corretto.

È vero, non ignoriamo il problema: rimaniamo preoccupati dai ghiacciai che vediamo sciogliere nel famoso filmato del pianista Ludovico Einaudi; abbiamo una vaga idea del problema dello smog nelle nostre città, diciamo: “Non ci sono più stagioni!”, ma al contempo non sentiamo il problema come nostro, non ci rendiamo conto di essere parte della causa perchè non siamo pronti a rinunciare alle nostre comodità e alla nostra disattenzione.

Riscoprire la politica a partire dal problema ecologico

E se un tempo i giovani si formavano sui grandi libri della sinistra e della destra, la morte dell’ideologia ha portato con se la fine delle attenzioni verso un mondo per essere cambiato richiedeva studio, ricerca, attenzione sui temi centrali, come è quello ecologico. I tentativi di ricostruzione non mancano. E  in questa grande offerta conoscitiva, forse, fra i meno conosciuti, si  segnala la Transizione Ecologica dell’economista francese Gaël Giraud. 

Il testo, del 2012, letto a qualche anno sembra essere profetico quando al capitolo terzo con la sua analisi del sistema bancario europeo transizione ecologicasembra prevedere l’attacco alle banche italiane; paventa, poi, come in questi anni di crisi non sia cambiato nulla in un camaleontismo riformista che pure non ha mutato gli attori fondamentali e gli equilibri finanziari, limitandosi a fare qualche vittima.

Alcuni spunti dal libro la “Transizione Ecologica”

Tutto il libro si innesta su uno strettissimo sillogismo: le banche (autrici delle crisi economiche)sono strettamente legate ai combustibili fossili (cause delle crisi economiche), le economie statali sono intimamente collegate alle banche, le economie statali dipendono dai combustibili fossili.

Il risultato è evidente: le crisi economiche, – ed è bene aggiungere – quelle politiche, sono collegate ai combustibili fossili e quindi per uscire da questa crisi occorre che gli Stati sfuggano da questo modello, finanziando la transizione ecologica: l’emancipazione dai combustibili fossili nella produzione di energia per il fabbisogno statale.  Il prodotto finale sarebbe così la democratizzazione dei rapporti internazionali non più legati alla dipendenza verso i grandi produttori di combustibili e la democratizzazione nei rapporti interni poichè ogni singolo produrrebbe da se l’energia a se necessaria e diverrebbe produttore per gli altri con l’energia in esubero.

A partire da questa analisi, Giraud evidenzia gli aspetti che rendono la sua teoria unica e piena di spunti nuovi ai quali era sfuggita la politica delle energie rinnovabili, così fin dalle prime pagine egli propone “cominciare dal rinnovamento degli edifici dal punto di vista termico e dalla mobilità. Un programma di questo tipo creerebbe milioni di posti di lavoro, diminuirebbe la nostra dipendenza energetica, contribuirebbe a sanare la nostra bilancia commerciale, favorirebbe la reindustrializzazione delle filiere esternalizzate e costituirebbe probabilmente lo strumento migliore della lotta all’inflazione.” 91EbOj1sCbL._AC_UL320_SR212,320_

Più in avanti nel testo, al capitolo cinque, Giraud parla del costo della transizione ecologica: “Secondo la Fondation Nicolas Hulot pour la Nature e l’Homme, il programma di investimenti da realizzare e dell’ordine del 2-3% del PIL annuo per dieci anni, che, nel caso dell’Europa, equivale a 3000 miliardi di euro spalmati su un decennio. Ricordiamo che gli Stati hanno messo a disposizione delle banche l’equivalente di 4000 miliardi di euro dal 2008 (ndr: il libro è del 2012). E che la BCE ha creato, sempre per «salvare le banche», 1000 miliardi tra il dicembre 2011 e il febbraio 2012. La transizione ecologica costerebbe dunque, già oggi, meno del salvataggio incompiuto del settore bancario”.

Questi ed altri sono gli spunti che offre la “Transizione Ecologica” che potrebbe descriversi come il tentativo scientifico della nascita di un’utopia. Descrivere compiutamente tutti gli echi del libro sarebbe impossibile ma, questo invito alla lettura può concludere con il monito che l’autore sceglie per la quarta di copertina, “se noi crediamo che l’Homo sapiens europeo vale più dell’Homo oeconomicus dei mercati finanziari, allora vale la pena impegnarsi nel cammino della transizione ecologica”!

 

Riguardo Andrea Cannizzaro

Andrea Cannizzaro
Nato il 29 luglio 1994 a Palermo dove frequento il corso di studi in Giurisprudenza. La mia mail è andreacannizzaro94@gmail.com

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