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La Sicilia che non c’è più e che non c’è ancora nel confronto tra Gaetano Savatteri e Salvatore Butera

Salvatore Butera e Gaetano Savatteri che, con Felice Cavallaro, hanno dialogato “sulla Sicilia che cambia” presentando – a “una Marina di Libri ” – i loro “Non c’è più la Sicilia di una volta” (di Savatteri) e “La Sicilia che ancora non c’è”(di Butera) hanno ragione: basta con la Sicilia del mainstream!

Con i differenti punti di vista infondo ambedue dicono la medesima cosa e lo provano le quarte di copertina dei due testi. Sutera scrive: “Certo molte cose sono cambiate e molte stanno cambiando, ma le resistenze sono tante, gli stereotipi sono duri a morire”. E dall’altra parte Savatteri: “Non ne posso più di Verga, di Pirandello, di Tomasi di Lampedusa, di Sciascia. ⌈…⌉ Non ne posso più della Sicilia. Non quella reale, ché ancora  mi piace percorrerla con la stessa frenesia che afferrava Vincenco Consolo ad ogni suo ritorno. Non ne posso più della Sicilia immaginaria, costruita e ricostruita dai libri, dai film, dalla fotografia in bianco e nero. Oggi c’è una Sicilia diversa. Basta solo raccontarla”.

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Il dibattito prende le mosse da questi due “Basta!”, alla Sicilia dei padri e all’autonomia siciliana,”il peggiore errore dei padri costituenti” (sic. in “La Sicilia non c’è più”) descritti da Felice Cavallaro. Poi Salvatore Sutera inizia: “Rimasi stupito da questa impostazione. A una più attenta riflessione pensai al fatto che tutti citano la famosa frase «Bisogna che tutto cambi perchè tutto resti com’è» ma nessuno ha letto Il Gattopardo. La domanda che faccio a Savatteri, alla luce delle esperienze positive che egli racconta è «Ma l’economia dov’è?»” Domanda su cui  si innesta il libro presentato da Salvatore Butera. Dal canto suo Savatteri rivendica il fatto che tutte le esperienze a cui lui fa riferimento sono iniziative private evidenziando come ci sia un grosso brand, quello della Sicilia, che non ha bisogno di ulteriore promozione mentre non ci sono le strutture per mettere in produzione questo brand.

La discussione porta al banco la grande accusata: la classe dirigente inesistente, fin dai tempi dei Borboni, per Savatteri. La più dura requisitoria viene però promossa qui da Sutera il quale senza mezzi termini propone di eliminare i sistemi di finanziamenti per la Sicilia, dato che questi per le imprese sono stati occasione per incassare senza fare veramente impresa.

Fra amarezza e speranza alla fine del dibattito è stato impossibile resistere alla voglia di acquistare i due libri. Lo si è fatto per caparbietà, per la convinzione di dovere sforzarsi di fare meglio in una terra che ha sempre un marcia in più. Una marcia rintracciabile nella risposta di Andrea Camilleri a una domanda di Savatteri il quale chiese: “Scusa Andrea come è possibile che la provincia peggiore d’Italia produce gli scrittori migliori?” E Camilleri: “Picchi scriviri un costa nenti!”

Dove vivere è più complesso lì si può vedere meglio l’umano. Il niente e il tutto sono vicinissimi in questa terra.

Riguardo Andrea Cannizzaro

Andrea Cannizzaro
Nato il 29 luglio 1994 a Palermo dove frequento il corso di studi in Giurisprudenza. La mia mail è andreacannizzaro94@gmail.com

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