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COMBO CHARLIE HEBDO PER SITO
COMBO CHARLIE HEBDO PER SITO

La satira di Charlie Hebdo: il parere degli studenti unipa

Sono ancora presenti lo sgomento e le polemiche per le vignette satiriche del giornale Charlie Hebdo. Il silenzio rispettoso, che doveva tenersi nei confronti di chi ha perso la vita o di chi ha perso la casa, è stato interrotto dalla irruenza dei disegni del giornale satirico. Nello scorso gennaio, quando il giornale subì l’attacco armato che causò la morte di più giornalisti della redazione, ebbe la solidarietà unanime dell’opione pubblica, certa della supremazia della libertà di espressione. Ma adesso, vi è qualcosa di diverso: il dramma della presenza di centinaia di vittime.

Si premette fin da subito che, di fronte a catastrofi come queste, è poco opportuno fermarsi ai dissidi che le vignette di un giornale potrebbero suscitare, ma gli scopi primi devono essere la beneficenza e il non abbandonare chi, in questo momento, porge la mano in richiesta d’aiuto.

Tuttavia ci si è chiesti se la satira, in questo caso realizzata dal giornale francese, possa esprimersi con il modo scanzonato che la connota o debba arretrare nel rispetto del dolore altrui.

Con la serietà che il tema e il momento impongono, la domanda è stata posta agli studenti dell’Università di Palermo.

Vincenzo, neolaureato in ingegneria meccanica: “di fronte alla vista della prima vignetta, il primo sentimento da me provato, è stato senso di rabbia. Ma alla rabbia è subentrata la riflessione. Il giornale francese ha in seguito spiegato, con ulteriore vignetta, il senso delle precedenti. Per questo, non bisogna prendersela col giornale ma con chi ha costruito le case, poi crollate. Infatti i soldi per la messa in sicurezza degli immobili non sono stati adeguatamente spesi, anzi vi è il sospetto che siano finiti indebitamente nelle tasche di pochi. La satira, quindi, ci potrebbe aiutare a capire che le persone che hanno sbagliato non restino impunite.”

Domenico, studente facoltà di giurisprudenza: “la satira non dovrebbe mai arrestarsi, in quanto è una delle più grandi forme di espressione dei diritti di libertà. Tuttavia, non si può nemmeno impedire all’opinione pubblica di giudicare idiota una satira, che può risultare terribile in un momento come questo. Una tale divergenza di opinioni, a mio avviso, emerge anche dal confronto venutosi a creare tra i più celebri vignettisti italiani, alcuni difendono, altri attaccano i disegni di Charlie Hebdo. Probabilmente, credo che sarebbe stato meglio aspettare del tempo, prima della pubblicazione, invece fin da subito riflettere sui crolli e le conseguenze. Adesso bisogna dare una risposta concreta alle domande dei cittadini, circa le responsabilità umane del disastro.”

Maria Caterina, neolaureata in scienze umane: “non si può pensare di fare delle vignette sulle disgrazie altrui. La satira, per definizione, causa un riso amaro, accompagnato però da una riflessione, ma in questo caso non vi era nessuna voglia di sorridere. Da questa vicenda emerge come vi sia notevole differenza tra chi racconta il dolore e chi lo vive.”

Giovanni, studente facoltà di giurisprudenza: “a tutto c’è un limite. Di fronte ad una catastrofe in cui trovano la morte centinaia di persone, bisognerebbe tacere e mostrare solidarietà. La morte e la sofferenza sono quel limite oltre il quale la satira non è più diritto ma orrore.”

Riguardo Salvatore Casarrubea

Salvatore Casarrubea
Classe '94, diplomato al Liceo Classico, attualmente frequento la facoltà di Giurisprudenza. Mail: salvocasarrubea@gmail.com

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