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La letteratura salverà l’oralità: Kossi Komla Ebri e la sua testimonianza

Il Festival delle Letterature migranti prosegue con un fitto programma. La facoltà di Giurisprudenza, nel pomeriggio del 9 ottobre, si fa sede del Festival ospitando due degli eventi in programma: Oraliture, tra inchiostro e voce con la partecipazione di Kossi Komla Ebri, Quasi pace con la presenza di Hamid Ziarati. Entrambe le conferenze sono state seguite da studenti, professori dell’Università di Palermo e numerosi altri partecipanti attratti dalla fama degli ospiti.

La prima conferenza del pomeriggio è stata introdotta da Giovanni Saverio Santangelo, professore di Critica letteraria all’Università di Palermo che presenta Kossi Komla Ebri come uno dei pochi scrittore con una vocazione assoluta.
Komla è nato in Togo nel 1954, e diplomatosi in Francia, ha deciso di laurearsi in Medicina e Chirurgia a Bologna. È conosciuto per i suoi libri tra cui Imbarazzismi-quotidiani imbarazzi in bianco e nero, una serie di piccoli racconti di quotidiana discriminazione in Italia.

Laura Restuccia, docente di letterature comparate, pone l’accento sulla valenza espressiva e sulla forza delle parole usate da Komla. Egli sa integrare, infatti, elementi della sua cultura all’interno del sistema linguistico italiano che egli padroneggia più che bene. Nei suoi libri offre ai lettori un totale avvicinamento alla sua cultura e alle sue tradizioni, e usando parole intraducibili in italiano ma che nel contesto il lettore capisce, riesce a integrarlo perfettamente.
Kossi Komla Ebrie ha avuto modo, durante il suo intervento, di spiegare come per lui la parola abbia il valore di testimonianza, e il compito lasciare in eredità ciò che spesso col trascorrere del tempo va perso.

La scrittura salva l’oralità. Ed è con questa convinzione che chiude il suo intervento.

Riguardo Gaia Butticè

Gaia Butticè
Nata ad Agrigento il 12/03/1991, vivo tra Favara e Palermo. Ho una laurea in Lettere e sono al momento iscritta al secondo anno di Filologia moderna e italianistica

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