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Jenůfa
ph Franco Lannino

La prima di Jenůfa e la prima della web tv del Teatro Massimo. L’arte rinnova i popoli rinnovandosi.

È bene dirlo fin dall’inizio, il Teatro Massimo è sì una grande industria culturale ma è anche – e sempre di più – una attivissima istituzione culturale. Tutto ciò non sfugge ai più ma il suo senso va sottolineato ed evidenziato per non cercare di scadere nella banalità. Come è ovvio ogni spettacolo è un momento di offerta culturale e il solo fatto di farlo bene (per quanto aggiunga dei meriti) rimane nella regola. Si travalica la normalità delle cose, per accedere a quell’ultra che oggi è richiesto a qualsiasi manifestazione di qualità, quando si lavora per far si che quello che già si fa bene diventi utile a sempre più persone. Quando, cioè, si lavora per l’integrazione con la città trasformando l’offerta culturale in servizio pubblico. Si moltiplica la qualità di questo servizio, poi, rendendolo accessibile sulla rete attraverso una web tv che, da ieri, con lo spettacolo Jenůfa, diventa un servizio stabile nell’attività del Teatro.

Attivissima istituzione culturale, inoltre, è da intendere nel senso più sostanziale e pragmatico. Infatti c’è un senso paideutico e un metodo, che non può essere taciuto. È quello dell’approccio ai problemi del reale mediante le profondità dell’arte. È quello del riempire il reale – immerso nell’irrealità della rete – con la profondità dell’arte. Altro non è stato l’operazione Jenůfa che questo: lo sforzo di dare senso all’uso della tecnologia, di dare un altro senso – che non fosse quello della sola comunicazione indiretta dei contenuti – e di più lo sforzo di piantare lo spettatore di fronte la conoscenza diretta. Insomma: questa fondazione non si limita a fare arte ma costruisce interpretazioni della realtà, mirando anche in questo modo a preparar l’avvenire.

La protesta dei dipendenti in difesa delle fondazioni lirico-sinfoniche d’Italia

Alle 20.30 prima che il direttore si presenti al pubblico, due professori d’orchestra e un dipendete amministrativo leggono un documento di denuncia delle recenti modifiche legislative circa le fondazioni lirico-sinfoniche adottate con la legge del 7 agosto 2016, n. 160 in materia di enti territoriali. “Al fine di garantire il consolidamento e la stabilizzazione del risanamento economico-finanziario – si legge nella testo normativo – su proposta del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, il Governo provvede, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, alla revisione dell’assetto ordinamentale e organizzativo delle fondazioni lirico-sinfoniche”. I dipendenti della fondazione protestano in solidarietà agli altri colleghi nazionali. Le misure che comporteranno un decremento dei finanziamenti, non scalfiranno il Teatro Massimo, che gode di ottime finanze ma colpiranno il sistema di produzione artistica nazionale, mirando alla qualità della produzione medesima.

L’opera

Successivamente si abbassano le luce e inizia lo spettacolo, tre ore intense musicalmente, con la direzione di Gabriele Ferro, e scenicamente con la regia di Robert Carsen e con le scene e i costumi di Patrick Kinmonth.

Ambientata nel primo novecento, Jenůfa, opera in tre atti su libretto e musica di Leóš Janáček, è una storia drammatica di una giovane donna Jenůfa, rimasta in cinta del fidanzato il dissoluto Števa il quale innamorato delle sole fattezze della ragazza, una volta che essa rimane sfregiata, la lascia sola.

Il secondo atto si svolge a otto giorni dalla nascita del bambino. Per mesi Jenůfa è rimasta chiusa in casa per evitare la vergogna sociale. La madre Kostelnička tenta di convincere il padre del bambino,  a prender con se la giovane madre e il piccolo ma questo si rifiuta. Si presenta a casa delle due donne il giovane Laca che da sempre ama Jenůfa, e che è venuto per chiedere di Jenůfa credendola a Vienna. Kostelnička rivela tutto chiedendogli di prender con se la madre e il figlio e di salvarli così dal ripudio sociale. Laca rifiuta e Kostelnička corregge la proposta di nozze per la figlia affermando che il bimbo è morto. Rimasta sola ella ruba il piccolo  dalle braccia della madre e uscita di scena compie l’infanticidio.

Il terzo atto è il giorno delle nozze tra Jenůfa e Laca. Prima di andar in chiesa viene scoperto il corpo del neonato morto. Jenůfa, che raggirata dalla madre credeva che il bimbo fosse morto di stenti, riconosce il bambino. La folla radunatasi vuole lapidarla ma Kostelnička si assume le responsabilità del misfatto raccontando ogni singolo aspetto della vicenda. Števa, il padre del piccolo, nel frattempo fidanzatosi con la figlia del Sindaco, viene lasciato. Sebbene Jenůfa perdoni e domandi misericordia per sua madre, questa vien portata via per il giudizio.

jenufa
ph Rosellina Garbo

Rimangono sulla scena solo Jenůfa e Laca. La prima chiede al secondo come mai non sia andato anche lui ma questo confermagli la volontà di intraprendere una nuova vita insieme a lei, le dichiara il suo amore incondizionato.

Lo spettacolo

Lo spettacolo si conclude con una pioggia purificatrice tra gli applausi di un pubblico estasiato da un’opera con tanti spunti di riflessione che nascono dal relazionarsi di una serie di contraddizioni. Quelle della morale formalista di Kostelnička che uccide il nipote perchè frutto del peccato e quelle dell’inverosimile misericordia di Jenůfa. L’amore di Laca che deturpa il volto dell’amata, nel primo atto, per non perderla. La corruzione di Števa che è ciononostante il più amato dalla gente. I contrasti tra il mondo domestico e quello pubblico, sia dal punto di vista morale che scenico, resi maestosamente dalla scenografia realizzata con delle porte. L’evocarsi continuo di Dio assente in tutta la tetra storia. La difformità tra la giustizia terrena e quella celeste nella convinzione che essa esista e stia fuori dal mondo. Chiunque veda quest’opera vivrà questo dissidio incessante. Ripercorrendola nella mente lo evocherà, difficilmente ne verrà a capo.

Solo la pioggia finale e il bacio di Jenůfa e Laca sembrano essere acquietanti. Come nuovi Adamo ed Eva, essi sono il preludio di una nuova creazione mossa da Amore e Giustizia ma, dimenticare le efferatezze della storia non è possibile e forse non deve esserlo, se si vuole che la nuova creazione abbia inizio.

Riguardo Andrea Cannizzaro

Andrea Cannizzaro
Nato il 29 luglio 1994 a Palermo dove frequento il corso di studi in Giurisprudenza. La mia mail è andreacannizzaro94@gmail.com

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