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La conca e il Qanat: il sopra e il sotto di Palermo

Si è svolto ieri presso l’Archivio storico comunale di Palermo, alle ore 20, l’evento La conca e il Qanat, in occasione della Terza edizione del Festival delle letterature Migranti. 

davLa tematica dell’incontro ruotava intorno alla bellezza quasi perduta della “Conca d’oro”, la pianura sulla quale è adagiata la città di Palermo.

A sottolineare la ricchezza di cui godeva l’antica Palermo è stato Giuseppe Barbera, professore ordinario di Colture Arboree presso l’Università di Palermo, il quale si occupa di alberi, sistemi e paesaggi agrari.

Giuseppe Barbera illustra come sia cambiato nel corso degli anni la Conca d’oro

“La Conca d’oro veniva paragonata ad un vero e proprio paradiso terrestre e presentava un’agricoltura molto all’avanguardia – dice Barbera – La presenza di moltissime piante non proprio tipiche del mediterraneo, ma provenienti da quasi tutti i cinque i continenti, dimostra come Palermo sia stata una città ricca e viva, in cui è evidente l’impatto di diversi popoli sul territorio. Ed è per questo che Palermo, anche dal punto di vista botanico, è una città migrante”.

A seguire,  l’intervento del geologo Pietro Todaro, il quale ha focalizzato il suo intervento sulla grande presenza nel contesto palermitano dei qanat, il sistema di trasporto idrico usato per fornire una fonte affidabile d’approvvigionamento d’acqua e per l’irrigazione, tipico dei paesi arabi, dimostrando ancora una volta che Palermo, più di ogni altra città, è una città di migranti.

“La forza della nostra città è quella di non avere un’identità propria- afferma il moderatore dell’incontro Paolo Inglese- di saper contenere insieme in maniera perfetta più culture”.

 

Riguardo Mariacarmela Misuraca

24 anni, Ribera. Laureata in Studi Filosofici e storici presso l'Università di Palermo. Attualmente sono laureanda in Scienze filosofiche.

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