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“Kobane Calling”, Zerocalcare disegna la lotta all’Isis

Kobane è una città del Rojava, una regione autonoma, più nota come Kurdistan Siriano, che si trova esattamente al confine tra Siria, Iraq e Turchia. Tra ironia e riferimenti storici, “Kobane Calling” è una storia a fumetti che racconta i tre viaggi dell’autore in Medio Oriente, attraverso un punto di vista lucido ed un linguaggio semplice. Calibrando pathos e sorrisi, si avvale di testimonianze dirette per delineare una realtà in trasformazione ed un processo di costruzione politica.

In occasione delle due giornate dedicate al fumetto d’autore, venerdì 3 giugno scorso, Zerocalcare è tornato, per il secondo anno consecutivo, al TMO (Teatro Mediterraneo Occupato) per presentare il suo ultimo successo editoriale. Con malcelato imbarazzo e imprescindibile accento capitolino si è offerto ai lettori confessando: “Nonostante le presentazioni in pubblico mi mettano ancora un po’ a disagio, al TMO vengo sempre volentieri. A Roma sono cresciuto tra collettivi e spazi autogestiti: qui è come sentirsi a casa”.

La genesi del libro, a metà tra un diario personale e un reportage, è altrettanto riconducibile al suo rapporto con i centri sociali. Alla fine degli anni ’90, grazie alla frequentazione degli spazi autogestiti della Capitale, un appena sedicenne Michele Rech, in arte Zerocalcare, comincia a stringere legami molto intensi con la comunità curda. Con il passare degli anni, l’attenzione nei confronti della questione politica in Kurdistan si attenua, ma non si spegne mai del tutto.
“La chiamata” (il titolo è un omaggio alla canzone “London Calling” della band inglese The Clash) arriva nel 2014, dopo l’assedio a Kobane da parte dell’Isis.
Spiega l’autore: “L’intenzione primaria del viaggio non era quella di disegnare un fumetto sul Kurdistan, ma scaturì da una motivazione puramente personale. Semplicemente avevo a cuore la causa e decisi di unirmi ai volontari dell’associazione Staffetta romana per Kobane per offrire aiuto e portare soccorsi umanitari. Ci veniva raccontata la resistenza della popolazione che stava combattendo non solo contro l’Isis, ma anche contro il regime turco di Erdogan: volevamo conoscerla e sostenerla da vicino. L’idea di realizzare un fumetto derivò da una necessità pratica. Per partire avevamo bisogno di qualcuno che testimoniasse la nostra appartenenza ad una testata giornalistica e che tutelasse il nostro soggiorno, da qui nacque la mia collaborazione con Internazionale. Solamente in un secondo momento, decisi di raccogliere in un unico libro i due estratti già usciti l’anno scorso sulla rivista, più altre duecento tavole inedite.”

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Zerocalcare al Teatro Mediterraneo Occupato

L’autore lamenta la reticenza con cui viene raccontato il conflitto siriano: “In Rojava continua ad essere in corso una rivoluzione: una lezione di democrazia e di libertà che in Occidente è taciuta quasi del tutto. La grossa componente femminile della lotta, ad esempio, ha avuto il merito di suscitare l’attenzione dei media, ma pochi raccontano del modo in cui la donna sia giunta ad imbracciare un fucile. Allo stesso modo, emerge troppo poco il carattere internazionale delle battaglie: a partecipare alla lotta non ci sono solo Curdi, ma anche attivisti che arrivano da tutto il mondo. In ultimo, il fatto stesso che quasi da nessuna parte sia nominato il Rojava rappresenta un chiaro sintomo di superficialità mediatica”.

A questo punto, la domanda di una fan che chiede se ha mai avuto paura di morire. “In realtà, siamo arrivati a Kobane solo dopo che la città era stata rasa al suolo e la popolazione aveva messo in fuga l’Isis. Più che recensire scenari di guerra volevamo conoscere la quotidianità dei cittadini, tuttavia ero cosciente dell’eventualità di dover assistere a spari e fucilazioni e ammetto che non è stato facile rassegnarsi all’idea. Prima di partire ero abbastanza preoccupato, filmati continui di bombe e decapitazioni mi avevano messo un’ansia terribile, ma, arrivato lì, la questione assumeva tutto un altro aspetto: non potevo concedermi neanche un attimo di paura. Ho visto bambini giocare con le macchinine e anziani impegnati a concludere una partita di carte, nonostante il frastuono prodotto dagli spari. Purtroppo la guerra abitua alla guerra e, se ti accorgi della loro tranquillità, non puoi far altro che mantenere i nervi saldi. Rischieresti di sembrare l’occidentale incapace di comprendere la loro realtà e che avrebbe fatto meglio a non partire.”

“Kobane Calling” racconta l’incessante battaglia dei Curdi contro l’Isis, ma non solo: è un elogio ad una forma di civiltà retta da una Costituzione che non ha nulla da invidiare ad una democrazia occidentale. Il contratto sociale dei popoli del Rojava, stipulato nel 2014, prevede la redistribuzione delle terre e l’abolizione della pena di morte, ma sopratutto l’uguaglianza dei diritti senza distinzione di razza, di religione e di genere.

Riguardo Margherita Guzzo

Margherita Guzzo
Di Palermo. Laureata in Lettere, studentessa di Filologia Moderna e Italianistica.

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