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Italia fanalino di coda dell’Europa

Superata anche dalla Turchia e dal Cile, l’Italia si è aggiudicata l’ultimo posto fra i 34 Paesi membri dell’Ocse – l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico – per la percentuale di laureati fra i 25 e i 34 anni. Sono solo il 24% contro il 41% della media Ocse. Nel 2004 il nostro Paese era al quartultimo posto, seguito da Slovacchia, Repubblica Ceca e Romania. Nel corso degli ultimi 10 anni, siamo stati superati anche da queste tre nazioni e adesso occupiamo saldamente l’ultimo posto. D’altronde, nel decennio 2000-2010, l’Italia è stata l’unica nazione europea la cui spesa per l’istruzione non è cresciuta. In sostanza, il Paese raccoglie quello che semina: in rapporto al Pil, la spesa per l’istruzione universitaria italiana è penultima, con uno 0,9%, fra tutte le nazioni Ocse in cui la media è dell’1,5%.

Uno degli obiettivi dell’Unione Europea per il 2020 è raggiungere almeno il 40% di laureati nella fascia d’età compresa fra i 30 e i 34 anni. I target delle 28 nazioni sono differenziati fra loro: per otto Paesi l’obiettivo è arrivare a superare il traguardo del 40%. L’Italia, non solo è fra le dieci nazioni il cui target è inferiore al 40%, ma presenta quello più basso dell’intera Ue con il 26-27%, partendo da un 21,7% di popolazione in questa fascia di età con un titolo di studio universitario nel 2012. Un obiettivo decisamente meno ambizioso rispetto a quello di nazioni come Malta, la Croazia e la Slovacchia ma che rischia comunque di non essere raggiunto, vista anche la costante tendenza al calo delle immatricolazioni. Nell’ultimo decennio, infatti, le iscrizioni all’università sono scese di circa 58.000 unità. In pratica, due 19enni italiani su tre sono costretti a rinunciare a intraprendere il percorso universitario, soprattutto i figli delle famiglie più svantaggiate. Questo perché studiare in Italia è molto costoso e l’accesso ai benefici di sostegno pubblico è sempre più difficile.

Secondo la classifica stilata dall’analisi dei dati del ‘Rapporto Anvur’, realizzato dall’agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca e pubblicato nel marzo del 2014, l’Italia è terza in Europa sul costo degli studi universitari, con un costo medio annuo di circa 1.400 euro per studente. E pensare che ci sono diversi Stati europei, come la Svezia, la Danimarca, la Finlandia ma anche la Francia e la Germania, che garantiscono un accesso gratuito o quasi anche all’istruzione universitaria.

Rispetto al nord Europa proprio non c’è partita” ha dichiarato a Iostudionews il portavoce di Link Coordinamento Universitario, Alberto Campailla, commentando la differenza abissale della percentuale di beneficiari di sostegno pubblico sul totale degli studenti iscritti all’università nei vari Paesi europei emersa dall’indagine del ‘Rapporto sulla condizione studentesca 2015’, realizzato dal Cnsu. Al primo posto l’Olanda con un 95% seguita da altre nazioni dell’europa del nord, Danimarca (80%), Svezia (77%) e Finlandia (58%). Man mano che si scende si arriva più a sud dell’Ue con la Germania (21%), la Spagna (19,5%) la Francia (18,1%) per arrivare, con uno stacco considerevole, all’ultimo posto che spetta all’Italia con solo il per 2,4% di universitari che beneficiano di meccanismi di sostegno pubblico rispetto alla totalità degli iscritti. “Questa differenza” ha spiegato Campailla “è dovuta al fatto che il sistema di diritto allo studio nel nostro Paese è essenziamente previdenziale mentre nei Paesi del nord Europa è uno strumento di welfare a tutti gli effetti. Ma anche facendo un confronto con Paesi del sud Europa più simili – ha aggiunto Campailla – l’Italia è nettamente indietro perché, mentre altri Paesi che pure erano in crisi hanno mantenuto gli investimenti all’istruzione e alla cultura, in Italia si è scelto di affrontare la crisi con una politica di austerità disinvestendo in settori che servono per innovare e arrivare a uno sviluppo e a una crescita economica”.

Inoltre, dal rapporto del Cnsu emerge che solo il 10% degli studenti iscritti all’università in Italia ha diritto alla borsa di studio, a fronte di un 18% in Germania, 19% in Spagna e, addirittura, di un 27% in Francia.

In pratica, il podio spetta all’Italia solo per il costo che le famiglie degli studenti devono affrontare per sostenere le spese universitarie. Il nostro Paese è, invece, agli ultimi posti in Europa in tutti quegli aspetti che sono condizione necessaria per una effettiva concretizzazione del diritto allo studio, dagli investimenti per l’istruzione ai target di Europa 2020 fino al numero di studenti beneficiari di sostegno pubblico.

Riguardo Marta Silvestre

Marta Silvestre
Laureata in Scienze filosofiche presso l’Università Roma Tre, ho frequentato la Scuola di Giornalismo Lelio e Lisli Basso - “Inchieste, questioni internazionali, ambiente e beni comuni”. La passione per il giornalismo nasce dalla volontà di poter dar voce a realtà altrimenti destinate a rimanere non raccontate. Ho maturato esperienze di lavoro come redattrice di vari giornali locali, raccontando in particolare vicende legate ai temi di mafia e antimafia. Durante l’ultimo anno ho svolto un tirocinio presso la redazione di cronaca e giudiziaria dell’agenzia di stampa AdnKronos e uno stage nella redazione di Sky Tg24. Attualmente collaboro anche con Italpress e Meridionews.

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