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Istruzione e formazione in Italia. L’UE fa il punto ed è l’ennesima doccia gelata

Lo status dell’istruzione e della formazione in Italia, non sono ignoti a chi è attento a queste tematiche ma per non farlo dimenticare anche la relazione di monitoraggio 2016 della Commissione UE, pubblicata questo mese, ha voluto ricordarci che è prestata un’attenzione maggiore alla qualità dell’istruzione superiore, mentre negli ultimi anni il quadro per l’assegnazione dei finanziamenti pubblici alle università è nettamente migliorato (n.d.r. nell’ultimo anno); che il tasso d’istruzione terziaria dell’Italia è il più basso dell’UE per i giovani di età compresa tra i 30 e i 34 anni e il sistema dell’istruzione superiore non riceve risorse adeguate e deve confrontarsi con il problema dell’invecchiamento del personale docente e del suo assottigliamento; che l‘ingresso nel mondo del lavoro è difficile, anche per le persone altamente qualificate, e dà luogo al fenomeno della “fuga dei cervelli”.

Questi i punti salienti del rapporto per ciò che concerne l’istruzione terziaria. (Clicca qui per leggere l’intero testo della relazione)

In realtà, la relazione offre qualche nuovo dato. Dei dati positivi rispetto al passato ma ugualmente negativi rispetto al livello europeo.

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Diagramma estratto dalla relazione

 

Il diagramma di sintesi evidenzia come, rispetto alla media europea, l’Italia abbia performance pessime proprio in rapporto alla formazione terziaria con una distanza siderale dagli obiettivi, e dalla media europea, per l’indicatore della percentuale di giovani che conseguono una laurea e quello del tasso dei neodiplomati (tra i 20 e i 34 anni) che trovano occupazione.  Scarso è anche il risultato per ciò che concerne l’abbandono prematuro degli studi da parte dei giovani (tra i 18 e i 24 anni); infatti, mentre la percentuale europea è dell’ 11 % quella italiana è del 14,7 %

Circa il primo dato negativo, il dato è chiaro. L’Italia ha il più basso numero di laureati d’Europa, il 25,3 % rispetto al 38,7 % della media europea (fascia anagrafica presa in considerazione: 30-34 anni) e questo malgrado abbia compiuto un passo in avanti pari a 3,4 punti percentuali rispetto al 2012. Il tasso di completamento dell’istruzione è particolarmente basso fra le persone nate all’estero (14,4 % rispetto alla media UE del 36,4 %).

Per quanto riguarda le difficoltà nel mondo del lavoro degli studenti il rapporto afferma: “Per le persone altamente qualificate è difficile accedere al mercato del lavoro (Montanari et al.2015). Ad esempio, il tasso di occupazione dei recenti neolaureati ha registrato un netto calo durante la crisi economica, dal 70,5 % del 2008 a un mero 52,9 % nel 2014. Nonostante il successivo aumento al 57,5 % osservato nel 2015, questo dato continua a rimanere ampiamente al di sotto della media UE dell’81,9 %. Il sostegno agli studenti è minimo. Soltanto l’8 % degli studenti iscritti a un corso di laurea di primo livello ottiene una borsa di studio, il che corrisponde a una delle percentuali più basse dell’UE (Commissione europea 2015). Un terzo di tutti gli studenti che ne avrebbero diritto non ottiene una borsa di studio per mancanza di risorse.”

Interessante è anche il dato della migrazione intellettuale che evidenzia la criticità della “fuga dei cervelli”. Il rapporto ricorda che i giovani laureati guadagnano di più all’estero, quelli che hanno conseguito un dottorato riferiscono che tornando in Italia peggiorerebbero la loro situazione e che il fenomeno non è “circolazione di cervelli ” perchè quelli che partono non trovano nessun bilanciamento da “cervelli in entrata”.

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Estratto dalla relazione

Quest’ultimo è forse il dato più nuovo e forse più allarmante, l’Italia si sta spegnendo intellettualmente, perde capitale umano mentre la politica tarda a riconoscere la strutturalità del problema. Il Governo, quest’anno, afferma che interverrà con due misure: le tanto dibattute cattedre Natta, in via d’attuazione, e il finanziamento ai dipartimenti d’eccellenza. Due azioni che l’opinione pubblica non ha esitato a definire discutibili ma che il rapporto definisce “un primo passo positivo, poiché sono un tentativo di invertire la rotta delle precedenti politiche in materia di personale. – Poi però continua – Hanno tuttavia un ambito di applicazione alquanto limitato e non sono sufficienti a risolvere il problema dell’invecchiamento del personale docente, per il quale occorrerebbe adottare un approccio più strategico, come un piano di assunzioni pluriennale sorretto da un significativo aumento dei finanziamenti pubblici. La Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI 2016) ha proposto di recente di riportare l’entità del finanziamento pubblico al livello del 2008. Ciò significherebbe incrementare il livello attuale di finanziamenti di circa 900 milioni di EUR. Così facendo sarebbe possibile non soltanto realizzare un piano completo di assunzioni ma anche aumentare le risorse per il diritto allo studio e migliorare l’infrastruttura universitaria”.

Riguardo Andrea Cannizzaro

Andrea Cannizzaro
Nato il 29 luglio 1994 a Palermo dove frequento il corso di studi in Giurisprudenza. La mia mail è andreacannizzaro94@gmail.com

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