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Inaugurazione dell’anno accademico con il presidente Renzi. Gli interventi.

In una Palermo blindata e in un non gremito Teatro Massimo si è svolta stamane la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico con la partecipazione del presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

Dopo l’anno accademico passato in cui era intervenuto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con la presenza del primo ministro la cerimonia diventa ancora un’occasione di apertura del mondo accademico alla società generalmente nel potenziamento del concetto e della missione di “Palermo città universitaria”.

La platea era riempita dai professori dell’università e da un nutrito gruppo di esponenti delle istituzioni politiche regionali e locali. Nei palchi  qualche ricercatore e qualche sparuto gruppo di studenti.

Entrato il corteo accademico, dopo l’inno nazionale, il primo a prendere la parola è stato il rettore Fabrizio Micari il quale ha tracciato un bilancio dell’azione del suo primo anno di rettorato.

Un discorso, tutto volto alla centralità del ruolo dell’ateneo, nel presente e nel futuro, che ha avuto come temi: l’incremento delle iscrizioni, l’offerta formativa e specialmente quella legata al territorio, la qualità della ricerca, i piani per l’edilizia e la sanità e il necessario turn over nell’ateneo. I tratti più salienti del suo discorso quelli dedicati alla migrazione intellettuale e alla necessità di politiche per il lavoro. Proprio riguardo a quest’ultimo, ha affermato Micari: “Ai giovani laureati dobbiamo garantire la possibilità di lavoro e di lavoro qualificato. Non possiamo tradirli, non possiamo mortificarli, non possiamo costringerli, dopo una faticosa stagione di studi, alla ricerca di un lavoro, qualunque esso sia, anche non corrispondente al livello di impegno che hanno profuso”.

Hanno poi parlato il direttore generale dell’Università Antonio Romeo, dedicatosi alla scarsezza dei finanziamenti e alla necessità di innovare o servizi, e un rappresentante del personale tecnico amministrativo Francesco Fantaci.

Stefano Di Gangi, rappresentante degli studenti in Senato Accademico, durante il duo intervento in particolare ha rilevato che “nonostante le numerose eccellenze italiane nel mondo, le nostre università e soprattutto quelle del Sud non riescono ad essere il faro dell’Europa per mancanza di adeguate strutture, propensione al cambiamento e all’innovazione e carenza di interazione con il territorio. Questo comporta una costante perdita degli investimenti dello Stato nella formazione dei propri giovani che diventano risorse per gli altri Paesi, indebolendo il nostro tessuto socio-economico e culturale”.

Infine, il presidente di banca IMI, il palermitano e alumnus dell’Università di Palermo Gaetano Miccichè che, decidendo di non leggere la sua prolusione, ha parlato agli studenti intervenuti e idealmente a tutti gli studenti Università di Palermo, raccontando la storia della sua carriera  invitando i giovani ad avere coraggio e a  crescere nel sentimento comunitario. Miccichè, si è concentrato poi, nella descrizione di una parola, RITMO, che egli afferma essere diventata per lui un acronimo: R come responsabilità, I come interrelazione, T come tempestività, M come motivazione, O come originalità.

Successivamente è intervenuto il presidente del Consiglio che ha affrontato i temi della necessità di incrementare i fondi sulla ricerca e sull’università, ha poi parlato della strategicità della Sicilia chiedendo infine al mondo accademico un sostegno reale per il cambiamento dell’università. (Per approfondire l’intervento di Renzi clicca sul presente link).

Non possono essere dimenticate le proteste, segno di lontananza più che di integrazione generazionale e sociale. Non può essere taciuta la sproporzione tra gli studenti presenti e la popolazione studentesca. È il concetto di inaugurazione che si pretende, al di là delle cerimonie, venga conservato in questa giornata di contraddizioni. L’inauguratio presso gli antichi romani era un rito per interpretare la volontà divina rispetto a un obiettivo, fosse una guerra o la durata di una carica. Era un modo per interpretare il futuro al fine di decidere solo ciò che è bene per la comunità. Senza misticismi, un nuovo anno attende la comunità universitaria e quello che ogni suo membro deve augurarsi, per l’appunto, è che questa cresca sempre più. Oggi augurarsi per domani realizzare questa crescita.

Riguardo Andrea Cannizzaro

Andrea Cannizzaro
Nato il 29 luglio 1994 a Palermo dove frequento il corso di studi in Giurisprudenza. La mia mail è andreacannizzaro94@gmail.com

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