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Immersione sensoriale al Teatro Massimo: “Il Caravaggio rubato”

In scena ieri, 5 marzo, al Teatro Massimo di Palermo, la prima de “Il Caravaggio rubato”. Un preziosissimo prodotto artistico, consigliato a tutti i giovani palermitani e siciliani perché “anche se a Palermo si nasce senza scarpe” ogni giorno si ha la speranza di vincere la mafia che imbratta la città e la vita.

Un cammeo palermitano che malgrado il titolo non racconta direttamente il furto dell’opera caravaggesca, ma solo attraverso una serie di eventi a questo collegati. L’incisione fondamentale è il rapporto tra i palermitani e la mafia e tutta l’opera è intagliata su questo rapporto attraverso le immagini e le suggestioni visive del testo.

I piedi nudi dei neonati contro le “belle scarpe (NDR: dei mafiosi) … sempre sporche di cantiere”. L’immagine del quadro e del divin bambino con quella di tutti i bambini. Un padre che porta i propri figli a taliare la scena di un omicidio. La redazione dell’Ora dove “ogni mattina, verso una certa ora, entrava nello stanzone Letizia con gli zoccoli ai piedi e le sue gonne colorate”. E ancora i bambini: “quei quattro bambini figli del capo dei capi (NDR: nati)… nella stessa clinica… davanti a un bellissimo giardino e a un passo da piazza Politeama”.

Uno spettacolo breve, durato poco più di un’ora,  moderno e che difficilmente si può includere nelle categorie sceniche. Non è stato un concerto, non è stata una proiezione, non è stato una tragedia. Ma forse tutto questo e molto di più: un grande pezzo giornalistico, una lezione di storia, la celebrazione della vita.

Non può che essere panica e colossale l’opera che porta Palermo e la sua storia davanti al tribunale dell’arte. Inevitabile la catarsi in un’esperienza sensoriale ed emozionale immensa.

Le musiche potenti, ma mai oltremodo, sono di Giovanni Sollima e hanno evidenziato la coralità del dramma. I testi  di Attilio Bolzoni hanno giornalisticamente raccontato la tragedia dell’individuo. Un individuo senza nome, lui stesso Attilio, o Mauro de Mauro, giornalista dell’Ora scomparso presumibilmente perché a conoscenza del segreto del furto del Caravaggio. O forse lei, Letizia Battaglia, autrice delle foto proiettate, anima di quella storia.

O forse quel protagonista, prima vittima, e spettatore è “… il bambino… che nasce un’altra volta a Palermo… Perché Palermo rimescola. Perché Palermo rovista dentro di sé e rovista dentro di te.”

Due cose conserverò – mi si perdoni se rompo la parete dell’impersonalità – particolarmente care di questo spettacolo.

La prima: Unica. Quella di Letizia Battaglia casualmente seduta al mio fianco con sua amica. Ricorderò con straordinario affetto l’immagine di questa donna, artista ottantunenne che ha assistito allo spettacolo con le braccia appoggiate alla poltrona davanti a lei, con il mento in mezzo alle mani, come una bambina curiosa che attenta guarda qualcosa che le interessa. Un’immagine preziosissima che eloquentemente racconta lo spettacolo: l’esigenza d’essere bambini, d’essere curiosi, d’essere liberi.

La seconda: Un insegnamento, un invito a conoscere, scritto nei testi di Bolzoni da cui sono tratte tutte le parti citate. “La bellezza di Palermo è il suo sapere. A me Palermo ha insegnato molto. Mi ha insegnato anche un giornalismo raro che mi ha trasportato nella corrente della vita e anche davanti a questo quadro che c’è e non c’è. Palermo non ti permette di vedere tutto e di non scoprire niente.” E infine la regola fondamentale del giornalismo: la regola delle 5P: “Porque? Porque? Porque? Porque? Porque?”

Riguardo Andrea Cannizzaro

Andrea Cannizzaro
Nato il 29 luglio 1994 a Palermo dove frequento il corso di studi in Giurisprudenza. La mia mail è andreacannizzaro94@gmail.com

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