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Immatricolazioni in crescita, ma i fondi restano scarsi

«Il punto di debolezza del sistema universitario italiano è l’insufficienza dei fondi volti a sostenere il diritto allo studio». È questa la maggiore difficoltà segnalata dal Rapporto biennale sullo stato del sistema universitario e della ricerca realizzato dall’Anvur.

Spesso gestiti a livello regionale con notevoli disparità territoriali, i fondi per il diritto allo studio non permettono ancora di garantire l’uguaglianza delle opportunità richiesta anche dalla Costituzione italiana.

«Occorre riflettere ancora sulla ripartizione delle risorse – si legge nell’analisi condotta dall’agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca – per sostenere con più decisione il diritto allo studio e le prospettive di carriera dei migliori giovani studiosi».

Gli obiettivi della strategia di Europa 2020 per l’Italia rischiano, infatti, di rimanere irrealizzati senza un aumento complessivo delle risorse investite nella formazione terziaria. Il nostro Paese potrebbe rimanere agli ultimi posti in classifica con appena il 26 per cento di giovani laureati, contro la media di altri Paesi europei che si prefiggono di conseguire una quota pari al 40 per cento.

Rispetto al periodo preso in esame nel precedente rapporto Anvur, il cambiamento più rilevante in positivo è la ripresa delle immatricolazioni, soprattutto nella fascia di età più giovane, dopo anni di continue riduzioni.

«Negli ultimi due anni – riporta la ricerca – il calo degli immatricolati si è arrestato e nell’ultimo anno si registra una decisa inversione di tendenza, con un incremento dell’1,6 per centro del numero di immatricolati (del 2,4 per cento fra i giovani con età pari o inferiore a 20 anni)».

Tuttavia, la distribuzione territoriale di questa crescita non è uniforme: nell’anno accademico 2015/2016, il numero degli immatricolati è cresciuto al nord in misura significativa con un 3,2 per cento, al centro si è lievemente ridotto (0,1 per cento) ed è cresciuto, anche se solo dello 0,4 per cento, al sud. Ovunque le donne si immatricolano più degli uomini, la quota degli studenti che studiano fuori dalla propria regione di residenza è salita e si è confermata la tendenziale crescita di iscrizioni a ingegneria e il calo per l’area giuridica.

Basato prevalentemente sui 61 atenei statali che accolgono circa il 90 per cento degli iscritti, il sistema universitario italiano manca di percorsi di studio brevi e professionalizzanti. Probabilmente, è anche a causa di questa carenza nell’offerta formativa che l’Italia rimane tra gli ultimi paesi europei per numero di laureati con un 24 per cento contro il 37 per cento della media europea e il 41 per cento della media Ocse nella popolazione fra i 25 e i 34 anni.

Riguardo Marta Silvestre

Marta Silvestre
Laureata in Scienze filosofiche presso l’Università Roma Tre, ho frequentato la Scuola di Giornalismo Lelio e Lisli Basso - “Inchieste, questioni internazionali, ambiente e beni comuni”. La passione per il giornalismo nasce dalla volontà di poter dar voce a realtà altrimenti destinate a rimanere non raccontate. Ho maturato esperienze di lavoro come redattrice di vari giornali locali, raccontando in particolare vicende legate ai temi di mafia e antimafia. Durante l’ultimo anno ho svolto un tirocinio presso la redazione di cronaca e giudiziaria dell’agenzia di stampa AdnKronos e uno stage nella redazione di Sky Tg24. Attualmente collaboro anche con Italpress e Meridionews.

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