Home / #IoDicoLaMia / Il lato oscuro del web: multinazionali e disuguaglianze
Il lato oscuro del web

Il lato oscuro del web: multinazionali e disuguaglianze

La rivoluzione digitale ha sconvolto la nostra esistenza; ne ha cambiato i modi, le dinamiche, i ritmi. Ci ha offerto tantissime nuove possibilità prima sconosciute. Oggi abbiamo accesso alla conoscenza e all’informazione come mai prima d’ora, l’intero mondo è collegato e tutti possono entrare in contatto con nuove realtà grazie al web. Alla nascita, Internet ci prometteva uguaglianza, benessere, felicità. Certo, enormi sono i benefici della rete ma vi sono anche problemi nati e sviluppatisi fino a diventare parte del sistema che si doveva distruggere. Oggi possiamo affermare che sono nati i nuovi colossi del capitalismo moderno, sempre più forti, sempre più influenti e in continua crescita; stiamo parlando di società come Google, Twitter, Facebook, Amazon, Apple ecc.

Le grandi offerte e agevolazioni alla nostra vita quotidiana non ci hanno permesso di accorgerci del lato negativo che stava sviluppandosi a causa di tali aziende. Oggi esse occupano la maggior parte del mercato digitale, raggiungono fatturati di centinaia di miliardi di euro e fanno parte della nostra vita quotidiana. Ma qual è il lato oscuro della rivoluzione digitale? Vi starete chiedendo perché prendersela con aziende che ci permettono di avere accesso gratuito a informazioni e video come Google, oppure Amazon che ci consegna in pochi giorni a prezzi ridotti tutta la merce che vogliamo. Il web è tutto gratis, tutto è bello! Purtroppo la realtà è molto più complessa. Attraverso il potere accumulato questi colossi sono in grado di ricattare governi, non pagare le tasse tramite scappatoie legali ed avere accesso a tutti i nostri dati a fini commerciali o peggio. Se ancora per noi tutto il web è gratuito, è dovuto al fatto che siamo noi i prodotti in vendita nella vetrina digitale.

Tutte le volte che navighiamo, clicchiamo su un link, guardiamo un video su youtube in modo gratuito, stiamo anche contribuendo ad arricchire la macchina pubblicitaria attivata da Google, generando gli utili dell’azienda. La mancanza di legislazioni tributarie moderne soprattutto in Europa ha permesso, per così dire, a Google di evadere legalmente le tasse. Infatti basta aprire una sede in Irlanda con aliquote fiscali agevolate, trasferire gli utili gratuitamente (in base alle leggi in vigore) in un’altra sede in Olanda e poi di nuovo in paradisi fiscali come le Bermuda. Il problema è capire da dove vengano i profitti, per aziende come Google sono frutto delle innovazioni che porta in campo tecnologico. E chi detiene i diritti sui brevetti? La sede alle Bermuda. Google non paga le tasse in tutti quei paesi in cui è presente digitalmente e da cui ricava utili, ad esempio con aziende italiane che acquistano pubblicità per farsi conoscere.

In questo modo Google riesce a evadere (come Apple ed altri con stratagemmi analoghi) miliardi di euro lasciando ai cittadini le briciole. Possiamo vedere come in Regno Unito Google abbia pagato di tasse nel 2012 sei milioni di sterline su oltre 2,5 miliardi di ricavi. Facebook in Irlanda ha pagato 1,9 milioni di euro su 1,75 miliardi di profitti lordi. La forbice delle disuguaglianze continua ad ampliarsi, in momenti di crisi come quello che stiamo affrontando è sconcertante osservare aziende con valori in borsa di miliardi di dollari (es. Facebook 130, Amazon 175, Google 354, Apple 500), con utili altrettanto grandi pagare tasse per un rapporto 1×1000. Tali sproporzioni rendono necessaria una nuova forma di tassazione sugli enormi proventi dei colossi informatici. Il potere accumulato dalle multinazionali del web è diventato tale da poter sfidare anche uno stato sovrano. Lo dimostra un caso iberico. Nel Dicembre 2014 il parlamento spagnolo ha introdotto una nuova legge per far pagare i diritti sulla pubblicazione degli articoli, ciò andava contro gli interessi di Google e del suo servizio Google News, in risposta la società ha deciso di rimuovere il servizio causando una crisi dell’informazione digitale spagnola che ha subito un 15% in meno di traffico digitale. Il governo è stato quindi costretto a fare marcia indietro sulla legge. Il lato oscuro della rivoluzione digitale è uscito alla luce, nuovi gruppi di potere si stanno arricchendo a dismisura e stanno  monopolizzando il mercato. E’ necessario creare un nuovo diritto fra tutti i Paesi europei che permetta di rispondere ad una nuova realtà quale è Internet. Intervenire oggi è un dovere per riportare un po’ di giustizia sociale in un mondo sempre più ingiusto e sempre più diseguale.

Riguardo Giorgio Mineo

Giorgio Mineo
Nato a Palermo, 21 anni, studente di Giurisprudenza. Sono appassionato di giornalismo e politica. Il mio ispiratore è Enrico Berlinguer.

Leggi anche

Unreal Engine

Unreal Engine, come sviluppare un videogioco dal nulla

Moltissimi appassionati di videogames hanno sempre desiderato di poter creare un proprio videogioco. Alcuni di …

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *