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Alberto Firenze

Hotel Patria. Firenze: “La Regione non vuole investire sui giovani”

Dopo vent’anni di controversie, tra contenziosi e contestazioni, la storia dell’Hotel Patria sembra non essere ancora giunta al suo epilogo. L’imponente edificio storico torna infatti a far parlare di sé, e stavolta più forte che mai.

Un forte grido d’appello è stato lanciato dall’Ersu in difesa del diritto allo studio, come forma di protesta verso la pessima gestione del caso in cui la struttura è coinvolta, e contro il disinteresse dimostrato dai poteri che avrebbero e dovrebbero invece sostenere questa causa. Quasi vani i passi avanti che precedentemente erano stati fatti, in cui molti studenti hanno riposto grandi speranze e buone prospettive per l’avvenire. Avvenire in cui hanno creduto, ad esempio, i ragazzi del Collettivo autonomo universitario, che per due anni hanno salvaguardato la struttura dal rischio delle occupazioni abusive e  che hanno cercato di dar voce a tutti quegli studenti i quali, ogni anno, vengono esclusi dalle residenze universitarie per mancanza di posti a disposizione.

Alberto Firenze, nella conferenza del 22 aprile presso i locali dell’Hotel Patria, ha usato toni forti e molto duri, di condanna e di sfida. Parole di chi ha creduto molto in qualcosa ma che ora necessita di sviluppi concreti per poter avanzare con entusiasmo e impegno. «Questo luogo rappresenta un pezzo della nostra storia, è dove spesso venivano a mangiare Falcone e Borsellino. Avevamo un bel progetto ideato con Ikea Italia, di coinvolgere gli studenti nell’assemblaggio dei mobili, per fare di questi locali uno spazio che realmente fosse sentito come proprio dagli studenti. Ho preso un impegno con i ragazzi, ho condiviso con loro un percorso. Abbiamo fatto attivare un servizio di vigilanza h24 con grande onere finanziario anche per l’Ente, investendo molto su un immobile di cui l’Ersu non è proprietario ma destinatario finale».

Hotel PatriaIl presidente ha poi posto il problema della mancanza di collaborazione con la Regione, aggiungendo: «Solo da poco è arrivato il contributo di funzionamento che la Regione Sicilia deve dare dal 2015. A questo punto, chiudiamo tutto e andiamocene da questa terra. La regione così facendo sembra che non vuole investire sui giovani». Ecco allora che Firenze ha lanciato più volte una sfida contro chi si oppone o comunque, con la propria assenza, impedisce che questo percorso si chiuda: «Ciò che mi sta a cuore è che gli studenti entrino e sono pronto a dimettermi se questo non avverrà. In questi giorni incontrerò il rettore Fabrizio Micari in quanto l’Università è proprietaria della struttura. Mi rivolgo a lui, al sindaco Leoluca Orlando, al presidente della regione Rosario Crocetta». L’attesa è che «almeno per il prossimo anno accademico questa struttura possa essere aperta». Ha concluso Firenze: «Non so più a chi rivolgermi. A breve, lanceremo un flash mob di cui saranno protagonisti gli studenti per sensibilizzare ulteriormente».

A parlare con IoStudio, anche Paolo Cozzo, referente Ersu della struttura: «Seguirò i lavori che verranno fatti ma bisogna sollecitare i privati a piano terra che occupano gli spazi. Solo in questo caso, si potrebbe pensare ad una vera riattivazione. Sono sempre ottimista, ma capisco che la situazione è difficile, nonostante la struttura sia quasi del tutto completa».

 

Riguardo Miryam Lo Dato

Miryam Lo Dato
Laureata in Lettere presso l'Università degli Studi di Palermo, specializzata in Filologia Moderna e Italianistica.

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