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"Goethe nella Campagna Romana", Johann Heinrich Wilhelm Tischbein, 1787
"Goethe nella Campagna Romana", Johann Heinrich Wilhelm Tischbein, 1787

Goethe in Sicilia: l’Isola Iniziatica

Lunedì, 21 febbraio, ha avuto luogo presso la sede ULITE (Università Libera Itinerante della Terza Età) un dibattito sul libro Goethe in Sicilia: l’Isola Iniziatica, edito nel 2008 da Armando Siciliano Editore. Scritto a quattro mani dal compianto giornalista Bent Parodi e da Anna Maria Corradini, classicista e archeologa, attualmente presidentessa dell’Associazione Joe Petrosino, si tratta una riflessione in forma saggistica sul celebre viaggio dello scrittore tedesco compiuto in Sicilia nel 1787.

Il libro è suddiviso in due parti: in prima battuta, l’introduzione a cura di Bent Parodi sulla vicenda umana ed esistenziale di Goethe in relazione al suo tempo e alla sua esperienza in Italia e in Sicilia, in un secondo momento, invece, sono riportate le lettere dello stesso autore raccolte nell’ opera Viaggio in Italia. Ad ognuna di esse segue un commento storico-documentaristico di Anna Maria Coradini che, con queste parole, introduce al pubblico l’oggetto dell’incontro: “Attratti dal fascino dell’Isola mitica del sole e della bellezza, molti furono gli scrittori che tra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo si lasciarono sedurre dall’idea di un soggiorno in Sicilia, considerata tappa quasi obbligatoria di un percorso di formazione culturale. Nel caso di Goethe, si tratta di un vero e proprio viaggio iniziatico che rappresenta un’esperienza autentica di rinascita. Da un lato, la Sicilia gli consente di entrare a stretto contatto con la natura: immerso nei colori e negli odori di un’oasi lussureggiante, lo scrittore ritrova quelle specie rare e pregiate che aveva avuto modo di conoscere attraverso i libri di botanica (di cui peraltro era un grande appassionato). Dall’altra, la sensazione di estasi assaporata davanti alle grandi opere architettoniche di epoca classica rappresenta un vero e proprio fenomeno di imprinting culturale.”

Non è guari possibile formarsi un’ idea giusta dell’Italia, senza avere vista la Sicilia; qui stà la chiave di tutto!

Partendo dalle riflessioni dello stesso Goethe, Bent Parodi e Anna Maria Corradini riflettono sull’importanza che l’Isola ebbe nella formazione di un intellettuale romantico, che, affascinato dal passato ancestrale di una terra proiettata nel metafisico, le riconosce un ruolo di primogenitura e di assoluta centralità nella storia.
La Sicilia è ancora l’isola del mito: tra l’incanto di profumi esotici e la suggestione suscitata dalla visione dell’Etna e dei Templi Greci, Goethe ritrova le gesta di Ulisse e dei Proci e la consacra a vera e propria patria immaginaria. Sarà dunque dopo questa esperienza iniziatica che lo scrittore dedicherà anima e corpo alla stesura di Nausicaa, un poema drammatico a sfondo mitologico.

Oltre ad essere attratto dalla fascinazione del bello e dalla contemplazione della natura, Goethe si interessa alle vicende di alcuni personaggi storici autoctoni che ebbero grande eco internazionale e di cui lo stesso autore lascia la sua testimonianza all’interno delle sue lettere. Tra i più noti, si ricordano Ferdinando Francesco I Gravina Cruyllas (lo stravagante Principe di Palagonia), il poeta Giovanni Meli, il Principe di Caramaico e il maresciallo Michele Odea, rispettivamente Viceré di Palermo e Messina.
In particolare, esercitò particolare fascino sullo scrittore tedesco il Conte di Cagliostro, senza dubbio una delle più controverse figure del diciottesimo secolo. Uomo dotato di intelligenza straordinaria e di grande carisma, amato e al tempo stesso odiato dall’opinione pubblica, Giuseppe Balsamo, conosciuto sotto mentite spoglie col nome di Alessandro Conte di Cagliostro, fu un avventuriero palermitano, appassionato di alchimia ed esoterismo, celebre per il suo gusto per l’occulto e per la sua ingannevole arte. Durante il suo soggiorno a Palermo, l’autore del Faust ebbe l’opportunità di approfondire le ricerche su una personalità misteriosa e leggendaria che in Europa stava riscuotendo enorme risonanza. Qui scopre la reale identità del “Conte” e, spacciandosi per “un inglese che doveva portare ai familiari notizie di Cagliostro”, volle rendere visita alla madre e alla sorella, residenti a Palermo nei pressi dell’Albergheria.

La contemplazione del bello nelle vestigia dell’antico, la possibilità di assistere al mito della creazione e di scoprire le trame interiori di una sicilianità considerata ambigua e contraddittoria rappresentano quindi le tre tappe dalle quali non si può prescindere, se ci si vuol interrogare su ciò che ha rappresentato complessivamente per Goethe il soggiorno nell’Isola del Sole, vero e proprio laboratorio sperimentale di formazione umana e culturale.

Riguardo Margherita Guzzo

Margherita Guzzo
Di Palermo. Laureata in Lettere, studentessa di Filologia Moderna e Italianistica.

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