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“Gesta dell’Orlando Furioso narrate da Brunello” con Salvo Piparo. La prima in Sala Strehler, Teatro Biondo

“Un cuntu può iniziare in tanti modi in Sicilia” e tanti altri modi ci sono di cuntari . Modi di cuntari che Salvo Piparo ha portato in scena  con lo spettacolo “Gesta dell’Orlando Furioso narrate da Brunello” nella Sala Strehler del Teatro Biondo di Palermo. Con Costanza Licata nei panni di Angelica, Irene Maria Salerno al pianoforte e Francesco Cusumano alle percussioni, il nostro Brunello (Piparo) ha inscenato,  infatti, l’opera dei pupi, la commedia musicale, il monologo, e soprattutto, in quel loro modo unico hanno buttato giù con un soffio quella quarta parete – che nella sala Strehler sembra non esistere – facendo assaporare al pubblico l’esser dentro la commedia che tanto ricorda il padre dei commediografi, Aristofane.

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È un prezioso e minuto gioiello questo spettacolo. Minuto, perchè riveli la sapienza artigiana di chi l’ha fabbricato (la regia è di Luigi Maria Burruano e le musiche di Marco Betta) e la bellezza di chi l’ha indossato. Ecco le pietre che lo tempestano: il nome, la lingua, i pupi, il cibo della tradizione.

A un estremo della fila di pietre preziose c’è il nome. L’onomastica in Sicilia, a pensarci è fondamentale; così fondamentale che non dare il nome del nonno al nipote, per il nonno è come non dargli il cognome. Piparo questo lo sa, ma conducendo il pubblico dentro il primo quadro che è poi cornice del racconto dell’Orlando Furioso invita a fare un’altra riflessione. Prima il nome era attribuito usando nomi di personaggi storici perchè la storia condizionasse la vita del nascituro, come siamo arrivati a dare ai figli nomi di detersivi scaduti: Aiscia (Aisha), Na-tascia (Natascha)? Insomma adesso i nomi sono una moda mentre un tempo erano frutto di fantasia proprio come Brunello…

All’altro estremo poi si trova la lingua. L’italiano e il siciliano e soprattutto il siciliano, sono lingue musicali ma sono sempre più impoverite. La loro bellezza sfugge sempre più. Forse non ci si è mai davvero accorti di come suonassero bene le nostre lingue e per questo l’affabulare di Piparo ai suoi spettacoli, e a questo in particolare per l’accompagnamento delle percussioni, non va perso.

Spostandoci verso il centro ci sono i pupi e le storie che portano con sè. Una storia degli oggetti, una storia di un modo di cuntari, una storia di letteratura: quella dell’Orlando Furioso. Nessuna di queste tre storie in realtà si può separare, in Sicilia, perchè c’è un unico denominatore che è l’anima della Sicilia, per metà cristiana e per metà saracina…

Dall’altra parte sempre verso il centro del nostro gioiello troviamo il cibo, protagonista di alcuni particolari momenti di quell’affabulare, come quando per 20161102_214955descrivere Angelica il paragone è con la frutta martorana, e primo motore di tutta la scena con i pupi di zucchero proprio nel giorno dei morti. A ogni pupo corrispondeva . racconta Salvo Piparo – un nome d’eroe e a ognuno d’essi una storia cosicchè alla fine un bambino finiva per conoscere l’Orlando Furioso senza accorgersene. E ora i pupi di zucchero, costosi e artigianali, muoiono ogni volta che si compra un Pokemon o un Simpson di zucchero, convenienti  ma industriali.

Infine, al centro c’è lei, troneggia sul diadema il diamante della Sicilia con tutto il suo patrimonio culturale e tradizionale. È il diamante più grande e più luminoso e, proprio per questo, il più ignorato. Stiamo perdendo la nostra cultura ci ammoniscono gli attori e stiamo perdendo sempre più noi stessi. Stiamo perdendo la cultura della nostra lingua, la cultura del nostro cibo, la cultura dei nostri nomi, la cultura di sincretismo religioso e culturale; la multiculturalità siciliana che vive nell’opera dei pupi. Salvo Piparo ce lo ricorda con un pugno di frasi che quando finisce lo spettacolo rimbombano nell’anima “Ieri, come oggi, Parigi è sotto assedio” ,”Non tutti i saracini vogliono fare la guerra”.

Fino a domenica 6 Novembre si replica al Teatro Biondo, Sala Strehler.

Riguardo Andrea Cannizzaro

Andrea Cannizzaro
Nato il 29 luglio 1994 a Palermo dove frequento il corso di studi in Giurisprudenza. La mia mail è andreacannizzaro94@gmail.com

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