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Fossili, pipistrelli e stalattiti: alla scoperta delle grotte di Carini (VIDEO)

Sono migliaia i siti geologici nel territorio siciliano, ambienti speleologici che nascondono preziosi fossili e le testimonianze più antiche della storia dell’Isola. Anche il territorio del palermitano è punteggiato di grotte molto particolari, per la loro storia e per la loro conformazione. Fra le più belle vi sono la grotta dei Puntali e la grotta di Carburangeli, entrambe site a Carini, a pochi chilometri dal capolouogo siciliano.

Si tratta di due riserve naturali integrali, rispettivamente affidate in gestione a “Gruppi Ricerca Ecologica” e “Legambiente“, due veri e propri scrigni contenenti testimonianze paleontologiche ed archeologiche, oltre a numerose peculiarità faunistiche altrove raramente riscontrabili. Un patrimonio di grande valenza naturalistico – scientifica e culturale da salvaguardare ma anche da valorizzare, divulgare e rendere fruibile, come fanno le due associazioni che, regolarmente, su prenotazione, consentono la visita delle grotte. Muniti di caschi, dopo aver visitato una casa museo che conserva, fra gli altri reperti, il teschio di un elefante nano siciliano (che ha dato vita alla leggenda dei Ciclopi, a causa di quel grande foro al centro del teschio), le feci fossilizzate di una iena e altre testimonianze della fauna locale, i visitatori entrano nella grotta dei Puntali accompagnati da una guida.

IMG_9412La grotta si apre nella roccia calcarea delle falde di Monte Pecoraio, a circa 90 metri sul livello del mare. Si tratta di una cavità di circa 110 metri di lunghezza che si sviluppa prevalentemente in orizzontale, puntellata di stalattiti e di stalagmiti: le stalattiti si formano a seguito dei continui e prolungati depositi di minerali trasportati dalle acque percolanti nella grotta, in particolare del bicarbonato di calcio che poi precipita in carbonato di calcio che si deposita e forma così la stalattite. La formazione delle grandi stalattiti richiede tempi lunghissimi, anche migliaia di anni. Quando una stalattite si congiunge a una stalagmite si ha la formazione di una colonna. A circa 30 metri dall’ingresso la cavità presenta un deposito di colore bruno giallastro, contenente frammenti di zanne di elefante: rappresenta quanto resta dell’originario deposito di ossa dopo gli scavi effettuati dal professor Gaetano Giorgio Gemellaro fra il 1868 ed il 1870. I reperti raccolti fin dall’800 sono oggi custoditi presso il Museo Archeologico “A. Salinas” ed il Museo di Geologia “Gemmellaro” dell’Università di Palermo. Verso l’interno la grotta si restringe, diventa più tortuosa, con un reticolo di cunicoli raccordati da pozzetti poco profondi. D Nella grotta vivono ben sei specie di chirotteri, cioè di pipistrelli, ma ci sono anche varie specie di ragni e minuscoli gamberetti che vivono solo in una pozza d’acqua all’interno della grotta.

Terminata la visita, ci si sposta di qualche chilometro per raggiungere la grotta di Carburangeli, lunga 400 metri. La Grotta riveste anche interesse archeologico, come testimoniato dal rinvenimento di interessanti reperti nel primo vano della cavità e nell’area antistante. Gli scavi eseguiti tra la metà del 1800 e gli inizi del 1900 da diversi paleontologi hanno riportato alla luce importanti resti della fauna fossile oggi conservati presso il Museo “Gemmellaro” di Palermo.

IMG_9470Da sempre le grotte hanno rappresentato un sicuro rifugio per l’uomo tanto che, al loro interno, è possibile rinvenire alcune tracce della sua antica presenza. Si tratta generalmente di disegni eseguiti sulle pareti, di resti fossili e di arnesi primitivi che, risparmiati dall’azione del tempo, ci permettono oggi di ricostruire frammenti di vita quotidiana dei nostri antenati. Con il suo sviluppo orizzontale e con l’ampio ingresso collocato in un’area facilmente accessibile, anche la grotta di Carburangeli ha ospitato l’uomo preistorico proteggendolo dal freddo e dai predatori. Gli scavi archeologici eseguiti nel grande vano di ingresso hanno riportato alla luce interessanti resti ed utensili risalenti ad un periodo compreso tra il Paleolitico e l’Età del Bronzo: lame, punte di selce utilizzate per la caccia, frammenti in pietra lavica riconducibili ad antiche macine e manufatti in terracotta. Accanto a questi reperti sono stati ritrovati anche gusci di patelle e di lumache, e frammenti ossei ormai fossilizzati di cervo, capra, cinghiale, bue e cavallo che si suppone siano resti di pasti. Alcune delle ossa rinvenute, infatti, si presentano spezzate per l’abitudine dell’uomo primitivo di nutrirsi anche del midollo osseo. Inoltre, ad ulteriore testimonianza dello stretto legame esistito tra gli uomini preistorici e la grotta di Carburangeli, si può osservare nella parete posta all’ingresso della cavità un disegno a carboncino, che sembra rappresentare uno stregone durante una cerimonia propiziatoria, e il disegno una sorta di ruota che rappresenta il sole. Meraviglie poco conosciute ma che meritano di essere riscoperte e valorizzate.

Riguardo Eliseo Davì

Eliseo Davì
Ho scritto un romanzo storico, "Societas", edito da BookSprint Edizioni. Sono Direttore del blog di informazione online "Il giornale di Isola" e ho collaborato con "L'ora". E nel frattempo studio, frequentando la facoltà di Giurisprudenza di Palermo.

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