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Forbice Nord-Sud: troppo larga su università

Dall’unità d’Italia in poi la quota di studenti universitari sul totale della popolazione è sempre stata in costante aumento. Questo è vero se si esclude l’ultimo decennio durante il quale, invece, il sistema universitario italiano è stato interessato da una progressiva diminuzione delle immatricolazioni: dal 2003-2004 si sono ridotte di 66mila unità per arrivare, con un ulteriore -20,4%, nell’anno accademico 2014-2015 fino a meno di 260mila. E dai dati certificati dal Rapporto 2015 della Fondazione Res, inoltre, emerge una netta differenza territoriale: al Nord il calo degli immatricolati è relativamente contenuto (-11%), aumenta poi nel Centro (-23, 7%) e nel Sud continentale (-25,5%) e tocca il picco nelle Isole (-30,2%).

L’Italia, negli ultimi anni, non ha affatto investito nel settore delle università, tanto da risultare all’ultimo posto fra gli Stati membri dell’Ocse per il numero di laureati fra i 30 e i 34 anni. La regione italiana con la percentuale maggiore di giovani laureati è il Lazio (31,6%); quattro regioni del Mezzogiorno figurano fra le ultime dieci nelle graduatorie delle 272 università europee; la Sardegna (17,4%) è penultima: “la sua percentuale di giovani laureati – si legge nel rapporto della Fondazione Res – è superiore solo alla regione bulgara dello Severozàpad”.

Le nuove regole di governo del sistema universitario stanno ulteriormente accentuando la biforcazione fra Nord e Sud, infatti le tendenze negative sono sempre più marcate per gli atenei del Centro-Sud con punte drammatiche nelle Isole: oltre il 50% del calo degli immatricolati è infatti concentrato nel Mezzogiorno; inoltre, al Sud è maggiore il tempo medio di completamento di un corso di laurea ed è più alto anche il numero degli studenti che abbandonano gli studi dopo il primo anno di università.

Il tasso di abbandono universitario è assai più alto al Sud che nel resto del Paese” ha dichiarato a Iostudionews il coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari, Jacopo Dionisio. “Tra le cause, oltre all’assenza e alla scarsa qualità dei servizi offerti – ha aggiunto – vi sono anche le carenze strutturali del diritto allo studio. Le regioni del Sud investono circa 40 euro per studente, la metà rispetto al Nord: al Sud, inoltre, gli studenti finanziano di tasca propria più del 50% del diritto allo studio. E anche la ripartizione del Fondo di Finanziamento Ordinario – ha spiegato Dionisio – ha contribuito ad aumentare la forbice tra atenei del Nord e atenei del Centro-Sud. Con l’attuale sistema di valutazione – ha concluso – si sono danneggiate quelle che potevano essere delle piccole eccellenze locali, con molti atenei che sopravvivono a stento, e si sono favorite solo alcune università, che rappresentano sempre più cattedrali nel deserto”. E, infatti, gli atenei di “serie A” sono tutti concentrati in un triangolo di 200 chilometri fra Milano, Bologna e Venezia con qualche estensione territoriale a Torino, Trento e Udine.

Nell’anno accademico 2013-2014, nelle regioni del Sud circa il 40% degli studenti idonei non beneficiava delle borse di studio per carenza di risorse; e la situazione era peggiore nelle Isole, addirittura con il 60% di esclusi non certo per demerito. In pratica, nell’area più povera del Paese il numero di studenti borsisti risulta paradossalmente ancora più basso rispetto alla media nazionale . Questo aspetto influisce molto anche sulla mobilità studentesca. L’iscrizione in una regione diversa da quella di residenza di per sé è un fenomeno positivo, ma diventa un problema drammatico quando è a senso unico, solo da Sud verso Nord. Il 30% degli immatricolati meridionali si iscrive nelle università del Centro Nord e In Sicilia quasi un terzo degli immatricolati “emigra”. In ogni caso, anche di fronte a una offerta formativa migliore di un ateneo del Sud, è difficile immaginare che uno studente del Nord scelga di trasferirsi, perché dovrebbe comunque allontanarsi da un’area in cui le prospettive occupazionali sono maggiori.

Ad aggravare le disparità c’è anche la ripartizione dei 7 miliardi del fondo di finanziamento ordinario: per le università del Sud ci sono stati tagli di circa il 12% e nelle Isole il finanziamento si è ridotto di oltre un quinto. La ciliegina sulla torta è la questione delle tasse universitarie. “In Italia la tassazione è aumentata più che in ogni altro Paese europeo (57,5%), se si esclude la Gran Bretagna” ha dichiarato a Iostudionews Gianfranco Viesti, economista e curatore del Rapporto Res 2015. “In particolare – ha spiegato Viesti – negli ultimi 8 anni, l’incremento delle tasse ha avuto dei picchi al Sud (70,5%) e soprattutto nelle Isole (85%). E questo ha scoraggiato l’iscrizione soprattutto di ragazzi appartenenti alle fasce economicamente più deboli della popolazione. E pensare che in alcuni Paesi euopei, fra cui la Germania, l’istruzione universitaria è del tutto gratuita e in molti altri, per esempio la Francia, i costi sono comunque molto più contenuti. In Italia, almeno – ha aggiunto – le tasse dovrebbero essere disegnate bene in base al reddito: adesso, il livello della tassazione, nonostante sia diverso fra Nord e Sud in valore assoluto, è fin troppo simile se rapportato al reddito delle famiglie settentrionali e meridionali. Per garantire equità sociale e uno sviluppo equilibrato del Paese – ha continuato Viesti – è importante che il tema del diritto allo studio torni di competenza del governo nazionale, per provare a colmare il divario fra le regioni che hanno meno risorse e quelle che, invece, hanno maggiori opportunità di investire. In sostanza – ha concluso Viesti – è necessario che il governo garantisca lo stesso diritto allo studio ai ragazzi, indipendentemente dalla regione in cui abitano o in cui decidono di studiare”.

Riguardo Marta Silvestre

Marta Silvestre
Laureata in Scienze filosofiche presso l’Università Roma Tre, ho frequentato la Scuola di Giornalismo Lelio e Lisli Basso - “Inchieste, questioni internazionali, ambiente e beni comuni”. La passione per il giornalismo nasce dalla volontà di poter dar voce a realtà altrimenti destinate a rimanere non raccontate. Ho maturato esperienze di lavoro come redattrice di vari giornali locali, raccontando in particolare vicende legate ai temi di mafia e antimafia. Durante l’ultimo anno ho svolto un tirocinio presso la redazione di cronaca e giudiziaria dell’agenzia di stampa AdnKronos e uno stage nella redazione di Sky Tg24. Attualmente collaboro anche con Italpress e Meridionews.

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