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Fondi statali agli atenei pubblici italiani. Zoom su dati siciliani e palermitani

Il 27 Luglio il quotidiano Sole24Ore ha pubblicato un’elaborazione di dati riguardanti la ripartizione dei fondi statali alle Università pubbliche del nostro paese. I dati riportati son: i milioni di euro attribuiti nel 2015 a ciascun ateneo; e la differenza, in percentuale,  tra quanto versato quest’anno e quanto versato nel 2014 e nel 2008. Infine, gli atenei sono classificati in base a un dato: la differenza tra fondi erogati nel il 2008 e quelli erogati nel 2015.

Il dato segna una riduzione della spesa statale in tutti gli atenei e il primato è tristemente dei tre atenei siciliani. Prima è l’Università di Messina con una riduzione del finanziamento del 31,4 %. Secondo si classifica il nostro ateneo che ha avuto un restringimento dei finanziamenti del 30,1 %. Terzo l’istituto universitario catanese con il 28,1 % di fondi in meno.

I Fondi erogati alle università pubbliche siciliane sono: per Palermo 192.340 .805 € ,per Messina 139.278.598 €, per Catania 157.836.338 €.

Le università attualmente più finanziate  sono Roma La Sapienza (464,6 milioni), Bologna (367,6 milioni), Napoli Federico II (316,6 milioni).

Gli atenei meno finanziati sono invece: l’Università per Stranieri di Siena (8,1 milioni), l’Università per Stranieri di Perugia, (12,1 milioni) e l’Università degli Studi di Roma “Foro Italico” (12,0 milioni).

Il finanziamento totale è di 6312,3 milioni di euro mentre nel 2008 era di 7250 milioni.

Il fondo è ripartito nel seguente modo: 42,2 % al nord 28,9 % al centro e 28,9 % al sud.

Il dato principe è sicuramente che dal 2008 lo Stato ha tagliato i fondi dell’università per quasi un miliardo. Per comprendere questi dati non basta enumerarli bensì occorre indagare sulla natura degli stessi. Scopriremo che se di tagli si può parlare questi sono dovuti anche alla scarsa capacità dei singoli atenei di raggiungere il first best.

Essi sono il risultato del cambiamento delle strategie di bilancio nella contabilità pubblica che ha prodotto quella che giornalisticamente è chiamata spending rewiew. In verità si tratta di razionalizzazione della spesa: si passa dalla cosiddetta spesa storica a alla gestione delle uscite pubbliche mediante l’analisi e valutazione della spesa sulla base del costo standard unitario per la formazione dello studente ovverossia quanto costa allo Stato uno studente.

Più semplicemente mentre prima lo Stato pagava le spese preventivate e di cui le università facevano richiesta senza nessun controllo di merito sulla spesa stessa; da ora i soldi spettanti a ciascun ateneo in virtù dei dati dell’anno accademico prima, vengono attribuito sulla base delle spese preventivate in rapporto al valore che un programma assumerà nella sua attuazione. La spesa viene così ripensata soprattutto in funzione della sua efficienza e viene, in una sua misura, attribuita, nella logica premiale, alla pubblica amministrazione che ha ottenuto i migliori risultati. In ciò consiste il costo standard.

 

Il costo standard.

Nel caso specifico il costo standard unitario per la formazione dello studente è la somma di allori attribuiti: “1. all’attività didattiche e di ricerca, in termini di dotazione  di personale docente  e  ricercatore; 2. ai servizi didattici, organizzativi e  strumentali,  compresa  la dotazione  di  personale  tecnico amministrativo,   finalizzati   ad assicurare  adeguati  servizi  di  supporto  alla  formazione   dello studente;  3. alla dotazione infrastrutturale, di  funzionamento  e  di  gestione delle strutture didattiche, di ricerca  e  di  servizio  dei  diversi ambiti disciplinari; 4. alle ulteriori voci di costo finalizzate a qualificare gli standard di  riferimento   e   commisurate   alla   tipologia   degli   ambiti disciplinari.” (Cfr. D.lgs. 49/2012, art. 8, co. 2).

Per ciò che riguarda il primo parametro viene calcolato il costo del personale docente e della docenza a contratto. Il secondo criterio è calcolato sulla base del 37,5 % del costo medio caratteristico (normale) di un professore di prima fascia per l’ateneo. Il terzo parametro tiene conto della dimensione dell’Ateneo, della numerosità di studenti in corso e della tipologia di corsi cui sono iscritti rispetto alle aree disciplinari (Medico-Sanitaria; Scientifico–Tecnologica; Umanistico–Sociale). Infine nel quarto criterio vengono inclusi: il numero dei collaboratori ed esperti linguistici a tempo determinato e a tempo indeterminato; il numero di figure specialistiche nelle classi di laurea magistrale a ciclo unico di Scienze della formazione primaria e di Conservazione e restauro dei beni culturali, il numero di tutors per i corsi di studio a distanza. (Cfr. D.Interm. 335/2015 art. 2). A questi valori si somma il costo standard dell’ateneo ottenuto dal bilancio consuntivo dello stesso.

Il costo è calcolato sugli studenti in corso (ragione per cui le tasse impennano per gli studenti fuori corso) che hanno un peso di 1 mentre li studenti part-time sono considerati nella misura dello 0,5.

Unipa nell’anno accademico 2013/2014 (anno di riferimento del ministero per i calcoli del costo standard) contava un totale di 25.882,1 studenti in corso di cui 3.216,0 per l’area medico – sanitaria, 9.340,6 per l’area scientifico – tecnologica e  13.325,5 per l’area umanistico – sociale.

Il costo standard per la formazione dello studente  per in nostro ateneo è  stata quantificata in 6.960

Il costo standard per la formazione totale è di 180.139.416 €.

 

Articolazione del finanziamento

Il Fondo per le università ha 4 grandi voci: la quota base, la quota premiale, la quota perequativa,e la quota per il finanziamento dei ricercatori e dei professori associati.

La quota base è determinata dal primo parametro per il calcolo del costo standard per studente: il costo del personale docente e della docenza a contratto. Totalmente per questa voce sono erogati 150.922.854 € che sono attribuiti nella misura del 75% al personale docente (117.623.109 €) e nella misura del 25% per le spese dei docenti a contratto (33.299.745€).

La quota premiale realizza il cuore della riforma sulla ripartizione di fondi. Essa è stata introdotta nel 2014 e investiva il 16 % del finanziamento per realizzare l’obiettivo di andare a regime nel 2018 con usando il 20 % del finanziamento. Più precisamente, la quota è determinata attraverso l’attribuzione in base percentuale delle somme affidate a ciascuna voce su base nazionale.

Il decreto ministeriale del MIUR n. 335 del 2015 che stabilisce la ripartizione delle somme destina 1385 milioni di euro alla quota premiale. Essa è ripartita per il 65% in base ai risultati conseguiti nella Valutazione della qualità della ricerca (VQR 2004 – 2010); per il 20% in base alla Valutazione delle politiche di reclutamento; per il 7% in base ai risultati della didattica con specifico riferimento alla componente internazionale (considera ERASMUS in uscita e in entrata e altri dati attribuiti rispetto all’ERASMUS); per il 8% in base ai risultati della didattica con specifico riferimento al numero di studenti regolari che hanno acquisito almeno 20 CFU.

A ciascun ateneo viene attribuito poi su scala nazionale il valore percentuale di finanziamento attribuibile sulla base degli obiettivi raggiunti.

La quota premiale attribuita a Unipa è di 33.663.187 €. 20.913.462 € per la Valutazione sulla qualità della ricerca. 7.850.616 € per le politiche di reclutamento; 1.925.593 € per l’internazionalizzazione della didattica; 2.973.516 € ottenuti grazie agli studenti che hanno ottenuto più di 20 crediti formativi in un anno (studenti attivi).

Il lettore comprenderà bene che il dato maggiore però non è dato dalle quote versate bensì dalla percentuale di ripartizione del fondo su base nazionale. A seguito si presenterà in nostro ateneo rapportato per ogni voce al migliore e al peggiore.

Valutazione sulla qualità della ricerca: % UniPa: 2,32. Migliore – Bologna 6,82 %. Peggiore – Venezia Iuav: 0,31%

Politiche di reclutamento: % UniPa: 2,83. Migliore – Bologna 6,06 %. Peggiore – Venezia Iuav: 0,25 %.

Internazionalizzazione della didattica: % UniPa: 1,99. Migliore – Bologna 9,38 %. Peggiore – Catanzaro: 0,81 %.

Studenti attivi (più di 20 CFU ad anno): % UniPa: 2,68. Migliore: Roma La Sapienza 6,49 %. Peggiore – Sannio: 0,31 %.

La quota di finanziamento perequativa serve a dividere i finanziamenti in modo più equo. Si prende in considerazione il reddito regionale medio calcolato dall’Istat e dal valore ottenuto si calcola una ripartizione di finanziamento atta a alleggerire le differenze tra gli atenei che in partenza sono più avvantaggiati e quelli che non lo sono. La somma attribuita al nostro ateneo rispetto a questa voce è pari a 7.754.764 €.

L’ultima quota d’intervento è quella prevista per finanziare particolari disposizioni di legge. Essa è destinata  prioritariamente al consolidamento del piano straordinario per le chiamate di professori di seconda fascia finanziate negli esercizi finanziari 2011 – 2012 – 2013. All’Università degli studi di Palermo 4.142.824 €.

Clicca qui per leggere le disposizioni normative e i dati del MIUR e del MEF:

Decreto Ministeriale MIUR del 8 giugno 2015 n.335 dove sono riportati i criteri di ripartizione del Fondo di Finanziamento Ordinario per l’università(FFO).

Decreto interministeriale del MEF e del MIUR del 9 dicembre 2014 n.839 con le norme per il calcolo del costo standard.

Tabella con i dati circa il calcolo del costo standard unitario di formazione per uno studente per l’anno 2015.

Tabella con l’assegnazione  generale del FFO.

Tabella con l’assegnazione del FFO rispetto agli indicatori che concorrono a ciascuna voce generale.

 

Riguardo Andrea Cannizzaro

Andrea Cannizzaro
Nato il 29 luglio 1994 a Palermo dove frequento il corso di studi in Giurisprudenza. La mia mail è andreacannizzaro94@gmail.com

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