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Fabio Stassi e Matteo Mandalà

Fabio Stassi e la sua personale migrazione

Durante il terzo pomeriggio del Festival delle Letterature Migranti, un intenso convegno “Fumisterie e percorsi di identità” prende in parte ispirazione dal titolo del primo romanzo dell’autore che lo presiede, abbracciando tutto il suo percorso letterario. Infatti, insieme a Matteo Mandalà, Fabio Stassi, scrittore di origini siciliane molto approvato a livello internazionale per libri come L’ultimo ballo di Charlot, La rivincita di Capablanca ed È finito il nostro carnevale, ha fatto compagnia ai convenuti per un’immersione nel mondo della sua letteratura come auto-riconoscimento o riappropriazione della propria identità.

Il primo romanzo dell’autore è “Fumisteria”, ambientato proprio in Sicilia all’epoca della strage di Portella della Ginestra, pubblicato da Sellerio. In “Fumisteria”, vi è il tentativo dell’autore di riconciliarsi con la terra di origine dei suoi familiari, la Sicilia, da cui ha ereditato un’irresistibile attrazione. Infatti, la madre è di Castellammare del Golfo e i progenitori di Piana degli Albanesi. Anche la sua famiglia ha vissuto l’allontanamento, la migrazione fisica verso un luogo che non è il proprio vissuta come menomazione; anche se migrare come moto non implica soltanto uno spostamento fisico, si può benissimo migrare da fermi attraverso la narrazione, la scrittura e attraverso la letteratura, con cui è possibile creare una nuova realtà e da cui è possibile riposare da se stessi e uscire dalla propria isola.

E dal curatore dell’edizione italiana Curarsi con i libri, Rimedi letterari per ogni malanno, non ci si poteva aspettare che un’incontenibile passione per la lettura e l’espressione letteraria.

Interessante l’esamina sui suoi personaggi: animali in difficoltà che non riescono a fuggire dal luogo in cui si trovano, uomini con menomazioni che riescono a capovolgere il loro disagio in una rivincita come il personaggio del balbuziente che si dedica alla scrittura.

Egli, infine afferma come la lettura sia un mezzo per uscire dal proprio egocentrismo, e che la lingua rappresenta il contenitore di identità; e per dirla con le sue parole “si cresce in una lingua e non in un luogo”.

Riguardo Ylenia Nasti

Ylenia Nasti
Laureata all’Università di Palermo. Amo i libri, i paesaggi e la cucina siciliana

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