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Dopo Cecil, lo Zimbabwe riapre la caccia

“Vittoria! Sospesa la caccia in Zimbabwe dopo 1 milione di firme raccolte”.

Così titolavano gli articoli di varie testate giornalistiche.

Le autorità della fauna selvatica in Zimbabwe avevano infatti fermato la caccia ai grandi felini e agli elefanti intorno a Hwange National Park. Tutto era stato deciso dopo che più di un milione di persone avevano firmato una petizione che chiedeva al paese africano di agire dopo che il tanto amato Cecil era stato brutalmente ucciso dal dentista americano Walter Palmer. Gli amanti degli animali, in quella triste occasione, hanno dato il via ad una petizione online per sollecitare lo Zimbabwe e il Presidente Robert Mugabe a porre un freno nel rilascio di permessi per uccidere gli animali in via di estinzione. Il Direttore generale per la gestione della fauna nello Zimbabwe, in un comunicato ufficiale ha detto che: “Qualsiasi tipo di caccia sarà consentita solo se autorizzata per iscritto dall’Authority del Direttore Generale di Hwange National Park.”

Alla notizia si è detto soddisfatto anche Care2, il social network per gli attivisti, che ha lanciato la petizione on-line.

Palmer, dopo aver torturato gratuitamente il leone fino a condurlo a morte certa, aveva detto che le guide professionali di cui si era avvalso gli avevano assicurato che la caccia era legale, e che non era a conoscenza della famosa identità del leone. Resta ben inteso che Palmer aveva pagato 50.000 dollari per uccidere il famoso leone dalla criniera nera.

Nel frattempo lo Zimbabwe ha avviato le azioni legali per l’estradizione di Palmer dalla sua casa in Minnesota, perché dovrà rispondere alle accuse connesse all’uccisione del leone.

Peccato che dopo la sospensione del 2 agosto per chiarire i fatti relativi all’uccisione del leone Cecil, il governo dello Zimbabwe, tramite un comunicato dell’associazione dei professional hunter and guides, abbia dato nuovamente il via libera a questa orrenda pratica.

 L’associazione Zimbabwe professional hunters and guides rende infatti noto che la sospensione della caccia a leoni, leopardi ed elefanti, proclamata il 2 agosto scorso dal ministero dell’Ambiente, è stata cancellata. L’obiettivo del ministero era di fare chiarezza sulla situazione riguardante l’illegale uccisione di due leoni nelle vicinanza del Hwange national park.

Tale sospensione resta operativa solo nei confronti delle farm Antoinette and Antoinette, Railway Farm 31 e Umuguza nonché quelle del Kusile Rural district, dove in realtà è stata sospesa ogni forma di caccia in attesa delle decisioni della magistratura.

Tuttavia, chiediamoci, che cosa accadrebbe se i cacciatori di trofei non potessero più trasportare le parti del corpo delle loro vittime e tornare alle loro case per metterli sulle loro pareti? Impedire il trasporto dei così detti trofei può contribuire a fermare la caccia. Per fortuna le compagnie aeree British Airline e Virgin Atlantic, assieme ad altri vettori americani, hanno vietato a tutti coloro che rientrano dall’estero, il trasporto di qualsiasi trofeo da caccia. Quest’ultimo risultato è una grande vittoria contro la caccia grossa e rappresenta un forte deterrente per i cacciatori da turismo, ricchi frustrati che, per provare emozioni, hanno necessità di uccidere gli animali più belli e protetti che popolano la savana.

L’aspetto peggiore della vicenda in realtà è la dichiarazione del presidente sudafricano Jacob Zuma che, senza pensarci due volte (probabilmente senza pensare affatto), ha minimizzato l’uccisione del leone Cecil, definendo “soltanto un incidente” la morte dell’animale.

Infatti, è ben noto, che gli incidenti capitano a seguito di corruzione e che spesso e volentieri l’incidente causa sofferenza gratuita e un’agonia di non meno di 40 ore.

Descrivendo l’uccisione di Cecil come un errore in buona fede, Zuma ha spiegato che il cacciatore – l’americano Walter Palmer – era probabilmente ignaro che quello a cui stava per sparare rappresentava uno degli animali più amati dello Zimbabwe.

«Il cacciatore non sapeva che Cecil era così popolare, ha visto solo un leone e ha ucciso un leone», ha affermato Zuma, ridacchiando durante una conferenza stampa. «La mia sensazione è che non lo sapesse».

La nostra sensazione è invece quella che ridere della morte di un essere vivente, deridere una così triste fine di un così bell’animale, sia meschino, crudele e spietato.

Se consideriamo poi che queste parole provengono da un presidente, ci rendiamo conto di come rappresentino un pessimo esempio per il continente africano.

Solo un leone. È fuori di dubbio che Cecil fosse solo un leone. Così come una persona è soltanto una persona. Il problema, infatti, sta a monte; il problema è che alcune persone si sentono superiori ad altri esseri viventi e quindi credono di poter fare qualunque cosa e soddisfare così ogni loro piccolo capriccio.

Forse le parole di Zuma, chiaramente a favore del dentista, sono determinate da quei 50 mila dollari sborsati da Palmer che ora saranno finiti nelle tasche di qualcuno, o forse, molto più semplicemente, Zuma, così come Palmer, così come Neilson, così come la Francis o la Corgatelli, non ha il benché minimo rispetto per la vita.

Cecil era protetto. Il fenomeno mediatico, le petizioni online, derivano proprio da questo: Cecil era protetto e quindi ne stiamo parlando.

Ma l’aspetto più rilevante di tutta la questione è la crudeltà che Palmer ha riservato al leone.

Nessuno, forse neanche Palmer, merita di morire dopo 40 ore di agonia, eppure il dentista americano non si è minimamente preoccupato delle sue azioni, se non poi “scusarsi” (dopo aver messo al sicuro capo e pelliccia del leone dalla criniera nera) e far chiaramente ricadere la colpa sulle guide.

La caccia non è uno sport, la corrida non è una forma d’arte.

Chiedetelo al leone, al leopardo, all’elefante. Chiedetelo al toro, se farsi uccidere per la gioia del pubblico, è arte. Chiedete a tutti gli animali che vengono uccisi, scuoiati e decapitati per arredare la casa di qualche cafone, chiedeteglielo, vi risponderanno, non con le parole, ma con uno sguardo che vi farà capire chi tra i due è la vera bestia.

Intanto parla di Cecil anche Robert Mugabe, il presidente dello Zimbabwe.

Mugabe si scaglia contro l’uccisione del leone Cecil, da lui definito un patrimonio della nazione. «La nostra natura selvaggia, tutti i nostri animali, appartengono a noi. Nessuno può ucciderli.

Durante una cerimonia ufficiale organizzata nella capitale Harare, in occasione della Giornata nazionale degli eroi, Mugabe ha affermato: “Era nostro dovere proteggerlo e lui era qui per proteggere noi”.

“Si tratta di vandali arrivati certamente da ogni parte del mondo. Alcuni possono essere semplici visitatori, ma altri vengono qui per compiere atti vandalici”, ha aggiunto Robert Mugabe.

Lo Zimbabwe ha chiesto l’estradizione agli Stati Uniti per Palmer, dentista del Minnesota, che ha pagato 50mila dollari per colpire il leone con freccia e arco a luglio, affinché sia incriminato; per ora è apparso in tribunale Theo Bronkhorst, guida dell’americano nella battuta di caccia. Gli è stata garantita la libertà su cauzione in attesa del processo del 28 settembre con l’accusa di caccia illegale.

Cecil può essere stato ucciso, ma altri animali come lui sono ancora là fuori in questo momento e non vogliono certo diventare parte dell’arredamento di casa di un signor nessuno.

Fonte: www.armietiro.it
Fonte: www.armietiro.it

Riguardo Elisabetta Lucia Medaglia

Elisabetta Lucia Medaglia
29 anni, di Palermo, ho conseguito la Laurea Magistrale in Giurisprudenza nel 2014, mi sono abilitata prima come giornalista pubblicista e, in seguito, come Perito Grafologo Professionista , e sono cultore di Filosofia del Diritto presso l'università LUMSA di Palermo .

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