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Doggy Bag: usi e costumi

La pratica di portarsi via quanto spetta alla fine del pasto si chiama doggy bag, anche se gli avanzi presumibilmente non sono destinati al cane, o almeno non necessariamente.

In Italia si calcola che solo il 20% degli avventori chieda di potersi portare via gli avanzi. Al contrario, in Cina, il chiedere di portarsi via gli avanzi (si chiama “dabao” e significa “mi faccia un pacchetto”) è addirittura sinonimo di buona educazione.

Sarà la crisi, sarà la maggiore sensibilità allo spreco alimentare, ma fatto sta che le abitudini al riguardo, anche nel mondo occidentale, stanno mutando. In Francia addirittura adesso è diventato un obbligo per i ristoratori che servono più di cento ottanta coperti al giorno di mettere a disposizione la doggy bag per i propri clienti, iniziativa che, chiaramente, è volta a far accrescere la sensibilità della popolazione sulla questione relativa agli sprechi alimentari.

L’iniziativa del governo transalpino va di pari passo, da maggio 2015, con l’obbligo di legge per i supermercati con superficie superiore ai 400mq di donare alle organizzazioni no-profit ed ai banchi alimentari i prodotti in scadenza od invenduti; e, se non lo fanno, i gestori commettono addirittura reato, rischiando due anni di carcere e multe fino a 75.000 euro.

Da notare che il governo si è mosso a seguito di una raccolta firme on-line di Change.org che aveva superato le 200.000 adesioni.

Fonte: www.milanoexpo2015.it
Fonte: www.milanoexpo2015.it

A Berlino esistono, in due quartieri, frigoriferi pubblici dove lasciare gli avanzi per chi ha bisogno. A Lione è partito un progetto pilota per generalizzare l’uso del «doggy bag», ma ribattezzato «gourmet bag» per evitare l’odiato inglese e lusingare così il già ampio ego degli chef. Idem in Spagna dove la borsa per il (presunto) cane viene promossa con lo slogan «No lo tiro», ossia non lo butto.

Anche oltre oceano la pratica della doggy bag è talmente una consuetudine che nel 2009, quando Michelle Obama venne per la prima volta a Roma, andò a cena da «Maccheroni», una trattoria romanissima vicino al Pantheon. Dopo aver divorato un dietetico menu di carbonara, amatriciana e lasagne, stupì tutti facendosi impacchettare i resti. Forse nel suo caso si trattava di un gesto spettacolare a favore delle campagne anti spreco più che dell’eventualità che le venisse un languorino nel cuore della notte, ma negli Stati Uniti si tratta comunque di una pratica generalizzata.

Sembra che anche in Italia qualcosa si stia muovendo. Di recente, la Cassazione ha dato ragione a un cliente che voleva portarsi a casa gli avanzi e torto al ristoratore trentino che non glieli aveva voluti impacchettare. Una squadra di designer e di illustratori ha creato borsette per gli avanzi così chic che nessuno dovrebbe più vergognarsi di chiederle, e del resto nei settanta cinque ristoranti lombardi dove sono già disponibili vanno, pare, benissimo.

Insomma, un compromesso molto italiano: doggy bag sia, purché griffata.

Riguardo Elisabetta Lucia Medaglia

Elisabetta Lucia Medaglia
29 anni, di Palermo, ho conseguito la Laurea Magistrale in Giurisprudenza nel 2014, mi sono abilitata prima come giornalista pubblicista e, in seguito, come Perito Grafologo Professionista , e sono cultore di Filosofia del Diritto presso l'università LUMSA di Palermo .

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