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Diritto allo studio universitario e riforma costituzionale

​Il diritto allo studio universitario potrebbe vivere una nuova stagione di riforma a seguito della riforma del titolo V operata dalla legge di riforma costituzionale.
Il Ddl Boschi approvato in seconda deliberazione dal Senato della Repubblica nella seduta pomeridiana del 20 gennaio appena passato potrebbe mutare la ripartizione delle competenze rispetto al DSU.
Qualche commentatore ha parlato di «ristatalizzazione» del diritto allo studio universitario fino a paventare l’ipotesi di revisione del Dlgs 68/2012. Decreto legislativo quest’ultimo, facente parte della riforma Gelmini, per la parte dedicata al DSU. Qualcosa senza dubbio cambia.

Per effetto del nuovo articolo 117 della Costituzione alle Regioni toccheranno, infatti, solo i compiti di “promozione del diritto allo studio, anche universitario” mentre sarà affidata allo Stato centrale la definizione degli aspetti costitutivi del diritto allo studio universitario: dai principi e dalle regole di organizzazione del sistema all’assegnazione di borse, assegni e altre provvidenze.

Mentre dal punto di vista formale sembra essere cambiata qualcosa così non appare al reale confronto con la realtà normativa. Infatti già l’attuale dettato costituzionale attribuisce i livelli di prestazione essenziale (LEP) allo Stato e il cuore della regolamentazione sul DSU appartiene alla legislazione statale. Sembra esagerato, allora, immaginare una rivoluzione che coinvolga la vita gli studenti.

Sicuramente nuovo è invece questo compito di “promozione” affidato alle regioni. Questa parola genera sicuramente degli spazi di interpretazione che interpellano le forze chiamate ad attuare la riforma della Costituzione. La regioni principalmente saranno messe di fronte all’onere di immaginare delle competenze che realizzino questa promozione. Ciò vorrà dire, probabilmente, ripensare gli EeRrSU configurandoli come amministrazioni a vocazione aziendale e ampliando il raggio di azioni per il raggiungimento delle finalità. Assai probabilmente vorrà dire studiare politiche che attuino il rispetto del diritto allo studio e che riescano a riconfigurare il contenuto del diritto medesimo.

Se il contenuto minimo del diritto allo studio, infatti, è quello di portare agli studi superiori anche chi è privo dei mezzi esso potrebbe ampliarsi inserendo delle declinazioni nuove. Promuovere il diritto allo studio universitario vorrà dire allora intrecciare il diritto allo studio universitario con le politiche sui trasporti, sul lavoro, con la conoscenza dell’arte. Diritto allo studio sarà: far sì che gli studenti possano studiare il più vicino possibile ai propri affetti; rendere facile l’entrata sul mercato del lavoro; garantire un armonico sistema di servizi che punti allo sviluppo culturale della persona umana dello studente. Vorrà dire in una parola mettere lo studente universitario al centro della vita della comunità politica perché in questo si realizza la formazione di un domani migliore.

Da quella piccola parola potrà uscire una grande vera riforma se gli interpreti, prima fra tutta l’opinione pubblica universitaria, sapranno immaginare quello spazio di crescita del diritto allo studio universitario e se immaginandolo se ne facciano promotori. Ancora di più devono esserlo gli universitari del sud e noi universitari siciliani. Questa riforma della Costituzione, a casa nostra, potrebbe essere un’occasione di rilancio di quel diritto allo studio universitario che le statistiche e la comune esperienza ci dicono troppo poco attuato. Anche stavolta non possiamo aspettarci altra risposta se non la nostra.

Riguardo Andrea Cannizzaro

Andrea Cannizzaro
Nato il 29 luglio 1994 a Palermo dove frequento il corso di studi in Giurisprudenza. La mia mail è andreacannizzaro94@gmail.com

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