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Dillo al Rettore, le domande degli studenti

Maria da Palermo, 22 anni, studentessa a Cooperazione e sviluppo

  • Se avessi la possibilità di proporre al nuovo rettore un problema su cui rivolgere la sua attenzione, cosa gli diresti?

Sicuramente, gli chiederei di adattare i piani di studio dei corsi di laurea alle effettive esigenze del mondo del lavoro. Ad esempio, il mio piano di studi è troppo generico. È sicuramente interessante sapere della storia del mondo post-coloniale, ma se tra le mie intenzioni c’è quella di realizzare un centro di accoglienza per minori, a cosa mi serve studiarla? Troppa teoria non aiuta ad affrontare il mondo del lavoro.

Quindi, io vorrei dirgli che andrebbero migliorate le relazioni con le ONG, mancano le partnerships tra università e organizzazioni che aiuterebbero noi studenti a entrare a contatto con le realtà lavorative che operano nella nostra terra. Io non voglio andarmene dalla Sicilia, né iscrivermi chissà dove, qualcuno pur dovrà rimanere a gestire la nostra terra. E io voglio restare qui.

  • Come credi che possa essere migliorato l’Ateneo?

Andrebbero potenziate le attività pratiche, esercitazioni, laboratori. Per il mio corso di laurea andrebbero aumentate le ore dedicate alla progettazione che sono soltanto 40, troppo poche per capire il mestiere. In più penso che andrebbero approfondite le materie sostanziali.

  • Dimmi almeno un aspetto che andrebbe privilegiato per rendere l’Università più vivibile…

Gli orari pomeridiani delle segreterie sono troppo poche (due ore per due pomeriggi soltanto) per poter sbrigare le pratiche. Io penso che la segreteria debba essere aperta ogni mattina della settimana e nei pomeriggi, per almeno 4 ore.

  • Come immaginavi l’Università? 

Io mi sono iscritta per specializzarmi in un ambito che mi appassionava, ma se voglio occuparmi di cooperazione e sviluppo, voglio anche approfondire a sufficienza materie come relazioni internazionali e diritto internazionale, che tradotto in CFU si tratta di soltanto 6 CFU ciascuno, troppo pochi secondo me.

Inoltre, penso che progetti interuniversitari e internazionali non circoscritti soltanto all’Erasmus, fruibili a tutti senza vinti e vincitori di borse, nel nostro settore farebbero la differenza.

Riguardo Ylenia Nasti

Ylenia Nasti
Laureata all’Università di Palermo. Amo i libri, i paesaggi e la cucina siciliana

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