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Dalla cattedra alla tavola: a Unipa il nuovo corso di tecnologie agroalimentari

L’Università degli studi di Palermo mette a disposizione un nuovo corso di laurea triennale (per l’anno accademico 2016/2017), in “Scienze e tecnologie agroalimentari”. Parole chiave? Biodiversità, tecnologie, gastronomia tipica siciliana, laboratori e stage. Il corso di studio prevede, nel suo sviluppo in tre anni accademici, 19 insegnamenti, una prova di lingua, un tirocinio pratico applicativo e sono previsti, inoltre, diversi laboratori applicativi. Le attività sono finalizzate all’apprendimento delle principali produzioni alimentari di origine vegetale e animale nei processi industriali di lavorazione e trasformazione, dei principi di nutrizione, educazione, cultura e igiene alimentare e delle competenze di base nel campo dell’economia (in particolare delle produzioni di qualità e dell’analisi dei consumi alimentari). Verrà fornita una preparazione nei campi della storia e dell’antropologia alimentare, nonché sulla semiotica applicata alla gastronomia, sulle produzioni ittiche, sulla nutraceutica, sull’uso dell’acqua nell’industria alimentare e tanto altro.

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L’ateneo vuole premiare la valorizzazione dei prodotti tipici e della gastronomia siciliana, apprezzata in tutto il mondo. La produzione e il commercio di alimenti e bevande legate ai prodotti tipici e lo studio delle aziende produttrici degli stessi sarà compito del tecnico agronomo, che sarà quindi un consulente per la promozione, potrà gestire gli eventi legati alla valorizzazione enogastronomica del territorio e certificare le produzioni agroalimentari. Gli sbocchi occupazionali previsti sono essenzialmente legati a compiti tecnici di gestione e controllo della attività di produzione, conservazione, distribuzione e somministrazione di alimenti e bevande. Il corso prepara anche alla professione di tecnici addetti all’organizzazione e al controllo gestionale della produzione; tecnici del controllo della qualità dei prodotti alimentari; tecnici della vendita e della distribuzione; operatori del mondo della valorizzazione dei prodotti alimentari; operatori nel mondo della grande distribuzione, per l’approvvigionamento e il controllo di qualità dei prodotti.

Il corso è a numero programmato e sono previsti un massimo di 75 posti. Il test d’ingresso verterà su matematica, fisica, biologia e chimica.

“Il Corso di Laurea in Scienze e Tecnologie Agroalimentari nasce in una regione, la Sicilia, che è al centro della storia culturale, agricola e alimentare del bacino del Mediterraneo da almeno venticinque secoli e che, in quest’area, assurge a dimensione e valenza paradigmatiche. La cultura agroalimentare e gastronomica siciliana, frutto di una serie straordinaria di contaminazioni culturali di diversa origine è, infatti, al centro delle politiche di sviluppo regionali e il sistema agricoltura di qualità-territorio-cultura-gastronomia è, da tutti gli indicatori economici e nelle scelte politiche di governo, considerato uno dei punti di forza dell’economia dei paesi dell’area mediterranea. L’unicità della cultura agroalimentare siciliana è testimoniata dallo stesso Liber de coquina, il più antico dei testi medioevali sulla cucina, attribuito a Federico II di Svevia. In esso, la cultura gastronomica della fastosa cucina della corte palermitana, ben radicata nel territorio, ricca di influssi arabi filtrati attraverso la mediazione normanna e sveva, si svela come la prima cultura gastronomica ‘italiana’, quella che all’inizio del XIV secolo si affermò in tutte le corti italiane. Partendo da questo presupposto, il corso di ‘Scienze agroalimentari e gastronomiche’ abbraccia una dimensione che va al di là di quella europea con l’ambizione di sviluppare uno scambio sempre più intenso con le altre culture mediterranee con le quali da sempre la Sicilia vive in uno stato di continua osmosi culturale. Fin dal titolo, il corso si propone di sviluppare una sintesi tra le scienze agroalimentari e quelle gastronomiche che significa, poi, voler legare la tradizione con l’innovazione, la cultura, anche materiale, con la tecnologia, sottolineando l’imprescindibile unicità di una filiera, quella agroalimentare, che dal campo arriva alla tavola. In altre parole occorre fare in modo che from field to fork non rimanga solo uno slogan, ma divenga un progetto formativo concreto.” (Paolo Inglese, presidente del comitato fondatore).

Riguardo Cristina Ciulla

Cristina Ciulla
Studentessa della facoltà di legge dell'Università degli studi di Palermo, redattrice per IostudioNews e per Masterlex.it, anno '94.

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