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Dal nord Italia a Palermo: si rimette in viaggio la macchina della scorta del giudice Falcone

In occasione del venticinquesimo anniversario della strage del 23 maggio 1992, la macchina della scorta del giudice Falcone si rimette in viaggio e percorre tutta la penisola, da Peschiera del Garda fino ad Isola delle Femmine, nel luogo della strage in cui morirono Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli uomini della scorta, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo. Di quell’auto, una Fiat Croma blindata, non restano che delle lamiere accartocciate racchiuse in una teca, teca che verrà collocata nel giardino della memoria “Quarto Savona Quindici”, dal nome in codice della scorta, che in questi giorni è ancora in corso di realizzazione ad Isola delle Femmine.

È stata Tina Montinaro, moglie del caposcorta di Falcone e presidente dell’associazione «Quarto Savona Quindici», a presentare a Milano, nel corso della manifestazione “Tempo di Libri”, la «marcia della memoria», cioè il viaggio che la teca effettuerà dalla Scuola per allievi della Polizia di Peschiera del Garda — dove l’auto è un monumento — a Palermo, passando per Sarzana (SP), Pistoia, Riccione, Monte San Giusto (Macerata), Napoli, Vibo Valentia e Locri (RC). La campagna itinerante, organizzata dall’associazione in collaborazione con la Polizia di Stato, è partita il primo maggio e attraverserà la penisola “scortata” dalla signora Montanaro e dalla polizia. A Palermo l’auto arriverà il 20 maggio e si fermerà alla caserma Lungarno, da dove quel giorno uscirono gli uomini della scorta. Il 23 maggio finirà il suo lungo percorso nel giardino della memoria di Isola delle Femmine, in occasione dell’inaugurazione, che dovrebbe avvenire alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

TINA MONTINAROIl contachilometri della macchina, saltata in aria lungo l’autostrada A29, si è fermato a 100.287. “Questo numero è impresso sui braccialetti che distribuiremo nelle scuole dove faremo tappa”, ha spiegato Tina Montinaro, “chi lo indossa continua a far camminare quella macchina, perchè se pensavano di fermarci si sono sbagliati: oggi sono cambiate parecchie cose. Quell’auto per me e per i miei figli rappresenta la tomba di Antonio, dove sono racchiusi i suoi ultimi pensieri e il suo sangue e continuare a farla camminare è il simbolo che la mafia ha perso, perché dopo 25 anni noi siamo qui a ricordare gli uomini dello Stato, mentre i mafiosi non sono nessuno e non meritano neanche di essere nominati”.

Riguardo Eliseo Davì

Eliseo Davì
Ho scritto un romanzo storico, "Societas", edito da BookSprint Edizioni. Sono Direttore del blog di informazione online "Il giornale di Isola" e ho collaborato con "L'ora". E nel frattempo studio, frequentando la facoltà di Giurisprudenza di Palermo.

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