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Cina, da Palermo con furore

Da Palermo con furore. Diciotto studenti per cinque mesi in Cina: ecco cosa hanno affrontato

Dal 28 febbraio al 9 luglio diciotto studenti dell’università di Palermo hanno vissuto in Cina, presso l’università di SISU a Chongqing. Tutto ciò grazie al programma di scambio che ha visto in precedenza l’arrivo a Palermo di ventuno studenti di Chongqing. Il progetto è nato fin dal 2011 in virtù dell’accordo di mobilità internazionale guidato per l’Ateneo di Palermo dalla direttrice della Scuola di Lingua italiana per stranieri Mari D’Agostino. Al ritorno dal viaggio abbiamo incontrato due studentesse per scoprire cosa hanno passato e cosa attende i futuri partecipanti per gli anni successivi.

Cina, da Palermo con furore

-Come avete passato le vostre giornate cinesi?

CHIARA/ DEIANIRA: Eravamo a lezione fino alle dodici, il sistema universitario cinese dei primi anni è molto simile alla scuola italiana, il pomeriggio studiavamo per il giorno dopo. Gestivamo pranzo e cena a piacimento, spesso mangiavamo tutti insieme alla mensa universitaria. Poi la sera stavamo insieme a chiacchierare o a vedere un film. Verso le 24 eravamo tutti a letto pronti per una nuova giornata. Il fine settimana era libero ed era sempre la migliore occasione per girare la città.

-Quali difficoltà avete incontrato?

CHIARA: La lingua. Comunicare all’inizio, nonostante i due anni di studio a Palermo, era quasi impossibile. Fuori dal contesto universitario si parla il dialetto di Chongqing e non il cinese mandarino. Altro problema era adattarsi all’ ambiente in cui lo standard igienico è inferiore rispetto a quello italiano.

DEIANIRA:  Per fortuna non ho incontrato grandi difficoltà quando ero lì. Gli amici cinesi ci hanno sempre aiutato.

-L’approccio con il cibo come è stato?

CHIARA/DEIANIRA: Quasi traumatico. Ci sono molti sapori a cui non siamo abituati. Cucina speziata e piccante, le mense e le strade erano impregnate di odori forti e a primo impatto sgradevoli.

CHIARA: Per cinque giorni non sono riuscita a mangiare quasi nulla, poi mi sono abituata e ho scoperto ottimi piatti che non avevo mai provato.

DEIANIRA: Anche l’uso delle bacchette non è stato proprio agevole ma per fortuna dopo qualche settimana mi sono abituata (quasi) a tutto!

Cina, da Palermo con furore
Da sinistra Deianira Mistretta e Chiara Amormino

-Le persone del posto come reagivano quando vi vedevano?

CHIARA/ DEIANIRA: Era sicuramente uno degli aspetti più curiosi. Le reazioni delle persone locali alla vista di noi occidentali soli o in gruppo erano quasi comiche: alcuni ci fissavano, altri cominciavano a scattare foto di nascosto, altri ancora , quelli più “coraggiosi” venivano direttamente a chiederci di fare una foto insieme. Pechino era completamente diversa. Chongqing invece non è una meta molto turistica e le persone locali non sono abituate a vedere gente straniera in giro.

-Erano disponibili o riservate?

CHIARA/ DEIANIRA: I giovani erano sempre molto disponibili e provavano ad aiutarci per qualsiasi problema. Era veramente bello trovare un altruismo così forte in queste persone. Sono molto curiosi ed al tempo stesso molto timidi, basta un semplice saluto per vederli imbarazzati. Hanno la continua voglia di fare amicizia con gli occidentali, di solito chiedevano subito il numero di telefono per tenersi in contatto. Le persone più anziane sono invece generalmente più chiuse.

-Pensate che questo viaggio vi abbia formato a livello accademico e professionale?

CHIARA: Senza dubbio a livello accademico: in cinque mesi ho imparato molto più di quanto io abbia imparato a Palermo in due anni. Ritrovarsi in prima persona in situazioni in cui si è costretti ad usare una lingua diversa per comunicare e soddisfare bisogni primari è sicuramente stimolante ed efficace. Anche a livello professionale è sicuramente formativo: il cinese è una lingua sempre più richiesta in ambito lavorativo ed una esperienza del genere in un paese come la Cina, leader nello sviluppo economico mondiale, dà una risorsa in più rispetto a tanti miei coetanei.

DEIANIRA: Questo viaggio penso sia stato fondamentale per avere una formazione a livello accademico e professionale, perché studiare in Cina il metodo di studio del cinese permette maggiore approfondimento e cura, e tra l’altro viene subito usato nella vita quotidiana, quindi più sfruttato.

Cina, da Palermo con furore

– E dal punto di vista umano?

CHIARA: L’aspetto più formativo è sicuramente questo. In primis studiare e vivere dall’altra parte del mondo fa crescere moltissimo. E inoltre è importante capire che conoscere culture così diverse dalla nostra è forse l’unico modo per allargare le proprie vedute ed abbattere barriere e pregiudizi inutili.

DEIANIRA: Questa esperienza mi ha formata in maniera positiva, perché innanzitutto stare lontana da casa implica riuscire a cavarsela da soli in tutte le situazioni. Inoltre si incontrano persone da diverse parti del mondo , che ti fanno scoprire nuovi modi di pensare e diversi modelli di vita.

– Cosa amate di più della Cina?

CHIARA: E’ un paese dalla cultura e tradizioni antichissime ed è possibile vederle e viverle anche oggi in molti aspetti della vita quotidiana.

DEIANIRA: Ho apprezzato la semplicità della vita , come la gente comune si accontenti di poco, sempre pronta al sorriso.

– Cosa odiate di più della Cina?

CHIARA: I cinesi che sputano per terra.

DEIANIRA:  Non c’è cura dell’ambiente né rispetto per gli animali.

-Un consiglio a chi vuole intraprendere questa avventura

CHIARA: Abbiate forte spirito di adattamento. I primi giorni può essere dura, ma è un’esperienza formativa sotto tutti gli aspetti che sicuramente dà tante soddisfazioni e arricchisce moltissimo.

DEIANIRA: Consiglio a chiunque abbia uno spirito avventuriero di partire, perché è un’esperienza che mette a dura prova la capacità di adattarsi a situazioni molto lontane dalla normale quotidianità.

Riguardo Giorgio Mineo

Giorgio Mineo
Nato a Palermo, 21 anni, studente di Giurisprudenza. Sono appassionato di giornalismo e politica. Il mio ispiratore è Enrico Berlinguer.

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