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“CUBA. Tatuare la storia”: 31 artisti cubani in mostra allo ZAC di Palermo

La mostra – tenutasi dal 5 Luglio al 12 Settembre al Pac di Milano – curata da Diego Sileo e Giacomo Zaza e organizzata da ruber.contemporanea con la collaborazione dell’Accademia di Belle Arti di Palermo, è stata inaugurata venerdì 7 ottobre e presenta installazioni, video – installazioni ed opere di 31 artisti Cubani.

Il titolo è di per sé significativo: il verbo TATUARE rimanda all’idea di fisicità. Il corpo, infatti, per questi artisti a volte è il solo veicolo di comunicazione, veicolo attraverso il quale esprimere la loro identità a volte scomoda, problematica, ma che fa parte di loro proprio come un tatuaggio impresso sulla pelle.

Trentuno artisti, di cui due deceduti prematuramente – Ana Mendieta e Félix Gonzàles Torres, i quali sovvertirono del tutto l’arte cubana –, di varie generazioni, di cui metà vive e lavora a Cuba e l’altra, chi per motivi politici o lavorativi ha abbandonato il Paese, sono in mostra nel capoluogo siciliano.

L’inaugurazione si apre con la performance del giovane artista Carlos Martiel, il quale, appunto, lavora esclusivamente sul suo corpo a volte mettendo a rischio anche la sua incolumità. Martiel “entra in scena” completamente nudo e sdraiandosi in fondo, sul pavimento del padiglione, si fa cospargere di diserbante per scarafaggi. Rimanendo inerme per 10 minuti per poi rialzarsi e, con i dovuti controlli, andando via, l’artista con questa azione pensata proprio per Palermo e denominata PLAGA, ha voluto denunciare il tema dell’immigrazione  e della conseguente, spesso mancata, integrazione.

Facendo un giro all’interno dello Zac ci si rende conto che non da meno sono le installazioni degli altri artisti in mostra.

Grethell Rasùa ne è un esempio. Anch’essa giovane artista, si diletta nella creazione di gioielli molto particolari. Particolari, poiché creati con materiali di scarto organici: unghia, capelli, sperma, sangue, saliva propri e del proprio compagno. L’artista con queste opere, poste all’interno di teche espositive illuminate proprio come in una lussuosa gioielleria, vuole sovvertire i canoni di bellezza, reinventandoli e mettendo in discussione il concetto di gusto. Chi ha detto che ciò che definiamo “riprovevole” e disgustoso non può essere trasformato in qualcosa di bello e, perché no, magari utile?

Toccante la sezione, invece, appartenente a Félix Gonzàles Torres. Artista morto prematuramente a causa dell’AIDS e che attraverso le sue opere ha raccontato la brevità della vita, della sua vita. Una di queste è LA SERIE DI LAMPADINE, dalla durata “time – specific”: un’opera simbolica che rappresenta al meglio la sua poetica minimal e concettuale. Ma nulla è casuale nelle sue installazioni. Le lampadine, infatti, hanno un’intensità medio bassa ( 20 -40 volt, non superiore) metafora di una vita che non riesce mai a raggiungere picchi di splendore, rimanendo avvolta in una luce fioca, quasi angosciosa.

Tony Labat, Humberto Dìaz, Susana Pilar e altri ancora, sono i protagonisti di una mostra che vuole raccontare la storia di Cuba, una storia difficile dal punto di vista politico ed economico e che al contempo si auspica un ritorno ai tempi più luminosi o perlomeno, tranquilli.
L’unico modo per conoscere la poetica degli artisti in esposizione e per fare un “salto nell’altro continente” è recarsi allo ZAC.

La mostra, che si protrarrà sino al 18 Dicembre 2016, è aperta dal Martedì alla Domenica dalle 10 alle 18, totalmente gratuita e con la possibilità di visite guidate, anch’esse gratuite, effettuate dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Palermo del Dipartimento di Comunicazione e Didattica dell’Arte.

Riguardo Alessia Bonura

Alessia Bonura
Laureata in Arti decorative presso l'Accademia di Belle Arti di Palermo, frequenta l'ultimo anno del biennio specialistico in Didattica dell'arte.

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