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Contro la tratta delle donne, la testimonianza di Isoke Aikpitany

Isoke Aikpitany è protagonista di una delle due conferenze della mattina del 10 ottobre a Palazzo Cefalà. Il Festival delle Letterature migranti ha voluto sul palco una delle testimonianze più forti della tratta delle donne. Isoke è nata a Benin City in Nigeria nel 1979, è arrivata in Italia nel 2000 sperando in una vita migliore. Deluse da subito le sue aspettative, si ritrova schiava dalla mafia nigeriana e italiana e costretta a prostituirsi.

Racconta nel suo libro Le ragazze di Benin City la sua odissea e quella di tante altre sue connazionali vittime di tratta, e scrive poi 500 storie vere. La tratta delle ragazze africane in Italia (Ediesse Edizioni, 2011) libro-inchiesta basato sui risultati di un’indagine capillare svoltasi in tutta Italia.

L’autrice con naturalezza confessa di non avere una vocazione letteraria propriamente detta; scrive per una esigenza: dopo essere riuscita a liberarsi dall’oppressione, ha scelto di aiutare le altre decine di migliaia di ragazze nigeriane schiavizzate in Italia avviando il progetto del libro, divenuto ormai un’associazione.

Isoke si trova d’accordo con l’intento della Consulta delle culture perché è necessario dare voce a persone che si trovano sole e schiave della discriminazione sociale.
Mai lasciarle inascoltate. Lei stessa è diventata adesso un punto di riferimento per quelle donne vittime di tratta e soprusi vari.
E a dare prova di estrema riconoscenza, le numerose donne africane presenti tra il pubblico, quasi a ringraziarla, devote.

 

L’autrice  chiude il suo intervento precisando che non basta solo fare testimonianza, ma è necessario cercare di stimolare alla partecipazione attiva: solo così si può sconfiggere l’oppressione.

Ancora una volta il Festival delle Letterature migranti, giunto quasi alla fine, dà prova di grande forza espressiva e sociale.

Riguardo Gaia Butticè

Gaia Butticè
Nata ad Agrigento il 12/03/1991, vivo tra Favara e Palermo. Ho una laurea in Lettere e sono al momento iscritta al secondo anno di Filologia moderna e italianistica

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