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CETA, occasione di sviluppo per le imprese e per il Sud ?

Il CETA è un’opportunità di sviluppo per le nostre aziende e per l’Italia? Intervistato da “Imprese del Sud”, Sergio Passariello, presidente e CEO del consorzio d’internazionalizzazione Euromed International Trade, con sedi tra Italia e Malta,  esprime il suo punto di vista sull’accordo commerciale tra Europa e Canada che sta facendo discutere il mondo politico ed imprenditoriale italiano.

Passariello, prima di tutto ci spiega cos’è il CETA?

Negoziato per quasi cinque anni e quattro mesi, il CETA è l’accordo economico e commerciale globale concluso tra l’UE e il Canada. Oggi l’accordo è pronto per la ratifica finale del Parlamento italiano, dopo che la maggioranza dei Deputati Europei lo ha sostenuto e votato, l’accordo potrebbe già essere applicato provvisoriamente nel prossimo mese di settembre. Va precisato che il CETA non riguarda solo ed esclusivamente il settore agroalimentare ma bensì tantissimi altri settori della nostra economia. Eliminerà tutte le tariffe e dazi tra l’UE e il Canada, ad eccezione di quelle previste sui servizi pubblici, i servizi audiovisivi e di trasporto e alcuni prodotti agricoli. Esso porterà anche al riconoscimento reciproco delle certificazioni per una vasta gamma di prodotti, dai beni elettrici ai giocattoli. Basti pensare che prima di quest’accordo il Canada negoziava singolarmente con gli Stati Europei e sussistevano disparità di trattamento, spesso a danno delle nostre imprese. Oggi con il CETA, questo non sarà più possibile, le regole dell’accordo valgono per tutti gli Stati membri EU e non ci saranno più posizioni dominanti. Inoltre in Canada c’è una delle più grandi comunità di italiani all’estero. A partire dal censimento del 2011, quasi un milione e mezzo di abitanti canadesi hanno dichiarato di avere origini italiane. E l’Italia deve assolutamente prendere in considerazione questo dato, se non vuole perdere quest’occasione.

imagesChi saranno i primi beneficiari del CETA?

Sicuramente i consumatori. L’apertura dei mercati porterà a una maggiore scelta di prodotti e servizi a prezzi più competitivi. Poi i lavoratori. Per molti operatori professionali dell’UE e quindi Italiani, sarà più facile fornire servizi legali, contabili, ingegneristici, architettonici o simili in Canada. Il CETA fornisce un quadro chiaro per l’UE e il Canada nel riconoscere le qualifiche degli altri in tali professioni. Sarà inoltre più agevole per le imprese spostare temporaneamente il proprio personale all’altro lato dell’Atlantico. E infine per le imprese. Semplificando le procedure sarà più facile per le aziende europee di espandersi nel mercato canadese. Con il CETA, il Canada aprirà le proprie gare di appalto pubbliche alle imprese dell’UE, sia a livello federale che comunale. Per le esportazioni inoltre, sono state previste semplificazioni burocratiche con registrazione dei prodotti direttamente presso le nostre Agenzie delle Dogane. Con la sottoscrizione del CETA, il Canada si impegna anche a rendere più trasparente i propri processi di gara pubblicando tutte le sue offerte pubbliche su un unico sito web divisi per singolo appalto. Attualmente la mancanza di accesso alle informazioni è uno dei maggiori ostacoli per le piccole imprese in mercati esteri.

Ma con il CETA ci sarà una protezione dei prodotti Italiani ed in particolare del SUD?

Anche se L’Italia potrà esportare il 92% circa dei suoi prodotti agricoli e alimentari esenti da dazi doganali, questo non sarebbe a dispetto della protezione dei suoi prodotti. Il Canada ha deciso di proteggere l’origine di  143 prodotti europei associati a una specifica città o regione, già presenti sul mercato canadese e che già godono di una grande reputazione in funzione delle loro qualità, e di questi prodotti 41 sono Italiani. Il trattato commerciale, non interviene in modo del tutto restrittivo sulle produzioni canadesi che si ispirano alla Dop originale (con l’uso, ad esempio, della denominazione “Parmesan”), ma vieta di associarle ad elementi di “italian sounding” (il tricolore, città o monumenti italiani) che risultano ingannevoli per i consumatori. Questo passaggio assume una straordinaria rilevanza per la tutela dei prodotti italiani, che va precisato ad oggi non sono tutelati. Purtroppo, con rammarico devo confermare che il Canada, per le aziende meridionali non ha mai rappresentato un mercato di riferimento. Ciò che conta, nell’affermazione di un prodotto è il posizionamento commerciale, il valore del brand, la conoscenza dello stesso sul mercato e non basta avere un simbolo DOP o IG per rendere quel prodotto affermato. Senza CETA, il meridione continuerebbe a non aver accesso al mercato canadese, considerando anche i dazi presenti, mentre con il trattato commerciale operativo, finalmente anche il tessuto imprenditoriale del sud Italia potrà guardare a questo mercato con serenità, programmare investimenti senza avere concorrenza sleale da parte di terzi nell’uso di marchi, brevetti, simboli italiani e sfruttare al massimo l’unico brand che oggi i canadesi conoscono bene, il “Made in Italy”.

indexMa nel merito, molte associazioni sindacali e di consumatori stanno protestando per bloccare il CETA?

Ciò che va valorizzato di quest’accordo è la possibilità per il nostro tessuto imprenditoriale di poter puntare, finalmente, al mercato canadese e quindi statunitense, con progetti di medio e lungo termine e con la consapevolezza di non essere aggrediti dalla aziende canadesi con concorrenza sleale. Senza la firma di questo accordo, di contro, l’industria del falso Made in Italy continuerà a crescere senza avere strumenti giuridici per tutelarci. Inoltre, voglio precisare che molte imprese nel settore agroalimentare sono fuori dal DOP e/o IGP sebbene produttori di prodotti di alta qualità . Infine c’è chi ha costruito un vero e proprio business sul sistema della qualità certificata aumentando i costi di produzione e rendendo spesso gli stessi prodotti non collocabili sul mercato.

Rispetto invece alle garanzie sanitarie dei prodotti provenienti dal Canada? Si legge sui media di grano al glifosato o carne agli ormoni, cosa c’è di vero?

Prima di tutto voglio precisare che nell’accordo commerciale è previsto, senza alcun margine d’interpretazione, che tutte le importazioni dal Canada devono rispettare le norme dell’UE. Il CETA non riduce e non modifica gli standard comunitari in materia di salute e sicurezza, ambientali e sociali o dei consumatori. Quindi non cambieranno le norme UE che disciplinano la sicurezza alimentare, anche sui prodotti OGM o il divieto di carne bovina trattata con ormoni. Di contro, il Canada non mi risulta essere un paese nel quale la qualità della vita è pessima, anzi ad esempio Vancouver risulta ai primi posti nella classifica mondiale tra le città dove si vive meglio, mentre l’Italia si piazza negli ultimi posti. Inoltre il CETA non si applica ai servizi pubblici, in questo modo i paesi dell’UE potranno mantenere i monopoli pubblici e continuare a decidere quali servizi, come l’approvvigionamento idrico, la salute e l’istruzione, vogliono mantenere pubblici e quali vogliono privatizzare. Sfogliando l’accordo troviamo anche capitoli dedicati alla tutela della proprietà intellettuale e la protezione dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori.

indexCi spieghi meglio…

Il CETA creerà condizioni di maggiore parità tra il Canada e l’UE nel campo dei diritti di proprietà intellettuale (DPI). Rafforzerà, ad esempio, la protezione dei diritti d’autore, allineando le norme canadesi a quelle dell’UE in materia di protezione delle misure tecnologiche e di gestione dei diritti digitali. Migliorerà il modo in cui il sistema dei DPI del Canada protegge i brevetti di prodotti farmaceutici dell’UE. Oggi, un azienda italiana se volesse proteggere il proprio marchio o brevetto sul mercato canadese, dovrebbe avviare una procedura di registrazione presso l’autority canadese, con costi maggiorati e con il rischio di un rigetto. Con il CETA tutto questo sarà superato. L’UE e il Canada hanno concordato il loro impegno a favore dello sviluppo sostenibile. Entrambe le parti sono d’accordo sul fatto che gli scambi commerciali e gli investimenti debbano promuovere la protezione dell’ambiente e i diritti dei lavoratori e non andare a loro discapito. L’UE e il Canada si impegnano affinché il CETA contribuisca a garantire la complementarità tra crescita economica, sviluppo sociale e protezione dell’ambiente. Il CETA fa propri gli obblighi assunti dall’UE e dal Canada in forza di norme internazionali in materia di diritti dei lavoratori e di protezione dell’ambiente e del clima. Il CETA attribuisce alla società civile dell’UE e del Canada un ruolo importante in termini di partecipazione all’attuazione degli impegni previsti in questi settori dall’accordo stesso. Il CETA istituisce inoltre una procedura di risoluzione delle controversie che comprende consultazioni tra i governi e un gruppo di esperti.

Mappa_Canada(1)Quali iniziative avete in programma per aiutare le Imprese Italiane ad accedere nel mercato canadese, con l’approvazione provvisoria del CETA?

Prima di tutto l’approccio all’accordo, per quanto ci riguarda è positivo. I motivi che rendono il trattato commerciale un opportunità di crescita sono tanti, ed il CETA non va visto come un punto di arrivo, ma come un punto di partenza. Da qui la necessità di diventare attori principali di questa epocale trasformazione nei rapporti commerciali con il Canada e quindi come Consorzio Euromed, abbiamo deciso di  promuovere la nascita del primo CETA Business Forum. Abbiamo pensato ad un Forum che si possa articolare in due fasi, la prima sarà totalmente informatica. Sarà creata una piattaforma web, nella quale professionisti, imprenditori ed istituzioni potranno promuovere le proprie attività, entrare in contatto diretto con potenziali clienti/fornitori e definire una collaborazione. La piattaforma sarà anche veicolo informativo con la possibilità di pubblicazione contributi da parte degli utenti e con forum di discussione tematici. La seconda fase, si svolgerà con l’organizzazione fisica di due momenti d’incontro, a cadenza semestrale, da tenersi in Europa ed in Canada. Saranno due momenti di condivisione e di networking, nei quali le aziende ed i professionisti potranno incontrarsi fisicamente, confrontarsi in tavoli tematici e portare all’attenzione della politica le esigenze concrete dei vari settori, per migliorare l’accordo.

Riguardo Andrea Cannizzaro

Andrea Cannizzaro
Nato il 29 luglio 1994 a Palermo dove frequento il corso di studi in Giurisprudenza. La mia mail è andreacannizzaro94@gmail.com

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