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Fonte: www.greenstyle.it
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Cecil il leone è oggi Yongki l’elefante

34 anni, 3.3 tonnellate di fedeltà: per tutti Yongki era «l’elefante poliziotto».

Il suo compito era di controllare il Bukit Barisan National Park di Sumatra: difendere gli uomini dagli animali pericolosi, e gli animali dall’assalto dei bracconieri. Ha sempre protetto tutti, ma non è riuscito a proteggere se stesso.

L’elefante Yongki è stato trovato morto e senza zanne. Una storia che, inevitabilmente, fa tristemente tornare alla mente quella del leone Cecil, brutalmente ucciso dal dentista americano Palmer.

La notizia arriva dal responsabile del parco, Timbul Batubara; la mattina del 18 settembre uno dei guardiani del parco ha trovato Yongki disteso a terra, morto, con le sue zanne lunghe tre metri, tagliate.

Nessuna traccia di colluttazione: stando alle prime indagini, il fatto che Yongki avesse la lingua blu al momento del ritrovamento, confermerebbe che l’animale è stato prima avvelenato, per far sì che i cacciatori d’avorio potessero asportargli, indisturbati, le zanne.

Al momento però, degli autori, non c’è traccia alcuna.

Così come Cecil era il re dello Zimbabwe, Yongki era un altro animale simbolo, l’«elefante poliziotto» più famoso di Sumatra, in Indonesia.

Yongki difendeva i villaggi nei dintorni del parco dagli attacchi dei suoi “amici” selvatici e combatteva contro i bracconieri che minacciano gli animali della foresta pluviale, ragione per la quale era definito come “poliziotto” o “ranger” dall’opinione pubblica; purtroppo per il pachiderma, però, nessuno ha difeso lui dai bracconieri che lo hanno avvelenato.

Grande l’indignazione sul web, dove nel giro di qualche ora sono stati circa 2mila i messaggi inviati con l’hashtag #RIPYongki. Tantissime anche le accuse ai bracconieri che, nell’isola di Sumatra, sono una vera piaga.

Secondo il WWF, sopravvivono in natura poco più di duemila esemplari di elefanti di Sumatra, sono, infatti, uno dei gruppi più a rischio di estinzione, poiché la conversione degli habitat naturali in centri urbani, così come il crescente spazio sottratto alle foreste dalle piantagioni, ne hanno modificato l’ambiente ideale.

La vera piaga, tuttavia, arriva proprio dal bracconaggio: così come accade in Africa, anche in Indonesia i pachidermi sono al centro delle attenzioni dei criminali, data la possibilità di rivendere l’avorio a peso d’oro sui mercati asiatici, sia per la produzione di oggetti di lusso, che come rimedio per la medicina tradizionale.

In particolare l’esistenza di questi pacifici giganti è resa difficile dall’industria della palma da olio che si sta rapidamente espandendo a Sumatra e che prevede l’abbattimento delle foreste per fare spazio alle piantagioni. Di conseguenza gli elefanti sono entrati in conflitto con i coltivatori e spesso vengono avvelenati perché disturbano le piantagioni.

Lo scorso anno è stato, infatti, particolarmente nefasto: sono stati uccisi almeno quarantacinque elefanti, con un incremento del 55% rispetto al 2013.

Nel frattempo, la polizia e le organizzazioni internazionali indagano senza sosta nel tentativo di identificare i responsabili di una simile crudeltà.

Yongki era un animale in via di estinzione, era un ranger, era un animale fedele, ma, soprattutto, era una creatura che desiderava vivere in pace nel suo ambiente e che non meritava certamente di morire a causa dell’avidità del criminale di turno.

Riguardo Elisabetta Lucia Medaglia

Elisabetta Lucia Medaglia
29 anni, di Palermo, ho conseguito la Laurea Magistrale in Giurisprudenza nel 2014, mi sono abilitata prima come giornalista pubblicista e, in seguito, come Perito Grafologo Professionista , e sono cultore di Filosofia del Diritto presso l'università LUMSA di Palermo .

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