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Catturandi, uomini senza volto e senza nome a Unipa

La sezione Catturandi della squadra mobile di Palermo rende la sua testimonianza agli studenti dell’ateneo palermitano attraverso l’esperienza e la testimonianza di due grandi uomini che insieme ai loro colleghi hanno scritto alcune delle più importanti pagine di giustizia e legalità della storia contemporanea.

Nella pomeriggio del 7 aprile, infatti, presso l’aula magna di Giurisprudenza si è tenuto un seminario incentrato sui metodi di ricerca e cattura dei grandi latitanti mafiosi, evento organizzato dall’associazione Contrariamente e moderato dal giornalista Aaron Pettinari di Antimafia 2000,

Presenti, a volto scoperto, gli agenti I.M.D. e T.R.

La loro storia: il primo, appena maggiorenne decise di continuare con gli studi universitari rinunciando all’anno di leva obbligatoria, ma questa sua scelta si contestualizzava in un momento di forte tensione sociale a Palermo e cioè negli anni delle più importanti stragi di mano mafiosa. E’ subito dopo la strage di via D’amelio, infatti, che notando l’ignoranza della maggior parte dei suoi coetanei e profondamente indignato con tutti coloro che con la propria indifferenza avevano permesso il brutale assassinio di altre vittime innocenti, decise di arruolarsi giovanissimo in polizia e, dopo il corso di due anni, approdò direttamente nella catturandi.

“La scelta di scrivere e di portare avanti in questo modo la mia testimonianza, si fa strada dopo il 2007 (anno della cattura di Provenzano) – afferma – quando comincia a manifestarsi un notevole cambiamento. Ricordo dopo la cattura del boss dei pizzini, una gran quantità di gente che festeggiava fuori dal nostro ufficio e, allo stesso tempo, il bisogno di sostegno mio e dei miei colleghi da parte dei cittadini normali. Ecco da dove nasce il bisogno di raccontare la nostra storia e quello che facciamo.”

Oggi è già autore di numerosi titoli quali “La catturandi, la verità oltre la fiction” o “Il vurricatore. Storie di uomini e di mafia”, col ricavato del quale porta avanti il progetto di realizzare una biblioteca multimediale nel cuore di Ballarò in memoria di Nino Agostino e Ida Castelluccio, trucidati dalla mafia nell’89.

T. R. invece aveva una carriera in polizia già avviata quando arriva alla catturandi, in quel periodo faceva infatti parte della scorta del giudice Falcone. Nella strage di Capaci perse amici che erano come fratelli per lui. È ancora visibilmente emozionato e scosso quando parla dell’accaduto. Tra le operazioni cui ha preso parte può contare anche la cattura di Brusca, responsabile di numerosi omicidi tra cui proprio quello di Falcone. “E’ stato il momento più importante della mia carriera professionale – racconta – E’ stato tre giorni prima della data in cui ricorreva l’anniversario della strage di Capaci e ricordo che quando abbiamo fatto irruzione nella casa abbiamo trovato tutta la famiglia riunita a guardare il film-documentario sulla vita di Falcone. Provai molta rabbia.”

Anch’egli riconosce l’importanza di testimoniare e di dare l’esempio specialmente ai bambini e, con altri nove colleghi, porta avanti il progetto “Se vuoi…” attraverso il quale girano per le scuole facendo vivere loro delle bellissime esperienze a stretto contatto con agenti di polizia o con parenti di vittime di mafia o, ancora, portandoli nei luoghi delle stragi per far riflessioni e trasmettere il rispetto della legalità.

Un evento, dunque, interessante e denso di significato. Aula magna gremita di studenti, attenti a non perdere nemmeno una parola fin dalla presentazione della professoressa Daniela Chinnici, docente di procedura penale, che ha introdotto la platea all’argomento strettamente giuridico della figura del latitante e degli strumenti a disposizione della polizia giudiziaria per la loro ricerca e cattura.

Entusiasti il presidente di Contrariamente, Riccardo Lo Bue, e la promotrice del convegno, Rosalinda Liotta che ha concluso l’evento leggendo una lettera scritta da I.M.D. a Matteo Messina Denaro, estrapolata dal suo ultimo libro, nella quale cerca di tracciare un profilo dell’ultimo latitante rimasto in circolazione; soddisfatti altresì i partecipanti, ai quali è stata data anche la possibilità di intervenire e di porre liberamente domande.

Un evento sicuramente significativo, la giusta replica degli studenti proprio nel momento in cui si scade promuovendo la vita di persone condannate per mafia sulla tv di stato. Un monito per scegliere il giusto lato col quale schierarci.

Riguardo Mara Butticé

Mara Butticé
Nata ad Agrigento, frequenta la facoltà di giurisprudenza all'università degli studi di Palermo.

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