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Giovanni Fiandaca e Luigi Manconi al Festival delle Letterature Migranti

“Di carceri e di diritti”. Giovanni Fiandaca dibatte con Luigi Manconi

Venerdì 14 ottobre, presso l’Aula Magna di Giurisprudenza, si è tenuto un appuntamento per la sezione “Vie di fuga” del Festival delle Letterature Migranti.

Durante l’incontro, dal titolo “Di carceri e di diritti“, Giovanni Fiandaca (professore ordinario di diritto penale dell’ateneo palermitano), e Luigi Manconi (parlamentare e presidente della Commissione per la tutela dei diritti umani del Senato), hanno discusso del sistema penitenziario italiano e del fine rieducativo della pena.

La domanda che i due giuristi si sono posti è se, riguardo a questi temi, è rispettato il dettato costituzionale. Il dibattito si è articolato in tre fasi. Dopo una breve introduzione e presentazione del sistema penitenziario italiano da parte del professore Giovanni Fiandaca, è stata la volta del senatore Luigi Manconi. Quest’ultimo ha sostenuto che, all’interno del sistema penitenziario italiano, è molto difficile preservare la dignità umana. “E’ inutile, pericoloso e dannoso – ha affermato – non solo per la mortificazione della dignità umana ma anche perchè, allo stato dei fatti, non fa altro che generare crimini e criminali. È un sistema patogeno e criminogeno“. Infine, sono state mostrate delle statistiche al riguardo.

E’ poi intervenuto il professore Fiandaca. Concordando con il senatore Manconi, questi ha affermato che il sistema penitenziario italiano non consentirebbe la riabilitazione perchè non sarebbe strutturalmente idoneo a rieducare. L’esito positivo dipenderebbe da circostanze contingenti come l’allontanamento da un ambiente negativo, l’incontro con un prete o un educatore particolarmente sensibile.

Si è giunti quindi alla conclusione, espressa chiaramente dal professore Fiandaca, per cui “l’attività di rieducazione non può che passare da attività formative e corsi professionalizzanti di primo livello, da attività quindi molto concrete“. E’ stato dunque aggiunto che si dovrebbe puntare ad una riduzione dell’area della detenzione, limitandola ai casi realmente pericolosi, prescindendo da una sanzione detentiva in favore di sanzioni alternative.

 

Riguardo Mara Butticé

Mara Butticé
Nata ad Agrigento, frequenta la facoltà di giurisprudenza all'università degli studi di Palermo.

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