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Riflessioni sul caso Vespa-Riina

Dopo la grande bufera che ha travolto un noto programma televisivo circa la scelta di intervistare il figlio del boss mafioso Riina, le ripercussioni mediatiche (e non solo) sono impazzate da un versante ad un altro, in particolar modo nel mondo del web. E ovviamente è stata subito polemica.

Capofila nella strenua lotta casalinga a nemici reali o fittizi sono sempre loro, i più pop e commerciali, i più “democratici” luoghi di intrattenimento e discussione, i salotti letterari dei nostri giorni: i social. Decine e decine di post e hashtag di chi ha voluto esprimere semplicemente la propria opinione, insieme ad interventi di gente camaleontica che, in base alla notizia del giorno, si improvvisa specialista del settore. Eccoli ad esprimersi sul codice deontologico e su ciò che è formalmente lecito o meno.

Oltre alle notizie su Salvo Riina, messe in rete dai giornali on line o che promuovono i propri articoli su piattaforme sociali, non sarà sfuggita l’iniziativa di molte librerie che hanno deciso di non vendere il libro sulla “Riina ‘s family “, come segno di sensibilità verso le vittime di mafia e come forma di lotta pacifica contro le mafie. Come era prevedibile, anche questa vicenda ha coinvolto i social, arrivando nel giro di poche ore a focalizzare l’attenzione su reiterati problemi etici, morali, civili e chi più ne sappia più ne scriva.

i-nuovi-mostri-strisciaIn fondo, il fascino di facebook, come di altri “mezzi di espressione” virali, sta proprio nella possibilità di creare mille e più referendum al giorno in maniera ludica e quasi piacevole. Purtroppo, spesso, l’ignoranza (o la malafede) ne fanno da padroni. Proprio sui social, la verità appare come un mosaico fatto da diverse, scomode, strane e persino folli opinioni e tutte trovano pari diritto di esistere.

Sul caso Rai e sulla scelta commerciale delle varie librerie, tantissimi hanno fatto sentire la propria voce, ponendosi a favore o contro. Si è parlato di censura e libertà, di morale ed etica. Tanti hanno anche manifestato rispetto ma non condivisione per le dinamiche televisive o editoriali. In mezzo a questo enorme puzzle di idee, si possono contare diversi interventi che definiremo e che vogliamo pensare come “goliardici”. Tra oscenità civili e imbarazzi grammaticali, la speranza è che la scuola possa assolvere meglio che può al proprio compito formativo, che la verità possa essere conosciuta ma anche accettata, che l’ignoranza possa essere isolata e circoscritta. Affinché i nostri veri eroi abbiano giustizia e pace, affinché il mondo sia meno mostruoso, affinché la prigione della paura lasci il posto alla libertà.

 

Riguardo Miryam Lo Dato

Miryam Lo Dato
Laureata in Lettere presso l'Università degli Studi di Palermo, specializzata in Filologia Moderna e Italianistica.

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