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BREXIT. L’opinione degli studenti palermitani

Sono passati alcuni giorni dalla cosiddetta Brexit, che sarebbe più opportuno chiamare autodeterminazione del popolo inglese nel senso dell’uscita dall’unione europea. È più opportuno visto che il Regno Unito non si è ancora slegato dall’UE e perché questo processo sarà lento e dagli esiti molto incerti. In questi primi giorni l’unica evoluzione avuta è quella dell’affresco delle opinioni, tra l’ovvio e il ricercato.

I giovani sono diventati i protagonisti dei risvolti legati alla Brexit. Il fatto che tutti i sondaggi concordino nell’affermare che il 75 % circa degli elettori tra i 18 e i 24 anni abbia proteso per il Remain è il segno più importante di questi giorni storici, (lo è pure – e questo complica molto il panorama – il fatto che nella stessa fascia abbia votato solo il 36 % degli aventi diritto).

Ha raccontato questo dato Mario Calabresi nella sua lettera ai giovani europei, uscita  su “La Repubblica” (clicca per leggere il contenuto integrale della lettera): “siete nati in un continente di pace, non avete mai visto la guerra sotto casa, siete cresciuti senza frontiere, progettando di studiare in un altro Paese, fidanzandovi durante l’Erasmus, scambiando messaggi con gli amici sulle occasioni per trovare lavoro o sui voli meno costosi per vedere un concerto. Non importa se siete nati a Cardiff, a Bologna, a Marsiglia a Barcellona o a Berlino, oggi le paure dei vostri genitori e dei vostri nonni hanno deciso che la Gran Bretagna tornasse ad essere un’isola, che voi diventaste stranieri dall’altra parte della Manica.”

Ciò che si intende fare qui è aprire la porta di un punto di vista che ci porterà dentro una galassia di visioni. È a qualche valida espressione di questo pluralismo che qui si è data voce per la premura di rappresentare non solo la vivacità intellettuale degli studenti palermitani ma anche lo spaccato di una giovane società che si divide sul tema Europa, che sa farne oggetto di una seria e severa critica sulla quale è ipotizzabile una ripartenza più che una disfatta.

Agli universitari palermitani, figli della generazione Erasmus, abbiamo chiesto di commentare l’uscita del Regno Unito argomentandola soprattutto rispetto al dibattito che deve tenersi all’interno della pubblica opinione europea e specialmente fra i giovani.

Chiara, 25 anni: “Ciò che mi rammarica di più è il fatto che, ancora una volta, come accade ormai spesso nel mondo che ci circonda, siano stati gli anziani a decidere per noi giovani. Perché le conseguenze di questa scelta, lanciata come un sasso da Cameron (il quale non aveva valutato le conseguenze della sua provocazione), saranno i giovani a pagarle. E non solo i giovani britannici, ma tutti quei ragazzi che si erano trasferiti lì per imparare l’inglese, costruire start up, fare ricerca e così via. Tutti quei ragazzi che volevano rimanere in UE, che capivano davvero il valore aggiunto fornito dall’appartenenza a essa. Ragazzi che non sono stati ascoltati, purtroppo. Spero che quanto accaduto porti a una seria riflessione sulla necessità di mutamenti nella conduzione politica/economica dell’Unione Europea. Il “leave” porterà solo a un’acquisizione di consensi da parte degli euro-scettici, dei nazionalisti, degli xenofobi, che in occasioni come queste sfruttano il malcontento delle masse per portare acqua al loro mulino. È arrivato il momento che siano i giovani  i protagonisti delle decisioni che vengono prese per loro! Perché le conseguenze di ogni decisione, nel bene e nel male, non incideranno sulla popolazione di età media ma su chi avrà quell’età tra 10-15 anni”.

Sara, 22 anni: “Le motivazioni sociali (controllo dell’immigrazione e sicurezza interna) hanno senz’altro spinto la maggior parte dei britannici che hanno votato a favore del Brexit. Ma credo che i motivi reali di questo provvedimento siano di origine economica e strategica. I fautori del Brexit, secondo la mia opinione, hanno valutato gli svantaggi che, se anche gravi, saranno temporanei; ed hanno guardato lontano pensando all’isolamento dall’UE come ad un’opportunità per aprirsi al resto del mondo, soprattutto alle nuove potenze emergenti asiatiche. L’Europa finora ha fatto credere al mondo che chi ne sarebbe uscita sconfitta sarebbe stata l’Inghilterra, forse per scoraggiare i votanti. Penso invece che l’Unione Europea avrà ripercussioni sia a sul piano mediatico, nel caso in cui l’Inghilterra dovesse dimostrare di aver fatto la scelta giusta, sia dal punto di vista economico”.

Gaetano, 26 anni: “A 27 anni dalla caduta del muro di Berlino, l’Europa torna a dividersi. L’Europa sognata da Altiero Spinelli a Ventotene , quella dei popoli della solidarietà, oggi, a causa della divergenza di vedute politica dei governi degli Stati membri, non riesce a prendere forma. Il Brexit è solamente un effetto di tutto ciò. Io ho 26 anni, sono nato con il sogno europeo, con l’idea che uniti si è più forti. Ieri tutto il paradigma è stato messo in discussione. La mia generazione ha visto l’Europa come un punto di arrivo, da ieri l’Europa deve diventare un punto di partenza. La crescita sociale culturale ed economica, passa dall’integrazione dallo scambio di cultura innovazione e tecnologia. La storia ci dimostra che l’idea nazionalista è un idea che ha perso. È chiaro che da qui al sogno Stati Uniti d’Europa la strada è ancora lunga, ma per poterla percorrere insieme e nel migliore dei modi dobbiamo ripartire da un comune senso di Cittadinanza Europea. Noi siamo la generazione Erasmus, la generazione digitale, la generazione a cui costa di più spostarsi in treno che in aereo. La mia generazione ha il dovere di far vincere la speranza rispetto alla rabbia. La speranza passa dall’Europa, e l’Europa siamo noi.”

Silvia, 21 anni: “L’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea segna senza dubbio la storia recente del mondo. Ma siamo proprio sicuri che si tratti proprio di una cattiva idea? Voglio dire, in fondo, questa Unione è mai esistita realmente? Vi siete mai sentiti cittadini europei? Avete mai condiviso qualcosa con gli altri membri di questa fantomatica Unione? O forse, fino ad ora, ci siamo solo limitati a subire le direttive, perlopiù in ambito economico, di Bruxelles, senza esserci mai sentiti un popolo, quello europeo, vero? Insomma, siamo sicuri che il torto sia proprio della Gran Bretagna, o è stata l’Europa unita a non prendersi cura di una delle sue prime figlie? Beh, chi è causa del suo mal pianga se stesso!

La Brexit costituisce un precedente che potrebbe portare facilmente allo sfilacciamento del già debole tessuto sociale, e d’integrazione, europeo. Non si tratta di fare buon esercizio di retorica. Lo stesso popolo sovrano che può decidere un’uscita deve essere reso partecipe del rinnovamento dell’Europa. I giovani devono rendersi protagonisti, anzitutto con il confronto, poi con l’azione.

Riguardo Andrea Cannizzaro

Andrea Cannizzaro
Nato il 29 luglio 1994 a Palermo dove frequento il corso di studi in Giurisprudenza. La mia mail è andreacannizzaro94@gmail.com

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