Home / #Mondo / Bill Gates: “una donna presidente Usa può essere un modello”
bill gates
bill gates

Bill Gates: “una donna presidente Usa può essere un modello”

Chissà quanti americani che oggi parteciperano al voto per  le elezioni presidenziali terrano conto dell’ intervista realizzata qualche giorno fa a Londra al fondatore e presidente onorario della Microsoft, Bill Gates. L’uomo proclamato, per il terzo anno consecutivo, più ricco del mondo, secondo la rivista Forbes, è stato in giro per l’Europa, nello specifico a Parigi e a Londra per affari, firmando accordi di cooperazione per conto della sua stessa Fondazione. Florentin Collomp, Miguel Jimenez ed Eva Ladipo, che si sono occupati dell’intervista, hanno affrontato nel corso del colloquio diverse tematiche tra cui quella della povertà nel mondo, ma anche il tema più sentito in questo momento da tutti gli americani, quello delle elezioni che vedranno protagonisti l’inarrestabile Clinton e e il facoltoso investitore Trump. L’intervista era stata pubblicata in Italia da La Repubblica

Per  Gates  uno dei suoi primi obiettivi è promuovere lo sviluppo e la salute, diritto purtroppo non sempre ugualmente garantito. Malnutrizione, mortalità infantile, malattie infettive sono alcune delle piaghe, da lui elencate, che incidono negativamente sullo sviluppo. Grazie infatti al suo impegno la mortalità si è notevolmente ridotta rispetto al 1991 e il padre della Microsoft si propone di dimezzare ulteriormente questo valore da qui al 2030.

Bill Gates sostiene che per raggiungere lo sviluppo economico, salute, nutrizione e agricoltura siano le leve fondamentali per l’ascesa. Infatti non dobbiamo dimenticare che grazie al contributo economico arrivato dalla Cina si è registrato un calo della povertà del 40%. “Oggi la maggior parte della popolazione mondiale vive in Paesi a reddito medio: i Paesi poveri ormai rappresentano soltanto il 25 per cento circa della popolazione mondiale e sono collocati principalmente in Africa e in certe parti dell’Asia. Tuttavia a essere esclusi dall’obiettivo, vi sono i paesi più poveri come la Repubblica Democratica del Congo o la Repubblica Centrafricana, che, proprio per le condizioni estreme, non hanno molte possibilità di sradicare la povertà entro il 2030. “La fine della povertà estrema nel 2030 non è un obbiettivo puro, ma un’aspirazione, in gran parte realizzabile”. Un’aspirazione bellissima, rivoluzionaria, un miraggio che apre spiragli a nuovi orizzonti, a nuove sfide mondiali in cui tutti dovremmo sentirci coinvolti. Mentre le condizioni di sviluppo, i livelli di povertà sono calati e non sono assolutamente paragonabili a quelli di 10/20 anni fa, il grande pubblico non ne è al corrente. Non è del tutto vero che la fame del mondo è un male incurabile, ci sono persone che si sono impegnate e continuano a farlo per combatterlo; non è vero che non c’è progresso e non c’è possibilità di affrancamento. E la Cina, come del resto ribadito da Bill Gates, ne è la prova.

Questa apertura al cambiamento, queste “tendenze virtuose nello sviluppo internazionale” rischiano però di essere in qualche modo compromesse da nuove tendenze populiste e nazionaliste di paesi occidentali e nelle nuove politiche di chiusura adottate.  La paura, la lotta al terrorismo veicola in una data direzione che ci distanzia dalla politica della solidarietà e dell’apertura. Per Gates “La percezione dei livelli di immigrazione e delle conseguenze economiche della globalizzazione spingono una parte delle persone a vedere il libero scambio come qualcosa che le danneggia. Queste tendenze contribuiscono ad alimentare una chiusura in se stessi, più che un’apertura verso il mondo esterno. Sta ai leader politici dare una risposta, analizzando i fattori che si manifestano in ciascun Paese“. Una bella responsabilità per i leader mondiali che devono discutere a tavolino e rivedere un bel po’ di cose se vogliono veramente promuovere questo tipo di sviluppo. Azioni come la chiusura delle frontiere significa chiudere la mente delle persone, significa alzare muri di ostilità, di conflitto in nome di quale nazionalismo in un paese globalizzato come il nostro?

clinton vs trump
Clinton vs Trump

Sul versante politico, alla domanda su chi tra Clinton e Trump rappresenti meglio i suoi obiettivi, il fondatore non si esprime esplicitamente, dal momento che la sua fondazione si ritiene apartitica, ma si limita a esprimere la volontà di instaurare una collaborazione con chiunque dei due leader possa salire al governo, così come fatto con i presidenti precedenti, “con la speranza di non dover constatare una tendenza alla chiusura da parte di uno dei due.”

Quando si parla di elezioni, una degli interrogativi più spontanei riguarda il cambiamento, l’inversione di rotta che porterebbe l’elezione di un presidente donna. Sarebbe senz’altro la risposta una battaglia culturale in atto da millenni, ma cosa ne pensa Mr Gates? “Sarebbe una buona cosa dimostrare che le donne possono accedere alle più alte cariche. Una donna alla Casa Bianca potrebbe rappresentare un modello. Sarebbe un grande progresso, ma non risolverebbe il problema che le donne sono maggiormente colpite dalla povertà. Resta molto da fare per la parità tra uomini e donne, anche se queste disuguaglianze si riducono con lo sviluppo economico.”

Riguardo Maria Eleonora Palma

Nata a Vittoria il 24 novembre 1993, frequento il corso di laurea in architettura presso il Polo didattico distaccato di Via Quartararo ad Agrigento. Ho pubblicato un libro nel 2015 dal titolo "Anche i porcospini possono volare", Algra Editore. Da quattro anni scrivo anche per Liveunict.

Leggi anche

girasole_news

UE, le previsioni economiche di estate 2019

Nonostante le previsioni di crescita positive per il 2019, le tensioni commerciali e le incertezze …

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *