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Australia e India, due storie d’amore

L’ultimo abbraccio dal suo compagno: così muore il canguro.

Immagini struggenti, quelle rappresentate nelle foto scattate nel Queensland dall’australiano Evan Switzer, in cui una femmina di canguro morta viene sollevata e sostenuta dal compagno sotto gli occhi del loro piccolo. Una scena tragica che evoca in tutti noi tristezza e che ci permette di toccare con mano la sensibilità e la sofferenza degli animali.

Scientificamente parlando, nei canguri sono molto ridotti i muscoli facciali, quelli che si sviluppano grazie all’atto di suggere il latte materno. Nei canguri, infatti, il latte defluisce direttamente nella bocca del piccolo nel marsupio grazie alla contrazione del muscolo materno. Di conseguenza, la mimica facciale è pressoché inesistente.

Dunque, non è del tutto assurdo chiedersi se insieme alla scarsa espressività facciale ve ne sia anche una emotiva, e se, in realtà, siamo noi ad attribuire agli animali un così pieno senso della morte, operando su di loro un transfer della nostra consapevolezza della morte.

Tuttavia, la mancanza di mimica facciale, non dà comunque la certezza che i canguri siano privi di emozioni, tra cui la sofferenza, che chiaramente traspare dalle foto di Switzer.

Fonte: www.corriere.it
Fonte: www.corriere.it

Secondo l’etologo Danilo Mainardi, la postura del canguro, nei confronti della femmina, è più riconducibile a tragica curiosità per quel corpo inanimato, più che a tristezza e disperazione.

Di fatto, però, la nostra, non è l’unica specie ad avere consapevolezza della morte; gli elefanti, ad esempio, hanno evoluto il senso della morte come perdita e ne mantengono la memoria.

Una certa consapevolezza sembra essere presente nei leoni e anche se, nei canguri, ad oggi, non esiste alcuna evidenza, non si può neanche dire, con assoluta certezza, che quelle foto non rappresentino quello che, ai nostri occhi, sembra più ovvio: la tragicità della morte e la disperazione di perdere qualcuno di amato.

Un’ulteriore dimostrazione della profonda sensibilità degli animali, arriva dall’India, più precisamente da Nuova Delhi, dove ogni giorno, da quattro anni, una mucca cerca di fermare il bus che uccise suo figlio.

È noto che non c’è nulla di più doloroso per una madre che perdere il proprio figlio. È una regola della natura. Vale per le persone come per gli animali.

Ogni giorno l’animale va nel luogo della tragedia, come se aspettasse quel bus che gli ha portato via l’amore della sua vita. I media locali, e il video pubblicato sul web, raccontano che la mucca prima cerca di rallentare il veicolo, fino a fermarlo. Poi quando viene costretta a spostarsi lo segue, spesso quasi a volerlo spingere via.

La mucca, per di più, non tenta di fermare in alcun modo gli altri veicoli; tutto ciò che le interessa è quel bus, a cui, il proprietario, ha anche cambiato colore, senza però riuscire nel suo intento: la mucca, infatti, continua a fermarlo ogni volta che lo incontra, come testimonia il video che Gary Yourofsky ha condiviso su Facebook.

Fonte: www.lastampa.it
Fonte: www.lastampa.it

Due esperienze diverse, da due diverse parti del mondo, ma che testimoniano lo stesso identico sentimento: l’amore, un amore così forte che neanche la morte può esaurire.

Qui il video:

https://www.youtube.com/watch?v=w8hOOGHgF_0&feature=youtu.be

 

Riguardo Elisabetta Lucia Medaglia

Elisabetta Lucia Medaglia
29 anni, di Palermo, ho conseguito la Laurea Magistrale in Giurisprudenza nel 2014, mi sono abilitata prima come giornalista pubblicista e, in seguito, come Perito Grafologo Professionista , e sono cultore di Filosofia del Diritto presso l'università LUMSA di Palermo .

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