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Associazionismo, il punto di una matricola

L’uomo è un animale sociale, sente il continuo bisogno di trovare dei simili che condividano idee, ideali, passioni e tutto ciò che ne consegue. Alla luce di ciò, quello dell’associazionismo è un fenomeno culturale che si rivela inevitabile nello sviluppo di una società che vuole tendere ad isolare i fenomeni isolazionisti per dar vita a grandi comunità di pensiero e d’azione.

A proposito di ciò, un altro concetto necessita di essere immagazzinato e recepito da tutti coloro che credono nell’associazionismo, considerandolo un fenomeno positivo: mai cedere agli estremismi o per citare il poeta latino Orazio “Est modus in Rebus”. Trovare sempre quell’equilibrio che renda tollerante e tollerabile il mezzo di cui ci si avvale per comunicare un concetto, qualunque esso sia, dalla coesione al dibattito. uni-palermo

L’analisi che qui si sottopone non è per nulla casuale ma è quella che si potrebbe definire una prima impressione di una  matricola su ciò che nelle storie e nei racconti si rivelava essere la soddisfazione di un’aspettativa durata una vita, cioè l’esistenza di gruppi di pensatori liberi da qualsiasi logica partitica, ma che tende a deludere quando si rivela per ciò che è realmente: un sistema politicizzato in cui l’associazione prende quasi il ruolo di una setta da onorare e servire, ignorando il dialogo con gruppi contingenti. È uno spettacolo che desta sgomento e rabbia quello di un ragazzo che si sente moralmente costretto ad abbandonare un’aula durante una conferenza solo perché indetta da un’associazione che non è la sua. E ciò che fa ancora più storcere il naso è la persistenza di questi fenomeni deleteri per il tessuto studentesco e la ripresentazione in altri gruppi.

Quasi tutti i gruppi si dichiarano apolitici e apartitici, adducendo a “politica” e “partiti” significati attualizzati, ignorando la forma che essi stessi costituiscono: non sono diversi dai partiti  – che cercano di lasciare da parte diventando equivalenti universitari della politica che cercano di evitare – ma che sono costretti ad affrontare per la sussistenza dell’associazione del parco burocratico che si para loro dinnanzi.

È forse sbagliato tutto ciò? Può darsi, ma ad essere sbagliata è la premessa con la quale si viene preparati. Basterebbe essere consapevoli della portata propagandistica indottrinante a cui si sarà sottoposti evitando di millantare l’associazione per il luogo di espressione della propria libertà democratica.

Fortunatamente, come in ogni realtà, esistono le eccezioni. Mi vengono in mente realtà che ho imparato a conoscere ed apprezzare per l’impegno profuso nell’aiuto pratico della popolazione e nella crescita dei ragazzi che ne fanno parte, me ne vengono in mente altre che invece preparano i futuri iscritti manifestando una certa affezione per una corrente politica piuttosto che per un’altra. Ciò che accomuna i due esempi è il rispetto della premessa iniziale.

Con tutto ciò voglio forse indirizzare all’astensione dalle associazioni? Assolutamente no. Questo è un parere di un ragazzo che ha solo trovato delle realtà che poco rispecchiavano il suo desiderio di comunione di idee. Ma se con queste poche righe riuscirò a salvare qualcuno dall’avventatezza, potrò solo essere soddisfatto. Vorrà dire che qualcuno avrà sicuramente recepito le dovute premesse.

Riguardo Pietro Falzone

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