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Architettura a Palermo, una splendida realtà

Una splendida descrizione sul corso di laurea in Architettura dell’università degli studi di Palermo apparsa sulla rubrica Pausa Caffè su sito www.infouni.it divenuta virale sul web.
Ecco cosa pensa Vincenzo, un giovane studente di Architettura di Unipa, sulla sua facoltà.

Quando decisi che avrei studiato Architettura nessuno mi disse che la mia vita sarebbe cambiata radicalmente.

I miei amici architetti o chi era in procinto di diventarlo si limitarono ad osservarmi, sorridere e dirmi di “prepararmi”.

Nessuno di loro mi disse che la vita, così come la ricordavo, non sarebbe esistita più. Che le mi abitudini sarebbero drasticamente cambiate così come diverso sarebbe stato il mio modo di osservare il mondo, di fotografare, di guardare un film o leggere un libro.

Nessuno mi disse che la mia camera sarebbe diventata un laboratorio-centro stampa-sala per videoconferenze-spazio espositivo.

Che sul letto avrebbero avuto la precedenza righe, squadrette, parallelografo e carpette e poi, se avanzava spazio, sarei salito io.

Che le finestre sarebbero diventare superfici luminose capaci di farmi ricalcare l’improbabile.

Che i vestiti che prima ingombravano le sedie sarebbero stati sostituiti da rotoli infiniti di carta schizzi.

Che bozze di progetti e tavole revisionate avrebbero sostituito tendaggi e tappeti e che avrebbero ornato il mio spazio.

Che le prese, doppie prese, ciabatte, cavi USB, alimentatori, carica batteria e auricolari avrebbero tessuto una maglia unica e indistricabile entro la quale avrei dovuto imparare a muovermi senza inciampare costantemente.

Che i plastici sarebbero divenuti gli unici soprammobili ammessi.

Che per quanto caos possa esserci questo debba essere comunque ordinato, geometricamente strutturato e perfettamente simmetrico.

Che sarei diventato un maniaco ossessivo-compulsivo perchè sarebbe diventato insopportabile vedere un quadro storto, una tovaglia non perfettamente centrata, un accostamento sgradevole di colori o un’auto parcheggiata con le ruote non esattamente parallele al marciapiede e disallineata rispetto le altre vetture.

Che avrei disegnato “piante” e non “piantine” perché quelle le avrei trovate all’orto botanico e che avrei preso consapevolezza di vivere in un “edificio” e non in un “palazzo” perché di certo non sono il figlio di un sultano.

Che non sarebbe esistita più la distinzione tra il giorno e la notte perché sarebbe esistito solo ” il tempo per finire la consegna”.

Nessuno mi disse che tutto sarebbe stato così diverso, così meravigliosamente diverso.

Riguardo Angelo Casano

Angelo Casano
Nato a Pantelleria il 12-11-1991, studente presso il corso di laurea in medicina e chirurgia dove ha ricoperto la carica di rappresentante del corso di studi. Scrive anche per il blog www.agorapnl.it e www.infouni.it

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