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Aperitivo fotografico targato Sherwood

È giunto alla sua conclusione il corso di fotografia organizzato da Sherwood, comunità che favorisce la diffusione della cultura giovanile in tutte le sue forme. Dopo dodici incontri che hanno visto l’evoluzione artistica di venti ragazzi, seguiti da Mauro Filippi, quale miglior modo per congedarsi se non un aperitivo a Moltivolti, il locale che li ha ospitati per le lezioni?
Martedì 16 giugno, i partecipanti, il maestro e tanti amici, si sono incontrati a Ballarò, e tra chiacchiere e risate hanno ammirato le foto esposte nelle pareti del locale, le hanno commentate e sono poi stati consegnati gli attestati di frequenza. «Abbiamo scelto Moltivolti perché lì abbiamo cominciato e lì era giusto salutarci. È un posto in cui ci sentiamo a casa, sono stati favolosi ed è nata una buonissima amicizia. Il corso è stato molto bello, ci siamo divertiti e si è creata proprio un’atmosfera familiare». Così Miriam Belluzzo, membro di Sherwood e tra gli organizzatori, racconta la serata conclusiva del corso di fotografia.

Ovviamente presenti all’aperitivo fotografico i componenti di Sherwood con la presidentessa Federica Pisciotta, e numerosi amici, che si sono divertiti, contribuendo a creare un clima amichevole; ognuno ha potuto dimostrare il proprio percorso di crescita e vedere esposte le fotografie nate dalle esterne di pratica. Le foto sono poi rimaste esposte a Moltivolti per cinque giorni, a disposizione di chiunque.

Qualche domanda a Mauro Filippi che si è impegnato per la buona riuscita del progetto trasmettendo agli allievi passione e competenza. Lui ha 28 anni ed è un architetto. Lavora per PUSH, una no profit fondata circa 3 anni fa, che sviluppa soluzioni tecnologiche e creative per le smart cities: http://www.wepush.org

Mi fai un resoconto della tua esperienza con i ragazzi? 

L’esperienza del corso personalmente è stata molto positiva. Avevo avuto in passato varie altre piccole esperienze didattiche ma non ero mai stato finora docente di un intero corso. Devo ammettere che è stato quindi anche per me un’esperienza molto formativa. Ho dovuto preparare le lezioni, tararle in base al livello e agli interessi dei ragazzi e soprattutto cercare di stare nei tempi, cosa per me molto complicata, essendo di natura molto prolisso. Fare un corso-base, inoltre, non è mai facile; si ha sempre la sensazione che, partendo dal principio su tutti gli argomenti per dare a tutti la possibilità di seguire, ciò che esca fuori, poi, possa apparire sempre banale o scontato. Per questo durante il primo incontro, dopo essermi presentato e aver fatto vedere qualche mio lavoro e le tematiche da affrontare, ho voluto conoscere tutti gli allievi uno per uno chiedendo da quando fotografassero, cosa fotografassero generalmente e soprattutto perché. Ho chiesto poi loro di inviarmi tre fotografie per valutare anche approssimativamente il livello medio della classe. Dalla seconda lezione in poi ho quindi sempre preferito organizzare le lezioni successive di volta in volta, anche in base ai feedback diretti ed indiretti che ricevevo durante le stesse. Il corso è stato strutturato in tre parti: una prima parte teorica su principi e tecniche fotografiche, una parte centrale relativa ai generi fotografici e un’ultima parte sui principi della post-produzione. Durante il corso sono anche state realizzate due uscite nelle quali ci si è esercitati insieme. Se inizialmente ho registrato una timidezza dei ragazzi nel fare domande e interagire, alla fine del corso, invece, per fortuna, il ghiaccio si è completamente rotto.

Com’è andato il corso? 

Dal mio punto di vista il corso è andato davvero molto bene, le mie aspettative sono state completamente soddisfatte. I ragazzi hanno seguito con assiduità nonostante il caldo e l’imminente periodo di esami e si è creato un bel rapporto. Ho visto tutti molto curiosi e attenti, anche quando li annoiavo con molti temi con i quali sono personalmente fissato. Nelle foto finali ho visto davvero sorprendenti miglioramenti da parte di molti. Ho chiesto loro di cercare un fil-rouge tra gli scatti: un filo conduttore che tessesse la trama di un piccolo racconto. Lo sforzo che ho chiesto fin dall’inizio del corso è stato quello di non rubare immagini, di non tentare la fortuna ma di ragionare per serie, per sequenze, per storie. Sono davvero convinto, infatti, che la vera differenza tra chi fotografa e chi semplicemente scatta, al di là di ogni mero espediente tecnico, stia proprio nel senso che riesce a dare alle immagini sfruttando pienamente il proprio bagaglio di esperienze, ricerche e idee.

Dunque sei soddisfatto dei risultati. Ti piacerebbe riproporre il corso?

 Si, sono molto soddisfatto dell’esito del corso e l’affluenza all’aperitivo finale mi ha anche dato prova che forse anche i ragazzi lo siano stati. L’idea di riproporlo certamente mi stuzzica. Sulla base di questa prima esperienza, di sicuro, prima di proporne un altro, farei qualche modifica all’ordine delle lezioni, al numero delle slides e, soprattutto, al numero delle ore, che sembrano non bastare mai.

Visto il gradimento generale da parte di Mauro Flippi che si è messo a disposizione per un ulteriore progetto, e da parte dei ragazzi sempre più interessati al mondo della fotografia, ci si auspica che il corso venga riproposto, e perché no, magari con una formula avanzata.

Riguardo Gaia Butticè

Gaia Butticè
Nata ad Agrigento il 12/03/1991, vivo tra Favara e Palermo. Ho una laurea in Lettere e sono al momento iscritta al secondo anno di Filologia moderna e italianistica

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