Home / #ErsuCultura / #Antropocene. Al Teatro Massimo, con uno switch (off o on) va in scena la sintesi di un’era
#Antropocene

#Antropocene. Al Teatro Massimo, con uno switch (off o on) va in scena la sintesi di un’era

Replica stasera alle 20.30, al Teatro Massimo di Palermo – e sarebbe un peccato lasciarsi sfuggire l’occasione della replica – lo spettacolo #Antropocene andato in scena ieri in prima assoluta prodotto dal Teatro Massimo in collaborazione con Romaeuropa Festival e Fondazione Musica per Roma, Fondazione Teatro Regio di Torino e il Teatro di San Carlo di Napoli.

Lo spettacolo, di e con Marco Paolini (voce narrante), con  il rapper Frankie hi-nrg mc, la musica di Mauro Montalbetti eseguita con la direzione di Mario Brunello, porta in scena il calvario di Francesco Maria Piave utente di una connessione a internet plus che segnala una disfunzione della rete. Per tre volte la meccanica segnalazione agli operatori Beatrice, Ciro e Alvise va a vuoto finchè risponde Ans-Bot. Il programma che controlla le risposte si anima. Un collasso tecnologico ha distrutto la Rete da cui scivola l’umanità. Solo Francesco Maria Piave e Ans-Bot rimangono aggrappati alla Rete dall’energia della batteria del cellulare che si consuma. Alla fine rimane la solitudine.

Lo spettacolo è brillante, descrive  – come afferma lo stesso Paolini – non il futuro ma il presente e rispecchia plasticamente le azioni, il fastidio, la premura che ogni interconnesso prova di fronte a un disservizio. La pièce è paradossale ma descrive come l’accellerazione del tempo causata da internet in caso di brevi disfunzioni porti alla nevrosi. Nevrosi che nello spettacolo diventa anche collettiva.
Paolini porta in scena la dipendenza che l’uomo ha verso la tecnologia. Senza nessuna condanna egli presenta l’uomo nudo di fronte alla sua più moderna fragilità: l’alinenazione tecnologica. Dimostra inoltre la contraddizione dell’Antropocene: l’era geologica in cui la terra è stata solcata maggiormente dall’agire umano in realtà non vede più l’uomo come consapevole protagonista.

Il risultato finale diverte il pubblico. Qualche cellulare suona anche durante lo spettacolo come a dimostrarne la validità dell’opera.  #Antropocene fa riflettere  chi è nato anagogico e si è “aggiornato” all’innovazione ma è soprattutto valido per i nativi digitali. Per tutti è innegabile l’esistenza del rischio di perdere di vista la strumentalità della tecnologia. Il pericolo, però, è ancora più forte per chi da la tecnologia per scontata e consustanziale alla vita.

Occorre infine dire che l’operazione culturale che il Teatro ha promosso è pienamente riuscita. Un’opera di attualizzazione dei canoni esecutivi classici attraverso l’uso delle forme musicali moderne con l’attenzione rivolta ai temi che ridisegnano il confine della classicità. In scena viene portato  non solo il rapporto fra l’uomo e il processo tecnologico ma anche la terza più grande rivoluzione tecnologica della storia dell’umanità. Mentre nasce un nuovo mondo si dà vita ai nuovi classici nei quali andrebbe annoverato questo “Oratorio 2.0”.  Fedelmente alla propria mission il Teatro Massimo porta in scena l’arte che rinnovando sè stessa “rinnova i popoli e ne rivela la vita”

 

Riguardo Andrea Cannizzaro

Andrea Cannizzaro
Nato il 29 luglio 1994 a Palermo dove frequento il corso di studi in Giurisprudenza. La mia mail è andreacannizzaro94@gmail.com

Check Also

Associazioni

Nuova consultazione pubblica su Europeana

La Commissione europea apre una consultazione pubblica per raccogliere le opinioni dei cittadini e delle organizzazioni che nutrono un interesse personale o professionale per la cultura digitale disponibile online.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *